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Piemonte

Vitigni, Vino, Enogastronomia

Il territorio vitivinicolo del Piemonte

Il Piemonte viene identificato quasi esclusivamente per i suoi grandi vini rossi, ma in questa regione si producono anche ottimi vini bianchi e spumanti. Il ruolo del Piemonte è stato fondamentale per lo sviluppo della moderna enologia Italiana. Proprio qui ha avuto inizio quella straordinaria rivoluzione che ha riportato l’Italia ai vertici della produzione di alta qualità. I vini Piemontesi, a parte poche eccezioni, sono monovarietali, cioè prodotti con un’unica uva. In Piemonte sono partiti i primi esempi di zonazione delle aree vitivinicole, definendo concetti come terroir e cru: uno specifico vino è prodotto esclusivamente con uve provenienti da un’unico vigneto o parcella il cui nome compare in etichetta. Attualmente le denominazioni in cui le “menzioni vigna” sono presenti sono Barolo DOCG, Barbaresco DOCG e Dogliani DOCG. Il territorio di queste denominazioni è suddiviso in zone, e all’interno di queste si individuano le parcelle o cru. Località come La Morra, Barolo, Serralunga d’Alba, Monforte d’Alba e Castiglione Falletto sono le aree vinicole del Barolo, mentre Barbaresco, Treiso e Neive lo sono per il Barbaresco. Bussia, Lazzarito, Cerequio, Rocche e Brunate sono alcuni esempi di cru di Barolo, così come Rabajà, Asili e Montestefano lo sono per il Barbaresco.

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Il vino in Piemonte in cifre

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La storia della viticoltura in Piemonte

Da sempre il Piemonte è terra di grandi vini. La viticoltura è presente nella regione sin da epoche preromaniche, ad opera delle popolazioni celto-liguri. La dominazione romana, a partire dal VI secolo a.C., portò alla sua espansione, che prosegui anche nel Medioevo ad opera di vari ordini monastici, la cui opera portò alla definizione delle attuali zone vinicole, dal Monferrato alla Langa, fino all’Alto Piemonte. Il Nebbiolo viene identificato come vitigno già a partire dal 1200 d.C., ma conobbe la sua notorietà solo a partire dal 19° secolo, ad opara del Cavour e dei Marchesi di Barolo. Fino alla prima metà del diciannovesimo secolo i vini Piemontesi erano prevalentemente dolci, tradizione da ricondurre a motivi sia commerciali che tecnici. Dal punto di vista commerciale, dal momento che la maggior parte dei vini veniva esportata grazie alla Repubblica marinara di Genova via mare, i vini dolci garantivano maggiore conservabilità durante i lunghi viaggi marittimi. Dal punto di vista tecnico, il Nebbiolo, principale vitigno Piemontese, ha una maturazione piuttosto tardiva. Il freddo delle cantine dove avvenivano le fermentazioni durante i mesi di Novembre e Dicembre e la non disponibilità di lieviti selezionati interrompeva il processo di fermentazione, lasciando quindi nel vino una certa quantità di zuccheri residui.
Il protagonista del rinascimento dell’enologia Piemontese è stato il Barolo, grazie all’enologo francese Louis Oudart. Giulietta Falletti, Marchesa di Barolo, chiese a Oudart di migliorare i vini da Nebbiolo prodotti nella sua cantina. Oudart comprese le potenzialità del Nebbiolo e intuì che se ne poteva ottenere un ottimo vino secco. Nacque così il Barolo e fu grazie a Camillo Benso conte di Cavour, che decise di convertire le cantine della sua tenuta di Grinzane per la produzione del Barolo, che questo vino iniziò ad acquisire la sua fama a livello nazionale e internazionale. Alla fine dell’800 anche il Barbaresco acquisì la propria identità, grazie agli studi compiuti presso la Scuola Enologica di Alba.
Questi due grandi vini, e gli sviluppi a loro legati, erano destinati a segnare la storia della viticoltura Piemontese fino ai giorni nostri.
Gli anni a cavallo tra la fine dell’800 e il secondo dopoguerra videro passare la devastazione della fillossera, l’emigrazione della popolazione agricola verso le Americhe e due guerre mondiali. Lo sviluppo che seguì portò ad un rapido incremento nei volumi e di conseguenza uno scadimento della qualità dei vini piemontesi e dei loro prezzi, che culminò nel 1986 con lo scandalo del vino al metanolo. Questi episodi segnarono però l’inizio della rinascita della vitivinicoltura piemontese, con un rinnovamento della qualità e dell’immagine dei vini più importanti, a partire dal Barolo, che gradualmente si mosse verso un profilo enologico meno orientato al lungo invecchiamento in cantina. Questo aprì alla querelle tra vignaioli tradizionalisti ed innovatori, i primi ancorati alla tradizione delle lunghe maturazioni in botti grandi, e i secondi più propensi a creare vini più immediati, grazie anche al contributo delle barriques. La Barbera, con le sue denominazioni di origine, si trasformò invece da un vino tradizionalmente aspro e leggero a un prodotto dal profilo organolettico armonico e dalla buona struttura, adatto a competere sui mercati internazionali.

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I vitigni del Piemonte

I vitigni coltivati in Piemonte sono soprattutto a bacca nera, quali il Nebbiolo, che dà vita al Barolo e al Barbaresco, tra i più famosi vini rossi Italiani, la Barbera, nelle sue molteplici declinazioni regionali, il Dolcetto, la Croatina, la Freisa, la Bonarda, il Grignolino, il Brachetto, le Malvasie a bacca nera di Casorzo e di Schierano. Tra i vitigni a bacca bianca da ricordare sono gli autoctoni Cortese ed Erbaluce ed il Moscato bianco, che trova nella regione alcune delle sue massime espressioni, soprattutto spumantizzate, come l’Asti DOCG, ma anche ferme, come il Moscato di Loazzolo DOC.

I vitigni del Piemonte in cifre

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Le Denominazioni di Origine per il vino in Piemonte

Le Denominazioni di Origine per il vino in Piemonte si trovano geograficamente suddivise in otto zone:

  1. La zona a nord di Novara e Vercelli con le Gattinara DOCG e Ghemme DOCG ed anche le Lessona DOC, Bramaterra DOC, Boca DOC, Sizzano DOC e Fara DOC. I vitigni principali qui sono il Nebbiolo, chiamato in questa zona Spanna, la Croatina, la Barbera e il bianco Erbaluce.
  2. Al confine con la Valle d’Aosta troviamo le Canavese DOC e Carema DOC, sempre con i vitigni Nebbiolo ed Erbaluce.
  3. Vicino a Torino la Collina Torinese DOC (vitigni Freisa, Barbera, Bonarda e Dolcetto) e la Erbaluce di Caluso DOCG.
  4. La zona del Monferrato, compresa tra Asti, Casale Monferrato, Ovada e Gavi comprende tra le altre le Barbera del Monferrato Superiore DOCG, Brachetto d’Acqui DOCG, Dogliani DOCG, Ovada DOCG, Gavi o Cortese di Gavi DOCG e Ruchè di Castagnole Monferrato DOCG, con i vitigni Moscato Bianco, Cortese, Grignolino, le Malvasie a bacca nera Malvasia di Casorzo e Malvasia di Schierano, in aggiunta agli altri già menzionati.
  5. L’Astigiano, importante zona spumantistica con il Moscato bianco, che comprende anche la Loazzolo DOC famosa per il Moscato passito.
  6. La zona del Tortonese in cui, oltre a Cortese e Barbera, segnaliamo il bianco autoctono Timorasso.
  7. A sinistra del fiume Tanaro la Roero DOCG con i vitigni Nebbiolo, Barbera ed il bianco Arneis.
  8. a destra del fiume la Langa, con le Barolo DOCG, Barbaresco DOCG (Nebbiolo, ma anche Ruché, Barbera e Dolcetto) e Dogliani DOCG (Dolcetto).

 

In Piemonte si contano quindi un totale di ben 16 DOCG e 42 DOC, nessuna IGT. 10 DOP tra cui spiccano i formaggi Bra DOP e Castelmagno DOP e 6 IGP.

Le Denominazioni di Origine in Piemonte

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Le Denominazioni di origine per il vino in Piemonte

Le allegate cartine mostrano i confini delle Denominazioni di Origine per il Vino nella regione Piemonte. Le tabelle contengono i link alle pagine dedicate ad ogni singola Denominazione.

Le DOCG della regione Piemonte

Le DOCG del Piemonte

Le DOC della regione Piemonte

Le DOC del Piemonte

Le IGT della regione Piemonte

Le Denominazioni IGT

DenominazioneProvince
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Le zone di produzione di vino in Piemonte

Il Piemonte è una delle regioni storiche per la vitivinicoltura Italiana, una delle prime a ripartire dopo la profonda crisi degli anni ’80 e oggi riconosciuta come patria di alcune delle più rappresentative eccellenze enologiche del paese. Come già visto, dal punto di vista dell’enogastronomia il Piemonte si può suddividere nelle seguenti principali zone.

L’area di produzione del Barolo è caratterizzata da cinque celebri località che costituiscono anche altrettante zone di elezione: Barolo, Castiglione Falletto, La Morra, Serralunga d’Alba e Monforte d’Alba.

I vini prodotti nelle cinque località hanno caratteristiche diverse: il terreno di Barolo e La Morra dà al vino un carattere più morbido, aromatico, decisamente fruttato e con maturazione più veloce. A Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba e Monforte d’Alba, il terreno è meno compatto e fertile e produce vini più robusti e intensi, che maturano più lentamente. I vini prodotti in queste località si differenziano anche nel colore: quelli prodotti a La Morra e a Barolo tendono ad avere colori rosso rubino, mentre quelli prodotti nelle altre località tendono a colori più granati e aranciati.


La tannicità, è una particolarità dei vini da Nebbiolo che richiede alcuni anni, in genere almeno cinque, prima di assumere un carattere più rotondo e meno aggressivo. Questa caratteristica ha dato vita a due scuole di pensiero tra i produttori: quelli più tradizionali fanno affinare il vino in botti grandi, ottenendo un vino più aggressivo e tipico, mentre quelli che invece interpretano il Barolo come un vino più morbido e moderno, spesso ricorrono all’uso della barrique, e diminuendo i tempi di fermentazione e di macerazione. Spesso questa caratteristica produttiva è motivo di discussione sia fra i produttori sia fra gli stessi appassionati.

Il Barbaresco è stato per anni considerato come il “fratello minore” del Barolo, di fatto però è uno straordinario vino da uve Nebbiolo che deve il suo nome all’omonima città in cui si produce, non lontano da Barolo. La fama del Barbaresco è certamente più recente del Barolo, infatti esso prende la strada della notorietà negli anni ’60 grazie soprattutto a Giovanni Gaja e Bruno Giacosa. Dieci anni più tardi, grazie all’intuito e alla caparbietà di Angelo Gaja, che iniziò a produrre il vino secondo i principi appresi in Francia, il Barbaresco diventerà uno dei vini più ricercati al mondo. Il Barbaresco è in genere considerato più elegante e raffinato del vicino Barolo e si produce nelle località di Barbaresco, Treiso e Neive, ognuna delle quali, grazie alle tipicità della zona, conferisce specifiche caratteristiche al vino.

Le Langhe si trovano nei pressi della città di Alba, alla destra del fiume Tanaro e includono anche le zone del Barolo e Barbaresco. Oltre al Nebbiolo vi si coltivano altre uve, come il Dolcetto e la Barbera. Fra le zone più importanti per il Dolcetto ricordiamo Dogliani e Diano d’Alba, quest’ultima con ben 77 cru diversi nel suo territorio. Il Dolcetto dà un vino con una spiccata nota fruttata, buona tannicità ma bassa acidità, che non consente lunghi periodi di maturazione. La Barbera è un’uva che fino a qualche decina di anni fa era considerata adatta solo per la produzione di vini correnti e di largo consumo, ma recentemente è riuscita ad ottenere grandi risultati, grazie ad una vinificazione attenta e di qualità. Il Pelaverga, coltivato nel comune di Verduno, è un vitigno spesso dimenticato, ma capace di produrre vini di notevole interesse. I più importanti vitigni a bacca bianca delle Langhe sono la Favorita e l’Arneis, quest’ultima presente anche nel Roero. Il Roero si trova sulla riva sinistra del fiume Tanaro. Anche qui l’uva a bacca nera più diffusa è il Nebbiolo, tuttavia la notorietà della zona è dovuta anche ad un’uva a bacca bianca: l’Arneis. I vini bianchi da Arneis sono intensi e complessi al naso e piacevoli al palato.

Queste due importanti zone vinicole sono situate nella parte sud-orientale della regione. Qui il vitigno a bacca nera più importante è decisamente la Barbera. Nel Monferrato la Barbera si trova anche mossa o leggermente frizzante, mentre ad Asti si produce un vino fermo e più corposo. Il Grignolino dà vini rossi vini dai colori generalmente chiari, molto piacevoli e gradevoli. La Freisa, con i suoi vini fruttati e immediati è presente in molti vini di questa zona. Il Ruchè si può considerare patrimonio esclusivo di Castagnole Monferrato. I suoi vini sono eccellenti, anche se in generale non molto strutturati. Il famoso Brachetto d’Acqui viene prodotto sia frizzante sia spumante dolce e affascina per la sua spiccata aromaticità e per la sua piacevolezza. Il Gavi, vino bianco DOCG, viene prodotto con uve Cortese e si caratterizza per la sua intensità ed armonia. A Ovada l’uva principale è il Dolcetto che qui manifesta caratteristiche uniche e assoluto interesse. Asti è famosa per il Moscato Bianco e per lo spumante dolce che porta il nome della città. Il successo dell’Asti Spumante è dovuto a Carlo Gancia, che decise nel 1865 di spumantizzare l’uva Moscato Bianco. Il Moscato di Loazzolo è un elegante vino passito prodotto anch’esso con Moscato bianco. Nell’Astigiano il vino rosso più importante è la Barbera, che trova qui una delle sue massime espressioni, grazie all’opera di Giacomo Bologna, che per primo introdusse la maturazione in barrique, facendo prendere alla Barbera un posto di rilievo tra i vini importanti.

L’area settentrionale del Piemonte è caratterizzata soprattutto dalla produzione di vini rossi da Nebbiolo, meno noti di quelli del Barolo e Barbaresco, ma comunque di sicuro fascino e interesse. Fra le zone più celebri per questi vini ricordiamo Ghemme e Gattinara e la DOC Carema, nella parte occidentale e in prossimità della Valle d’Aosta. Fra i vini DOC della zona settentrionale del Piemonte prodotti con Nebbiolo, da solo o insieme ad altre varietà, vanno ricordati Lessona, Bramaterra, Boca, Sizzano e Fara. L’Erbaluce è invece un’uva bianca con la quale si producono vini secchi ma anche straordinari passiti, appartenenti alla denominazione Erbaluce di Caluso DOCG.

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La Gastronomia e i prodotti tipici del Piemonte

I prodotti tipici della regione, ricca di colline, montagne e territori pianeggianti, rispecchiano le caratteristiche del territorio. Dalle pianure del Vercellese il riso, nelle varietà Carnaroli, Arborio e Vialone nano è il protagonista di moltissime ricette, mentre dalle colline dell’Albese il tartufo bianco caratterizza moltissime ricette locali. Molti i tipici formaggi come il Castelmagno, da provare in abbinamento con un grande Barolo, il Bra, nella versione più fresca da abbinare ad un Roero Arneis, bianco amarognolo, asciutto ed erbaceo, mentre con il Bra duro, la versione più stagionata, abbineremo un Roero DOCG, rosso da uve nebbiolo. Il Raschera di lunga stagionatura si sposa bene con i vini prodotti dalle Langhe, come il Dolcetto o Barbera d’Alba, mentre quello meno stagionato si abbina bene con un Cortese di Gavi. Lla Robiola di Roccaverano, può venir abbinata anch’essa con bianchi regionali come il Gavi DOCG o rossi giovani come il Dogliani DOCG, e molti altri.
La cucina Piemontese è famosa per i suoi antipasti, sia caldi che freddi, tra cui ricordiamo i Peperoni e le cipolle ripiene, da gustare con un Gavi di Gavi, i Crostini con tartufi, le insalate e i salumi, crudi e cotti, il Vitello tonnato, ottimo abbinato con un Roero Arneis, e le Uova ripiene. Tra i primi piatti famosi sono gli Agnolotti del plin, con sugo di arrosto o al tartufo, da gustare abbinati con un Grignolino d’Asti, gli Gnocchi all’ossolana (fatti con farina di patate e di castagne), e i Risotti, cui si è già accennato, al barolo, agli asparagi, alla finanziera e molti altri. Ricordiamo anche i Tajarin di pasta all’uovo fatta in casa, con tartufo o salvia e burro sfuso.
Molti i secondi piatti a base di carne, come i famosi Brasato al barolo, da abbinare al vino più famoso della regione, e il Bollito misto alla piemontese, ideale in abbinamento con un Barbera d’Alba. Tra le carni bianche il Pollo alla babi (alla brace) e il Pollo alla marengo, da gustare con un Dolcetto di Ovada. I Batsoà sono invece tradizionali zampini di maiale o di vitello, diffusi nel Canavese, lessati e poi passati nell’uovo, nel pangrattato e fritti. Il Coniglio con i peperoni si può abbinare con un Grignolino d’Asti.
Molti anche i piatti a base di selvaggina, come la famosa Lepre in civet, la Pernice al barolo e i Piccioni saltati alla monferrina, da abbinare ad esempio con un Nebbiolo di Gattinara. La Finanziera è un piatto ottenuto con tagli del quinto quarto (cervella, fegato, animelle), salsiccia e fesa di vitello a dadini, con aggiunta di brodo e funghi porcini. Il Fritto misto e la Bagna caôda, preparata con acciughe, olio e aglio ed utilizzata come intingolo per le verdure fresche della stagione autunnale, si abbinano bene con un Freisa d’Asti.
Tra i dolci meritano di essere ricordati i marrons glacés, i cuneesi al rum, la composta di marroni e il bônet, un budino di cioccolato al latte.