La Salina IGT o Salina IGP è una denominazione della Sicilia insulare minore, riferita all’intero territorio amministrativo delle Isole Eolie, in provincia di Messina, comprendendo quindi Alicudi, Filicudi, Lipari, Panarea, Salina, Stromboli e Vulcano. Pur portando il nome di Salina, l’areale disciplinare non coincide soltanto con quest’isola, ma con l’intero arcipelago eoliano, disposto nel mar Tirreno a circa 40 km dalla costa messinese. Il territorio è di origine interamente vulcanica, con paesaggi molto diversi tra loro: coni eruttivi, versanti ripidi, colate laviche, terrazze coltivate, coste alte, suoli sabbiosi e pietrosi, e la presenza ancora attiva dei vulcani di Stromboli e Vulcano. Il disciplinare sottolinea che la vite è coltivata soprattutto sull’isola di Salina, ma anche a Lipari e Vulcano; i vigneti si distribuiscono dal livello del mare fino a oltre 400 metri di altitudine, spesso su pendii terrazzati sostenuti da muretti a secco in pietra lavica, in un contesto nel quale la viticoltura assume un carattere fortemente manuale e paesaggistico. I suoli sono di origine vulcanica, con prevalente frazione sabbiosa, elevata permeabilità e spessori spesso limitati; il disciplinare li riconduce a regosuoli, litosuoli e andosoli formatisi su lave e materiali eruttivi di diversa età. Il clima è mediterraneo insulare, con piovosità media annua compresa indicativamente tra 500 e 600 mm, precipitazioni concentrate nel periodo autunno-invernale, mesi estivi generalmente asciutti e una marcata ventosità, elemento centrale per la sanità delle uve e per la fisionomia dei vini.
La storia vitivinicola delle Eolie è antichissima: il disciplinare ricorda la colonizzazione greca intorno al 580 a.C., quando le isole furono chiamate Eolie perché ritenute dimora di Eolo, dio dei venti, e il vino divenne parte della cultura agricola e commerciale dell’arcipelago. La tradizione si è poi consolidata nei secoli attraverso forme di allevamento, sesti d’impianto, pratiche di potatura, coltivazione su terrazze e tecniche di appassimento naturale delle uve, con una particolare centralità della Malvasia delle Lipari e dei vini dolci aromatici che hanno reso celebre il territorio.
La Salina IGT si distingue però dalla DOC Malvasia delle Lipari perché svolge una funzione più ampia e flessibile: permette di produrre vini territoriali bianchi, rossi e rosati, anche con indicazione di vitigno, valorizzando sia le varietà tradizionali sia altri vitigni idonei alla coltivazione in Sicilia. La denominazione è riservata a vini bianchi, anche nella tipologia frizzante, vini rossi, anche nelle tipologie frizzante e novello, e vini rosati, anche nella tipologia frizzante.
I vini Salina bianco, Salina rosso e Salina rosato devono essere ottenuti da uve provenienti da vigneti composti, nell’ambito aziendale, da uno o più vitigni idonei alla coltivazione nel territorio della Regione Siciliana, a bacca di colore corrispondente; la specificazione di vitigno è ammessa quando la varietà indicata rappresenta almeno l’85% delle uve, con possibilità di concorso fino al 15% di altri vitigni di colore analogo, ed è ammessa anche l’indicazione di due vitigni, purché il vino derivi esclusivamente dalle due varietà indicate e ciascuna superi il 15% del totale. Tra le varietà utilizzabili rientrano numerosi vitigni siciliani, nazionali e internazionali, tra cui Malvasia di Lipari, Malvasia bianca, Catarratto, Grillo, Inzolia/Ansonica, Carricante, Grecanico dorato, Damaschino, Minnella bianca, Zibibbo, Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio, Perricone, Nero d’Avola, Nocera, Frappato, Chardonnay, Sauvignon, Viognier, Pinot bianco, Pinot grigio, Merlot, Syrah, Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. La resa massima di uva per ettaro è fissata in 16 tonnellate per tutte le tipologie, mentre le operazioni di vinificazione possono essere effettuate nell’intera Regione Siciliana, tenendo conto delle situazioni tradizionali; la resa massima dell’uva in vino non deve superare l’80% e per le uve aromatiche è consentito un leggero appassimento sulla pianta o su graticci.
Dal punto di vista organolettico, il Salina bianco presenta colore giallo paglierino, profumo intenso e fruttato, gusto da secco a dolce, tipico e sapido; il Salina rosso mostra colore rosso rubino, profumo complesso e fruttato, gusto da secco a dolce, armonico e tipico; il Salina rosato presenta colore rosato cerasuolo, profumo intenso e persistente, sapore da secco a dolce, tipico e caratteristico. Le versioni frizzante possono avere titolo alcolometrico minimo del 9% vol, mentre il novello richiede almeno l’11% vol. Nel complesso, la Salina IGT interpreta una viticoltura insulare estrema e fortemente identitaria, nella quale Isole Eolie, suoli vulcanici, terrazzamenti, vento, mare Tirreno, Malvasia di Lipari, tradizione dell’appassimento e pluralità ampelografica concorrono alla produzione di vini bianchi, rossi, rosati, frizzanti e novelli, con un equilibrio particolare tra libertà produttiva della IGT e forte riconoscibilità geografica dell’arcipelago eoliano. Il disciplinare conferma che la zona di produzione comprende l’intero territorio delle Isole Eolie, indica le tipologie ammesse e specifica che i vigneti possono trovarsi dal livello del mare fino a oltre 400 metri, su suoli vulcanici sabbiosi e permeabili.
Salina IGT
| Vitigno | Colore bacca |
|---|
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