Il Vino nell’Età Contemporanea

La Cultura del Vino e gli sviluppi della Viticoltura e dell'Enologia nell'epoca compresa tra la Rivoluzione Francese e i primi del '900.

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La vitivinicoltura nell’Età contemporanea

La Rivoluzione Francese, iniziata nel 1789 e protrattasi per un decennio, segnò un cambiamento nella gestione della proprietà terriera non solamente in Francia, ma anche nel resto d’Europa. Il progresso nel campo delle scienze e della tecnologia portò al miglioramento del sistema di conduzione dei fondi e delle produzioni vinicole. L’Ottocento vide anche la stesura di numerosi trattati di Ampelografia, ovvero la disciplina che studia e classifica le varietà di vitigni. Con l’avanzare del progresso scientifico, anche il vino cominciava a perdere il fascino del mistero. L’Enologia fece il suo ingresso in cantina e con essa la comprensione del funzionamento e dell’impiego dei primi additivi e coadiuvanti, quali l’albume d’uovo per la chiarificazione dei mosti fermentati. La comprensione della microbiologia della fermentazione e la scoperta della stabilizzazione termica, chiamata pastorizzazione dal nome del suo scopritore, Louis Pasteur, apri nuovi orizzonti per la conservazione degli alimenti, tra cui anche il vino.

La diffusione della vite e delle avversità per le colture

L’incremento degli scambi commerciali, oltre ad esportare la viticoltura Europea nel nuovo mondo, provocò anche la devastazione dei vigneti nel vecchio continente, a causa di alcuni parassiti arrivati in Francia dalle Americhe. L’Oidio, un fungo aggressivo che si diffuse a  partire dal 1850, fu debellato dall’inglese Kyle con l’uso dello zolfo. Trent’anni più tardi fecero la loro comparsa la Peronospora (anch’essa una malattia fungina) e la Fillossera, parassita che attacca le radici della vitis vinifera, portando enormi devastazioni in tutta Europa (in Italia si persero 2 milioni di ettari vitati). La Filossera venne infine debellata ricorrendo a innesti con piede americano resistente al parassita e apparato vegetativo e riproduttivo europeo. La Peronospora fu sconfitta impiegando la cosiddetta poltiglia bordolese, fungicida a base di solfato di rame.

La vitivinicoltura nel XIX secolo

Il XIX secolo oltre alla generale ristrutturazione della viticoltura in Europa,  vide anche la diffusione dei vini passiti, portati dall’America del Nord e l’introduzione ed espansione della viticoltura nei paesi del nuovo mondo, soprattutto Australia e California. Per quanto riguarda l’Italia, l’età contemporanea, oltre a profondi cambiamenti nella coltivazione e nella produzione vinicola, nacquero nuovi vini come il Barolo e lo Spumante in Piemonte e il Chianti in Toscana. Nell’Ottocento fecero anche comparsa in modo diffuso le frodi vinicole, ma iniziarono anche le prime classificazioni dei vini e dei territori di produzione, inizialmente in Francia, soprattutto nel Bordeaux, nello Champagne ed in Borgogna, ma poi nel secolo successivo anche nel resto d’Europa. Alla fine del secolo l’industria enologica era afflitta da crisi ricorrenti di sovrapproduzione. Il fattore che determinava il prezzo dei vini più comuni era la maggiore o minore abbondanza della vendemmia, mentre il prezzo dei vini migliori era funzione della altalenante qualità delle annate. Fu appunto  la tendenza alle variazioni di qualità e prezzo a seconda delle condizioni climatiche che rese il commercio del vino così diverso da quello della birra e delle altre bevande alcooliche.

Il XX secolo e le prospettive tuttora aperte

Dal primo dopoguerra si ricominciò a produrre vino in maniera massiccia, sfruttando sempre più le nuove tecnologie. A partire dalla seconda metà del XX secolo iniziò la diffusione delle norme relative all’origine dei vini e alla definizione dei territori di produzione, e contemporaneamente il notevole aumento della qualità del vino a scapito della quantità, per quanto rimangano tuttora aperti il problema degli additivi chimici aggiunti per mascherare o variare i sapori e le frodi sull’origine dei vini, prodotti in luoghi diversi da quelli dichiarati.

L'autore

marcello leder
Laureato in Chimica, Sommelier AIS. Si interessa di biochimica ed enologia, di enografia e storia del vino e della vite, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti che legano la produzione vitivinicola al territorio e alla vicende umane. Ha fondato Quattrocalici nel 2011 ed è l'autore della struttura e del progetto del portale e di tutti i suoi contenuti. Fin da allora si occupa attivamente di marketing e comunicazione del vino e di divulgazione nel campo dell'enogastronomia.

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