I Funghi e il Vino: abbinamenti consigliati
Per individuare il migliore abbinamento tra funghi e vino, bisogna come sempre tenere presenti le sensazioni che caratterizzano il gusto della pietanza. I funghi sono un alimento delicato, altamente aromatico, che presenta in genere una sensazione amarognola caratteristica anche delle verdure, unitamente ad una discreta succulenza. Se consumati come ingrediente di pietanze diverse, bisognerร valutare caso per caso, se invece i funghi costituiscono l’ingrediente base della pietanza, viene scelto un vino che puรฒ essere a seconda del caso, sia bianco che rosso, di medio corpo, mai eccessivamente strutturato, e se rosso, con tannicitร limitata. Per i funghi crudi si consiglia un vino bianco di medio corpo, morbido e fresco, come ad esempio il Pinot grigio del Trentino, l’Albana di Romagna secco o il Fiano di Avellino. Per i funghi trifolati, ossia cucinati con olio extravergine di oliva, aglio e prezzemolo, la succositร , l’aromaticitร e l’oleositร che ne risulta richiedono un vino bianco secco, strutturato ed intenso, con aromi evoluti sia fruttati che speziati, come ad esempio una Chardonnay del Collio o un Greco di Tufo. Si puรฒ anche optare per un vino rosso pieno ma morbido, di tannicitร limitata, sempre fruttato e speziato, come ad esempio un Montepulciano d’Abruzzo o un Dolcetto d’Alba. I funghi alla griglia, ad esempio le teste dei porcini o delle mazze da tamburo, hanno un’aromaticitร intensa e decisa, una spiccata sensazione amarotica e una leggerissima succulenza, che richiedono un vino rosso giovane ma di corpo, fruttato e leggermente tannico, come ad esempio un Cannonau di Sardegna o un Cabernet dei Colli berici.
Il Tartufo e il vino: abbinamenti consigliati
Dal punto di vista dell’abbinamento al vino, il tartufo va considerato un profumo piรน che un alimento, pertanto il vino va scelto in funzione della preparazione cui il tartufo viene affiancato. Quindi, a seconda delle caratteristiche del piatto, si puรฒ passare da un vino bianco strutturato, morbido e fresco, a un vino rosso raffinato e di buona struttura. Il tartufo ha un profumo intenso, ma non arricchisce il cibo di struttura. Pertanto รจ importanteย che il vino sia a sua volta intenso al naso ma non eccessivamente strutturato, in modo da non sovrastare il carattere delicato del tartufo. Vini eleganti ed arricchiti in complessitร mediante un lungo affinamento, sono l’ideale per accompagnarsi alla complessitร aromatica del tartufo
I vini bianchi in abbinamento al tartufo
I vini bianchi si abbinano bene al tartufo nei piatti di pasta, con l’uovo me anche con la carne cruda nella tartare. I migliori vini bianchi per abbinarsi ai piatti arricchiti dal tartufo devono avere complessitร olfattiva e un buon potenziale dโinvecchiamento. Alcuni esempi sono Riesling, Timorasso, Vernaccia di San Gimignano, Verdicchio Castelli di Jesi, Fiano dโAvellino, Gavi, Nascetta. Tra i vini francesi da abbinare ai piatti col tartufo possiamo scegliere una Borgogna, come uno Chablis oppure un Sauvignon blanc, come un Pouilly-Fumรฉ.
I vini bianchi in abbinamento al tartufo
Se il tartufo si trova ad accompagnare una carne rossa, ad esempio alla brace, รจ il caso di optare per l’abbinamento ad un vino rosso. Vini rossi eleganti e complessi come ad esempio Pinot Nero, Chianti Classico, Barbera, Dolcetto, Merlot, Lagrein, Etna Rosso, sono il livello di entrata per piatti non eccessivamente impegnativi. Se il piatto รจ invece di grande struttura e complessitร aromatica, come un piatto a base di selvaggina, impreziosita dal tartufo, si puรฒ pensare a vini a loro volta piรน strutturati, come un Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino o un Amarone della Valpolicella.
Gli spumanti in abbinamento al tartufo
Quando il piatto al tartufo presenta una tendenza grassa, come nel caso di fritti o in presenza di condimenti o salse al burro, lo spumante Metodo Classico puรฒ essere la scelta consigliata, scegliendo un vino dal lungo affinamento sui lieviti, e quindi dalla maggiore cremositร e con un’aciditร meno tagliente. Infatti gli spumanti Metodo Classico vengono arricchiti dal lungo affinamento in componenti che ne ammorbidiscono il palato, come le mannoproteine, glicerina, acidi grassi, mentre i profumi di lievito e crosta di pane si integrano alla perfezione con le intense note aromatiche del tartufo.
L’abbinamento territoriale del vino al tartufo
In molti casi l’abbinamento di una pietanza avviene ricercando la compatibilitร con un vino del territorio. Un piatto guarnito con il Tartufo Bianco dโAlba si puรฒ immaginare abbinato con vini bianchi del Piemonte, come un Roero Arneis, un Gavi, o un Timorasso, oppure con uno spumante Metodo Classico Alta Langa. Piatti creati attorno al Tartufo Nero di Norcia, vedono il loro abbinamento territoriale con vini come il Trebbiano Spoletino o il Verdicchio dei Castelli di Jesi.
I Funghi piรน comuni sulla nostra tavola
I funghi nella nostra cucina entrano in molte ricette come ingrediente secondario, spesso sono serviti come contorni, in un numero minore di casi rappresentano l’ingrediente piรน importante della portata. Soprattutto nei primi piatti spesso sono determinanti per la composizione del profilo gustativo della pietanza. Dal punto di vista della cucina, possiamo suddividere i funghi commestibili in due categorie: i funghi spontanei e i funghi coltivati. Tra i primi, porcini e ovuli possono essere consumati sia crudi che cotti, mentre gli altri vanno cotti per migliorarne il sapore e per eliminare alcune sostanze in essi contenuti che potrebbero causare tossicitร .
Naturalmente esistono moltissime varietร di funghi, qui citeremo solo alcuni dei piรน diffusi nella nostra cucina. Essi sono accomunati dall’aromaticitร piรน o meno intensa, dal sapore amarognolo ma delicato, dalla discreta persistenza gustativa. In generale richiedono vini bianchi di media ma anche importante struttura, o vini rossi giovani e non eccessivamente tannici.
Porcino
Il porcino (Boletus edulis) รจ un fungo straordinariamente vinocentrico: ha profonditร aromatica, una dolcezza naturale mai stucchevole, una componente umami netta ma elegante, e soprattutto una trama carnosa che gli permette di dialogare sia con bianchi strutturati sia con rossi sottili. Da crudo, poi, cambia registro: diventa piรน floreale, piรน nocciolato, quasi lattico, con una delicatezza che spesso viene sottovalutata.
Partiamo proprio dal porcino crudo in insalata, magari con olio buono e poco altro. Qui il vino deve camminare in punta di piedi, ma avere voce. Un Timorasso giovane o appena affinato funziona magnificamente: ha corpo, una vena salina e una tensione minerale che aggancia la dolcezza del fungo senza coprirne il profilo. In alternativa, un Sauvignon della Loira non aromaticamente urlato (penso piรน a Sancerre che a Marlborough): la nota vegetale fine dialoga con il sottobosco, lโaciditร tiene tutto in equilibrio.
Se il porcino passa in padella, anche solo sfiorato dal calore, il quadro si fa piรน scuro: emergono note di nocciola, terra umida, foglia secca, e lโumami si amplifica. Qui entra in scena un rosso โda riflessioneโ, non muscolare. Un Nebbiolo giovane, magari da una zona fresca o in versione Langhe, รจ un matrimonio per risonanza: tannino fine, aciditร viva, aromaticitร evolutiva che sembra nata per il fungo. Non รจ un caso se porcini e Nebbiolo si cercano da secoli senza bisogno di presentazioni.
Se invece vuoi spostarti lateralmente possiamo proporre un Pinot Noir di montagna (Alto Adige, Jura, Savoia): corpo medio, tannino setoso, profilo aromatico che richiama funghi, humus, spezie leggere. Non sovrasta, accompagna. ร come una colonna sonora ben scritta: te ne accorgi solo se manca.
Infine, una deviazione colta ma sorprendente: uno Sherry secco, tipo Amontillado. Sembra un azzardo, invece รจ un abbraccio logico. Lโossidazione controllata, le note di nocciola e legno secco, la sapiditร profonda fanno eco al porcino come pochi altri vini sanno fare. Da servire con porcini crudi o appena scottati, senza formaggi nรฉ aglio: lรฌ il dialogo diventa quasi filosofico.
Ovulo buono
Lโovulo buono (Amanita caesarea) non รจ un fungo โdi boscoโ nel senso cupo del termine: รจ solare, quasi mediterraneo, con una dolcezza gentile, profumi che ricordano mandorla fresca, burro dolce, erba tenera, e una consistenza setosa che in carpaccio diventa quasi carnale. ร uno di quei rari ingredienti che non chiedono tecnica, ma rispetto.
In versione cruda, a fettine sottili, magari con olio delicato e nulla piรน, il vino deve fare una cosa difficilissima: esserci senza farsi notare. Un Verdicchio dei Castelli di Jesi classico, giovane, non surmaturo, รจ una scelta che sembra ovvia solo dopo averla capita. Aciditร fine, struttura leggera ma reale, una lieve nota ammandorlata che si specchia nel fungo. Non amplifica, non contrasta: accompagna come unโombra ben disegnata.
Se vuoi spingerti piรน in lร nella sperimantazione, uno Champagne blanc de blancs molto giovane, dosaggio basso, puรฒ essere sorprendente. Non per la bollicina in sรฉ, ma per la verticalitร gessosa, la freschezza citrina appena accennata e la capacitร di pulire il palato senza interferire con la delicatezza dellโovulo. Qui la spuma deve essere fine, quasi timida: niente muscoli, solo precisione.
Unโaltra strada affascinante รจ quella dei bianchi macerati leggeri, ma davvero leggeri. Un macerato di pochi giorni, con tannino impercettibile e profilo floreale, funziona se โ e solo se โ lโovulo resta protagonista assoluto. Il tannino non deve โtoccareโ il fungo, solo suggerire struttura. Quando funziona, il risultato รจ quasi tattile.
E poi cโรจ lโeresia elegante: un rosato chiarissimo, non fruttato, non estivo in senso banale. Pensa a un rosato da uve a bacca rossa vinificato con estrema delicatezza, dove lโaroma รจ piรน minerale che fruttato. Serve freschezza, non fragola. Qui il rosato fa da ponte tra la dolcezza del fungo e la sapiditร dellโolio.
Finferlo
Il gallinaccio, o finferlo (Cantharellus cibarius), รจ un fungo che ama la luce piรน di quanto si creda. Non ha la cupezza del porcino nรฉ la fragilitร aristocratica dellโovulo: gioca su aciditร naturale, note fruttate-gialle (albicocca acerba, scorza di agrumi), una croccantezza elastica che resiste alla cottura e una lieve amaricatura finale che gli dร carattere. ร โversatileโ perchรฉ cambia voce a seconda di come lo tratti, e il vino deve saperlo seguire.
Se lo immagini saltato in padella, magari con burro o olio e una punta di prezzemolo, il gallinaccio chiede un vino che lavori per contrasto controllato. Un Riesling secco โ non aromaticamente esplosivo, meglio se di clima fresco โ funziona benissimo: lโaciditร pulisce la componente grassa, la precisione aromatica incastra le note fruttate del fungo, e quella lieve tensione finale dialoga con lโamaro gentile. Qui il vino non โsa di fungoโ, ma rende il fungo piรน leggibile.
Se entra in un primo piatto, magari con pasta allโuovo o riso, la struttura cresce e il vino puรฒ allargare le spalle. Un Chenin blanc secco, soprattutto se ha visto un poโ di bottiglia o un passaggio neutro in legno, diventa molto interessante: ha volume, una vibrazione acida sempre viva e una componente mielata appena accennata che amplifica la dolcezza naturale del gallinaccio senza renderla stucchevole.
Ora il passo laterale, da sommelier curioso: un rosso leggero e nervoso, servito fresco. Un Gamay poco estratto, o un rosso di montagna a tannino sottile, funziona per risonanza strutturale. Il gallinaccio non teme il tannino, purchรฉ sia fine: la sua consistenza lo assorbe, e lโaciditร del vino evita ogni pesantezza. Il risultato รจ sorprendentemente gastronomico, soprattutto se nel piatto cโรจ burro.
Se invece il gallinaccio viene conservato sottโolio o sottโaceto, il discorso cambia: serve un vino con spina dorsale acida e sapiditร , capace di stare al passo con la conservazione. Qui un bianco secco mediterraneo, non aromatico ma salino, รจ spesso la scelta piรน intelligente. Niente profumi invadenti, solo ritmo.
Chiodino
Il chiodino (Armillaria mellea) รจ un fungo che non fa sconti. ร meno seduttivo di porcino e ovulo, ma piรน gastronomicamente interessante: ha una fibra tenace, una nota amaricante e ferrosa, un profilo aromatico che vira verso legno bagnato, resina, terra scura, e soprattutto una personalitร che emerge davvero solo dopo una cottura corretta. Non รจ un fungo da improvvisazione, e nemmeno da vini timidi.
Partiamo dai chiodini trifolati, la forma piรน โdidatticaโ. Qui serve un vino che lavori per equilibrio strutturale, non per profumo. Un Barbera non troppo matura, con aciditร viva e tannino contenuto, รจ una scelta sorprendentemente centrata: lโaciditร sgrassa, la struttura sostiene la masticabilitร del fungo e il frutto resta sullo sfondo, senza addolcire artificiosamente lโinsieme. ร un abbinamento da tavola, non da meditazione, e proprio per questo funziona.
Se vuoi spostarti su un piano piรน sottile, un Nebbiolo giovane e nervoso, servito leggermente piรน fresco del solito, dialoga molto bene con la componente amaricante e terrosa del chiodino. Qui il tannino non รจ decorativo: serve a incastrarsi nella fibra del fungo, mentre lโaciditร evita lโeffetto cupo. ร un abbinamento che cresce boccone dopo boccone.
Quando i chiodini finiscono sottโolio, il discorso si ribalta: lโelemento dominante diventa la grassezza, e il vino deve tornare a essere una lama. Un bianco secco ad alta aciditร , poco aromatico ma salino, รจ la risposta piรน sensata. Un vino troppo profumato sarebbe una distrazione; serve precisione, non seduzione. Qui il vino pulisce, resetta, prepara il boccone successivo.
Con i chiodini sottโaceto, invece, non si scherza: lโaciditร รจ protagonista e va secondata, non combattuta. Un vino piatto verrebbe annientato. Meglio qualcosa di frizzante o leggermente mosso, con aciditร marcata e bassa alcolicitร . Lโeffervescenza, in questo caso, non รจ un vezzo ma uno strumento funzionale.
Infine i chiodini sotto sale, concentrati, scuri, quasi carnosi. Qui il vino deve avere spalle e nervi, ma anche una certa austeritร . Un rosso secco, poco alcolico, con tannino asciutto e finale sapido funziona meglio di molti bianchi โfurbiโ. ร un abbinamento da intenditori silenziosi, non da manuale.
Il chiodino รจ il fungo che separa chi abbina per istinto da chi abbina per comprensione della materia. Non cerca carezze, cerca coerenza. E quando la trova, sa essere sorprendentemente profondo.
Sanguinello
Il Sanguinello โ Lactarius deliciosus (spesso chiamato anche sanguinaccio o rossella) รจ un fungo soda-carnoso, con profumi aranciati e resinosi, un sapore dolciastro che tende a un leggero amaricante/pepato, e un lattice arancione che cola alla rottura del tessuto. ร considerato un buon commestibile soprattutto quando รจ cotto a fuoco vivo o alla griglia, perchรฉ cosรฌ mantiene e valorizza il suo aroma intenso, mentre cotture lente rischiano di attenuarlo troppo.
Quando pensiamo a un abbinamento da sommelier curioso con un ingrediente cosรฌ caratterizzato, il ragionamento si costruisce attorno a tre aspetti: carattere aromatico, struttura sensoriale e contrasto dinamico con la cottura scelta.
Immagina il Sanguinello grigliato o saltato a fuoco vivo, dove le note di resina e pino diventano piรน nette e lโamaro si vivacizza senza mai diventare cupo. Qui il vino deve saper fare due cose allo stesso tempo: rispondere allโintensitร aromatica e pulire la bocca senza sopraffare. Un Pinot Nero di montagna (pensiamo a un Pinot noir dellโAlto Adige o delle Alpi francesi) รจ un abbinamento che funziona molto bene. Il Pinot ha tannini fini e aciditร fresca: il tannino si integra nella fibra del fungo senza schiacciarlo, mentre lโaciditร taglia la componente grassa e resinosa, lasciando spazio alle sfumature erbacee e speziate del piatto. In questo dialogo, vino e funghi sembrano conversare su un terreno comune di sottobosco e pino, senza superare certi confini aromatici.
Un altro percorso intrigante รจ quello del rosso leggero ma multistrato, come un Gamay di montagna poco estratto. Qui la rotonditร del frutto rosso non travolge: piuttosto si allinea con la dolcezza iniziale del fungo, mentre lโaciditร sorregge lโamaricante finale tipico del Sanguinello. Questo abbinamento รจ particolarmente creativo se il piatto ha un tocco di spezie o un fondo di scalogno ben rosolato, perchรฉ il Gamay riesce a cogliere sia la dolcezza che il contrasto amaro senza implodere.
Per una via piรน luminosa, con piatti dove il fungo รจ accompagnato da erbe mediterranee o agrumi leggeri (come scorza di limone o un filo di olio crudo aromatico), un bianco di corpo medio con aciditร vibrante โ per esempio un Verdicchio o un Fiano non troppo legnificato โ puรฒ essere sorprendentemente efficace. Lโaciditร lavora come un piccolo rinfresco tra un boccone e lโaltro, mentre la struttura del bianco sorregge il profilo aromatico intenso del Sanguinello alla griglia.
Spugnola
La spugnola (Morchella esculenta / Morchella conica) รจ un fungo che ragiona in profonditร . Cruda รจ inaccessibile, quasi ostile; solo la cottura la rende leggibile, e quando lo fa sprigiona un mondo aromatico che sta a metร tra nocciola tostata, carne arrosto, terra calda, spezie dolci. ร uno dei funghi con il piรน alto potenziale umami, e non a caso finisce spesso in creme, fondi, salse piรน che come semplice contorno.
Quando la spugnola diventa crema per la pasta, magari con burro o panna, il vino deve affrontare tre avversari insieme: grassezza, umami, persistenza. Un bianco qualsiasi verrebbe travolto. Qui entra in gioco un bianco strutturato, evoluto, con materia e profonditร . Un Chenin blanc secco con qualche anno sulle spalle รจ un compagno magnifico: aciditร ancora viva, volume in bocca, note di miele secco e cera che si incastrano con la nocciola della spugnola. ร un abbinamento per stratificazione, non per contrasto.
Se la crema รจ piรน scura, piรน concentrata, quasi da fondo di cucina, allora il sommelier curioso puรฒ azzardare un bianco ossidativo controllato. Qui il vino non deve essere โpulitoโ, ma coerente: note di frutta secca, spezie, una certa austeritร . Funziona perchรฉ parla la stessa lingua della salsa, quella delle lunghe cotture e delle trasformazioni.
Quando invece la spugnola accompagna la cacciagione da pelo, come il cervo, cambia tutto. Qui non รจ piรน protagonista solista, ma strumento armonico che scurisce, approfondisce, rende tridimensionale la carne. Il vino deve allora avere spalle larghe ma cervello fino. Un rosso di grande aciditร e tannino nobile, non troppo alcolico, รจ lโalleato naturale. Il tannino dialoga con la fibra della carne, lโaciditร tiene insieme il boccone, e lโevoluzione aromatica del vino โ cuoio, sottobosco, spezie โ si fonde con quella della spugnola senza sovrapporsi.
Qui lโerrore classico รจ scegliere un rosso potente e dolce di estrazione: il risultato sarebbe un accumulo di pesantezza. La spugnola chiede profonditร , non muscoli.
Cโรจ infine una strada piรน laterale, quasi da cucina nordica: un vino rosso evoluto ma slanciato, servito leggermente piรน fresco del consueto. In questo caso il vino non โcopreโ la selvaggina, ma la accompagna come una trama di fondo, lasciando alla spugnola il compito di collegare terra e carne.
Prataiolo o Champignon
Il prataiolo coltivato, o champignon (Agaricus bisporus), รจ il funambolo del mondo fungino. Non ha lโaristocrazia dellโovulo nรฉ la cupezza della spugnola, ma possiede una virtรน preziosa: neutralitร intelligente. Crudo รจ fresco, leggermente erbaceo e nocciolato, con una consistenza croccante; cotto sviluppa note piรน scure e umami, ma senza mai diventare invadente. Proprio per questo รจ il fungo che assorbe il contesto piรน di ogni altro, e lโabbinamento va costruito sul piatto, non sul fungo in astratto.
Partiamo dalla versione che citi tu: champignon crudi in insalata, magari con mele, frutta secca, spinaci freschi. Qui il fungo fa da tela, non da soggetto. Il vino deve lavorare per freschezza e affinitร aromatica, senza rigiditร . Un bianco secco, snello, non aromatico รจ lโasse portante ideale. Lโaciditร dialoga con la mela, la componente vegetale con gli spinaci, la leggerezza complessiva rispetta la delicatezza del fungo. Un vino troppo profumato romperebbe lโequilibrio; uno troppo strutturato lo appesantirebbe inutilmente.
Se nellโinsalata entrano noci o pinoli, il gioco si sposta verso la dolcezza lipidica. Qui serve un vino con tensione acida e una lieve vena salina, capace di pulire il palato e valorizzare la frutta secca senza renderla amara. ร uno di quei casi in cui il vino non deve โsapere di frutta seccaโ, ma tenere il ritmo del boccone.
Quando invece compaiono pancetta o speck appena rosolati, il piatto fa un salto di personalitร . Il fungo resta discreto, ma diventa ponte tra parte vegetale e parte animale. Qui il sommelier curioso puรฒ osare un rosso leggero, fresco, poco tannico, servito a temperatura leggermente piรน bassa del classico rosso da tavola. Lโaciditร sostiene il grasso, il tannino โ se finissimo โ si incastra nella componente proteica, e il profilo aromatico resta sullo sfondo. ร un abbinamento che funziona perchรฉ non cerca protagonisti, ma equilibrio dinamico.
Se i champignon vengono cotti, magari saltati o inseriti in una ricetta piรน creativa, il vino puรฒ seguire lโevoluzione del piatto senza mai forzare. La regola non scritta รจ questa: piรน il piatto resta chiaro e vegetale, piรน il vino deve essere verticale; piรน entra la componente grassa o affumicata, piรน il vino puรฒ allargarsi โ ma sempre con misura.
I Tartufi piรน utilizzati in cucina
Il Tartufo, detto anche Trifola, รจ un pregiato fungo ipogeo (sotterraneo) che vive in simbiosi con vari tipi di piante d’alto fusto. Il fungo รจ costituito da una massa carnosa, detta gleba, rivestita da una corteccia esterna, detta peridio, che puรฒ presentare un aspetto liscio o verrucoso. Il tartufo รจ presente in due distinte specie botaniche: il tartufo bianco, detto anche d’Alba o del Piemonte, il piรน pregiato e profumato e il tartufo nero, di forma tondeggiante, gibboso e lobato. Entrambi vengono gustati rigorosamente da crudi, affettati direttamente sulla pietanza preparata. Le uova al tegame ne esaltano il gusto e l’aroma.
Le tipologie di tartufo disponibili, in funzione delle quali esistono importanti differenze in termini di qualitร e di prezzo, sono in realtร molteplici:
- Il Tuber magnum pico รจ detto anche bianco pregiato. Ha profumo particolarmente intenso e sapore leggermente piccante. Si trova in Piemonte (Lanhe e Monferrato), in Toscana e nelle Marche;
- Il Tuber melannosporum, detto anche nero pregiato, aromatico e delicato, si trova in Piemonte, nel Veneto ed in Italia centrale;
- Il Tuber albidum pico, detto anche Bianchetto o Marzuolo, รจ un tartufo primaverile dal profumo intenso simile all’aglio, che permane anche dopo l’eventuale cottura e lo rende meno pregiato;
- Il Tuber aestivum, detto anche Scorzone o nero d’estate, ha aroma e sapore delicato, si trova da maggio ad agosto;
- Il Tuber uncinatum, detto ancheย Scorzone invernaleย o uncinato, ha aroma e sapore piรน intenso rispetto a quello estivo;
- Il Tuber macrosporum รจ detto anche nero liscio, tardo autunnale, di sapore e aroma simile al bianco pregiato;
- Il Tuber mensentericum รจ detto invece nero ordinario, autunnale e caratterizzato da profumi eterei e da sapore amarognolo,
- Il Tuber brumale, detto nero d’inverno, con aroma intenso e gradevole ma dal sapore amarognolo e pungente.
Esempi di abbinamento di vini a piatti con funghi o tartufi
- Crostini con funghi in guazzetto:ย Chianti Colli Aretini DOCG, Copertino DOC rosato
- Insalata di trevisana ai funghi:ย Colli Martani DOC Grechetto, Leverano DOC bianco
- Fusilli ai funghi:ย Cerasuolo d’Abruzzo DOC, Cirรฒ DOC rosato
- Pollo ai funghi:ย Romagna DOC Sangiovese superiore
- Crema al tartufo:ย Rosso Piceno DOC, Sannio DOC solopaca rosso
- Tagliolini al burro e tartufo: Roero Arneis DOCG, Gavi o Cortese di Gavi riserva DOCG
- Beccacce al tartufo:ย Montefalco Sagrantino DOCG, Barolo DOCG, Barbaresco DOCG














