La vite e il clima

Gli aspetti climatici legati alla coltivazione della vite. Il ruolo della temperatura, della piovosità e della luce per il ciclo biologico della vite.

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La vite e il clima 

La vite è una pianta particolarmente sensibile alle condizioni atmosferiche e al clima. In particolare la vite teme l’eccessivo caldo estivo e le gelate primaverili, ha bisogno di buona illuminazione e di bassi livelli di piovosità. Nei vari continenti, le zone che soddisfano a tali requisiti minimi permettono di individuare un range di latitudine in cui la vite è coltivabile, che varia dai 30 ai 50° nord e dai 30 ai 40° sud, con esclusioni significative dovute ai diversi fattori che vedremo nel seguito e che, in termini di variazioni cicliche annuali, sono quelli che influenzano maggiormente le annate vinicole.

Il ruolo del calore nella coltivazione della vite

Il calore è importantissimo per la vite. A temperature troppo alte o troppo basse la vite non può procedere nel suo ciclo vegetativo. Cruciale è la resistenza al freddo, infatti la vite europea non resiste a temperature al di sotto dei -15 °C -18 °C. Le viti americane sono più resistenti e possono sopravvivere anche a -27 °C. I fattori che possono portare ad una maggiore o minore resistenza al freddo della vite coinvolgono aspetti sia genetici, ossia legati alla specifica varietà di vite, che interni, ossia legati alla pianta, che esterni, ossia dovuti al clima. Alcuni vitigni della vitis vinifera europea sono più resistenti al freddo, grazie ad un ciclo vegetativo e produttivo più breve e quindi meno soggetti ai pericoli legati alle gelate primaverili. Infatti al germogliamento temperature inferiori a -3°C sono decisamente dannose, mentre appena prima della fioritura abbassamenti di temperatura fino a 2,5 °C possono compromettere il raccolto e causare danni alla pianta. La vigoria della pianta e lo stato di sanità e maturazione del legno sono elementi da non trascurare soprattutto nei primi anni di vita, quando i tralci non hanno ancora uno strato di sughero sufficiente per proteggere la vite dal freddo. Inoltre è proprio in questo periodo che la pianta è più soggetta a malattie, che possono causare una scarsa vigoria e un indebolimento pericoloso per la sua sopravvivenza durante i periodi più freddi. Il clima, ossia il momento in cui il freddo si verifica, la durata del freddo, l’alternarsi del gelo e disgelo, la presenza o meno di neve, l’umidità del terreno e dall’aria e il vento sono elementi meno controllabili, dipendenti dall’andamento stagionale e sono i più temuti dai viticoltori.

La temperatura e il ciclo biologico della vite

A seconda del ciclo biologico, le temperature ideali per la vite sono quelle che si riscontrano nelle fasce di latitudine già viste e nelle zone in cui la temperatura diurna ottimale da maggio ad agosto è compresa tra i 25 e 28 °C. In particolare, per le varie fasi del ciclo vegetativo:

  • Germogliamento: da 8 a 12 °C.
  • Fioritura: da 17 a 22 °C.
  • Fino all’invaiatura: da 22 a 25 °C.
  • Dall’invaiatura alla maturazione: da 22 a 28 °C
  • Vendemmia: da 17 a 23 °C.
L’escursione termica e la vite

La temperatura dell’aria durante il giorno ha sicuramente un ruolo fondamentale per garantire un prodotto di qualità, ma è soprattutto un’elevata escursione termica tra le temperature della notte e del giorno a garantire i migliori risultati. Questa si verifica soprattutto in collina ed è uno dei fattori determinanti per avere una buona concentrazione di sostanze aromatiche nella buccia degli acini. Terpeni e polifenoli garantiscono un prodotto finale con profumi più intensi ed eleganti mentre la concentrazione di acidi fissi nella polpa anch’essi favoriti dall’escursione termica in fase di maturazione, sono indispensabili per una buona conservabilità del vino.

Il ruolo della luce nella coltivazione della vite

La luce è un fattore molto importante per la vite come per tutte le piante eliofile. La vite ama dunque i luoghi meglio esposti al sole e le zone che presentano una buona quantità di giorni sereni, soprattutto durante il periodo di vegetazione e in fase di maturazione. La vite poi è una pianta che ha necessità di molte ore di luce per le sue funzioni vegetative e riproduttive, da cui ne deriva la sua tendenza a prediligere latitudini piuttosto, ma non eccessivamente, elevate. Anche in questo caso, vitigni diversi hanno diverse esigenze di esposizione per cui la selezione naturale ha reso possibile il loro diverso adattamento alle varie zone. L’aspetto più importante riguarda l’epoca di maturazione e l’incremento della quantità di zuccheri accompagnato dalla diminuzione della quantità di acidi all’aumentare del numero di giorni di esposizione al sole nel periodo che va da aprile a settembre. La radiazione solare origina il calore e la luce che si propagano nell’atmosfera fino a raggiungere la superficie terrestre. Essa si compone di una radiazione diretta che attraversa perpendicolarmente l’atmosfera e una radiazione diffusa, che viene riflessa e diffusa dall’atmosfera e dai sistemi nuvolosi sulla superficie.  Un altro aspetto importante coinvolge poi il numero di giorni soleggiati nel periodo che va da aprile a settembre, che determina l’incremento della quantità di zuccheri e la diminuzione di acidi nella polpa degli acini a maturazione.

Il ruolo dell’umidità nella coltivazione della vite

I vari fenomeni meteorologici legati all’acqua hanno effetti diversi sulla coltivazione della vite. Vediamoli in dettaglio.

L’umidità in generale

La vite, in termini di esigenze idriche, è molto meno sensibile rispetto a quanto lo sia nei confronti del calore e della luce. La vite comunque non è adatta ad essere coltivata in zone troppo umide o troppo aride. Nel primo caso si avrebbe una eccessiva diluizione delle sostanze negli acini e presenza di parassiti nelle coltivazioni, nel secondo situazioni limite possono richiedere interventi di irrigazione di soccorso anche se la vite è piuttosto resistente alle carenze idriche.

La pioggia

La disponibilità idrica per la vite è uno dei fattori che viene determinato dalla pioggia. Nelle zone molto umide la disponibilità idrica è molto elevata e la vite risente della presenza dei molti parassiti che si sviluppano in queste condizioni. Inoltre la diluizione dei succhi determina la scarsa qualità dell’uva proveniente da terreni con un’elevata riserva d’acqua. Le zone molto secche e con clima caldo possono invece essere considerate al limite per la sopravvivenza della vite a meno che non si intervenga con l’irrigazione di soccorso. Le fasi del periodo vegetativo determinano poi una variazione delle esigenze idriche della vite. Esse sono massime nella fase di sviluppo degli acini (da 8 a 120 mm di pioggia), intermedie in fase di maturazione (da 50 a 100 mm) e minime al momento della vendemmia (0-5 mm).

Il ruolo del terreno

Il tipo di terreno e la sua disposizione influenza anch’esso la disponibilità di acqua per le piante. Inoltre è da tenere in considerazione che la maggior parte dell’ acqua proveniente dalle piogge non è disponibile per la pianta. Infatti circa il 50% viene perso per ruscellamento mentre il 25% per evaporazione del terreno. Solo il rimanete 25% rimane quindi a disposizione della pianta. Altri fattori che influenzano la disponibilità idrica sono il tipo di terreno e la disposizione dello stesso. Terreni drenati e collinosi sono i più favorevoli per lo sviluppo della vite, ma determinano una minore disponibilità idrica.

La neve

La neve non ha una grande influenza sulla vite, dal momento che nelle zone viticole essa si presenta durante il periodo di riposo invernale. Tuttavia possiamo dire che la neve svolge un effetto benefico, in quanto impedisce un eccessivo raffreddamento del terreno e rilascia piccoli quantitativi di azoto utili durante il periodo di riposo della pianta.

La nebbia

La nebbia può essere dannosa soprattutto nei periodi della fioritura e della vendemmia, in quanto l’umidità che induce può favorire la formazione di muffe.

La rugiada

La rugiada è sempre positiva perché determina un abbassamento della temperatura del terreno nei periodi più caldi e rappresenta una possibile riserva idrica, anche se limitata, per la pianta.

La grandine

La grandine è sempre gravemente dannosa anche se con una variabilità a seconda del periodo vegetativo in cui si trova la pianta. Gli effetti più gravi sono l’abbassamento brusco della temperatura, la distruzione del raccolto e la forte estirpazione dell’apparato fogliare che può determinare lo sviluppo precoce delle gemme ibernanti con gravi influenze per la produzione dell’anno successivo.

Le brinate

Le brinate primaverili sono le più dannose soprattutto se avvengono dopo il germogliamento. Possono arrivare a causare la compromissione totale del raccolto quanto più ci si trovi in una fase vegetativa avanzata. Quelle autunnali, se si manifestano prima della vendemmia, sono quasi sempre utili perché determinano l’incremento degli zuccheri e una diminuzione degli acidi presenti sull’uva.

I venti

L’effetto dei venti varia in funzione della loro intensità e della loro provenienza. Venti freschi e non violenti nei periodi più caldi possono alleviare l’ eccessivo calore.Venti caldi nei periodi più caldi possono aggravare l’eventuale stress calorico della pianta. In generale le brezze sono comunque favorevoli perché limitano l’attività di alcuni parassiti e regolano il livello di umidità nell’aria, scongiurando pericolosi ammuffimenti durante il periodo della fioritura. Nelle zone di mare venti carichi di sale possono causare danni alle foglie e agli acini.

L'autore

Laureato in Chimica, Sommelier AIS. Si interessa di biochimica ed enologia, di enografia e storia del vino e della vite, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti che legano la produzione vitivinicola al territorio e alla vicende umane. Ha fondato Quattrocalici.it nel 2011 ed è l'autore della struttura e del progetto del portale, nonchè della struttura e dell'impostazione della maggior parte dei suoi contenuti. Fin da allora si occupa attivamente di marketing e comunicazione del vino e di divulgazione nel campo dell'enogastronomia.

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