Il Giappone

Il Giapppone e il vino. I vitigni e le zone di coltivazione del vino in Giappone. Le caratteristiche dei principali vini Giapponesi. La storia della viticoltura in Giappone.


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Il vino in Giappone

In Giappone la cultura del vino è piuttosto recente, dal momento che il paese è legatissimo alle sue antiche tradizioni e piuttosto chiuso alle influenze occidentali. Gli alcolici tuttora più consumati in Giappone sono sakè, birra e whisky. Spesso i primi vini prodotti localmente erano dei blend di vini d’importazione con vini locali, a loro volta in molti casi ottenuti per fermentazione locale di mosti refrigerati d’importazione, soprattutto dall’America del sud. Infatti, secondo secondo la legislazione nazionale bastava il 5% di uve locali per definire  un vino “giapponese”. Con la diffusione in Giappone delle mode occidentali, stanno prendendo sempre più piede anche i corsi di avvicinamento al vino e alla cucina Europea e si sta anche registrando una crescita dell’interesse verso la coltivazione della vite e l’apertura di cantine di vinificazione. Il vino è un prodotto ancora piuttosto di nicchia, ma che destinato a trovare sempre più spazio sulle tavole giapponesi, soprattutto per merito delle donne e dei giovani e all’abbinamento sempre più comune dei vini con i piatti della cucina Sushi.

Breve storia del vino in Giappone

La storia del vino in Giappone è piuttosto recente, trovando i suoi albori tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, in corrispondenza con l’inizio del colonialismo Giapponese in Asia. La scarsità di riso per l’alimentazione del popolo portò a ricercare delle bevande alcoliche che potessero sostituire il sakè come bevanda alcolica per alleggerire il morale delle truppe. I primi tentativi furono piuttosto deludenti in termini di qualità, per cui fino al 1945 tutta la produzione di vino era destinata all’esercito. Dopo la guerra il periodo della ricostruzione impose priorità diverse, per cui fu solo nel 1970, in occasione dell’esposizione universale di Osaka, vennero aperte le frontiere alle bevande alcoliche straniere, tra cui anche il vino. Dieci anni dopo venne aperto il primo Wine Bar nella capitale giapponese. L’apertura delle prime cantine e i loro sia pur limitati successi commerciali hanno recentemente portato ad introdurre il Gensanchi Hyoji, un marchio che contraddistingue i vini ottenuti da sole uve giapponesi prodotte in zone determinate, come le nostre DOC o le AVA americane.

Le zone vinicole del Giappone

In Giappone i vigneti  si estendono su circa 18.000 ettari sulle due isole di Hokkaido e Honshu. La posizione del Giappone colloca le sue isole centrali e settentrionale (Hokkaido) all’interno della fascia di latitudine (30-50°N) nella quale i raggi solari permettono alla vite di prosperare. La cartina mostra la posizione del Giappone sovrapposta all’area mediterranea, per dare un’idea della posizione geografica del paese. Tuttavia la sola latitudine non è sufficiente a paragonare le aree di coltivazione della vite in Giappone con l’area mediterranea. La pluviometria della zona attorno a Tokyo è immensamente più alta rispetto alla fascia nord-africana, mentre le correnti fredde siberiane sferzano le aree settentrionali di Hokkaido, rendendone il clima molto diverso rispetto alla Toscana o alla Provenza, nonostante la similitudine in termini di latitudine. Le zone vinicole più rinomate si trovano ad ovest di Tokyo, nei dipartimenti di Yamanashi, Nagano e Kanagawa. La regione con maggiori potenzialità nella coltivazione della vite è quella di Yamanashi, a circa un centinaio di km dalla capitale Tokyo, in una zona pedemontana sulle pendici occidentali del monte Fuji, dove le escursioni termiche favoriscono la viticoltura. Le zone vinicole più importanti di quest’area sono la Koshu Valley, da cui origina l’omonimo vitigno, l’Alps Valley, la Gahara Valley e la Gawa Valley. La mineralità dei suoli, per lo più vulcanici, dove la vite viene coltivata è un altro fattore positivo, mentre l’eccessiva fertilità degli stessi terreni e la loro elevata acidità, oltre alla già accennata abbondanza nelle precipitazioni sono i fattori che ne ostacolano la diffusione. Anche l’isola più settentrionale dell’arcipelago, Hokkaido, sta emergendo sempre più come zona vinicola, grazie anche ai suoli vulcanici e alla presenza di montagne, laghi e sorgenti e al fatto che, anche nei mesi più caldi, gode di un clima fresco e secco, rispetto al caldo umido delle zone più meridionali. Il nord del Giappone è ormai diventato, assieme alla Gran Bretagna, una delle ultima frontiere della spumantizzazione. Il finanziere Giapponese Nobuo Oda, con la consulenza dell’enologo italiano Riccardo Cotarella, ha puntato sui vitini a bacca bianca Kerner e Chardonnay e a bacca nera Regent, Pinot nero e Lemberger. creando degli spumanti con una tecnica particolare, metà Metodo classico, metà Charmat.

I vitigni coltivati in Giappone

Il vino Giapponese sta trovando i suoi spazi anche grazie alla scelta di vitigni che si sono rivelati ideali per il suo clima, come il Müller-Thurgau, il Riesling, il Gewürztraminer e il locale Koshu a bacca bianca, il Muscat Bailey, il Cabernet sauvignon e il Merlot a bacca nera. La viticoltura è generalmente a bassa densità di impianto, con il tendone come sistema di allevamento più diffuso. I vini che se ne ottengono sono in genere molto semplici, con profumi floreali e fruttati. koshu vitigno giapponese Tra tutti i vitigni coltivati in Giappone, il Koshu è forse quello più famoso. Il suo nome deriva dalla sua zona d’origine, la Koshu Valley, nella prefettura di Yamanashi, situata nelle vicinanze di Tokyo. Sebbene autoctona del Giappone, l’uva Koshu appartiene alla specie di vite europea vitis vinifera, discendente in linea diretta dalle uve provenienti dal Cuacaso, il luogo di nascita della viticoltura dell’antichità. Si pensa che fino al periodo Edo (1603-1868), fosse l’unico vitigno coltivato in Giappone. Si pensa che il Koshu sia arrivato in Giappone dalla Cina dopo aver viaggiato dall’Europa sulla via della seta, una teoria supportata dal DNA dell’uva. Il Koshu è un vitigno a bacca bianca, i cui acini hanno buccia spessa  e leggermente rosata e polpa molto carnosa e gustosa. muscat bailey a vitigno giapponeseLe uve Koshu sono tradizionalmente coltivate con il metodo della pergola, noto localmente come tanashiki. Si stanno anche sperimentando sistemi di allevamento a spalliera, anche se queste trovano attualmente maggior impiego nella coltivazione delle uve internazionali. Un altro vitigno autoctono Giapponese è il Muscat Bailey-A. In questo caso si tratta di un vitigno a bacca nera, ibrido tra vitis vinifera e vite selvatica (vitis labrusca), nelle varietà Bailey x Muscat Hamburg, sviluppato negli anni ’20, nel tentativo di ottenere un’uva resistente al clima umido del Giappone. E’ un’uva aromatica dai sentori fruttati, utilizzato ampiamente per la produzione di vini rosati dolci. Recentemente alcune cantine giapponesi lo stanno sperimentandolo per la produzione di vini secchi di maggiore struttura.

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L'autore

marcello leder
Laureato in Chimica, Sommelier AIS. Si interessa di biochimica ed enologia, di enografia e storia del vino e della vite, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti che legano la produzione vitivinicola al territorio e alla vicende umane. Ha fondato Quattrocalici nel 2011 ed è l'autore della struttura e del progetto del portale e di tutti i suoi contenuti. Fin da allora si occupa attivamente di marketing e comunicazione del vino e di divulgazione nel campo dell'enogastronomia.

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