Ampelografia

L'Ampelografia è la disciplina che studia, identifica e classifica le varietà dei vitigni.



Il termine ampelografia deriva dal greco ampelos= vite e grafia= descrizione. E’ la disciplina che studia, identifica e classifica le varietà dei vitigni, basandosi sul riconoscimento delle caratteristiche morfologiche della varietà di vite e mettendola in relazione alla zona di provenienza, quando possibile.

Per ogni vitigno si creano delle schede che ne elencano i descrittori ampelografici, cioè i vari organi della pianta dei quali vengono riportate le caratteristiche nel corso delle diverse fasi di crescita:

  • Le foglie (pampini), sono semplici e costituite da un numero variabile di lobi principali più o meno profondi, su una forma di base a cuore. Le foglie sono un carattere molto importante per il riconoscimento dei vitigni (Ampelografia) all’interno della specie cui appartiene la vite coltivata europea (Vitis vinifera sativa).
  • I frutti sono delle bacche (acini) di forma e colore variabile: gialli, viola o bluastri, raggruppati in grappoli. Presentano un esocarpo spesso pruinoso (buccia), un mesocarpo con cellule piene di succo da cui si ricava il mosto (polpa) ed un endocarpo formato da uno strato di cellule che delimita le logge contenenti i semi (vinaccioli).

La terminologia e le modalità di impiego sono stabilite a livello internazionale da organismi come l’OIV (Organisation Internationale de la Vigne et du Vin) . La tecnica ampelografica descrittiva è supportata dalle tecniche morfometriche e ampelometriche utilizzate per misurare gli organi vegetali sopra descritti.

I primi ampelografi della storia furono Plinio il Vecchio che riportò le prime descrizioni nella sezione botanica del suo monumentale trattato “Naturalis Historia” pubblicato nel 77 d.C., e il suo contemporaneo Lucio Giunio Moderato Columella nel suo De Re Rustica, le cui fonti originali sono andate purtroppo perdute, e ci si rifà pertanto a trascrizioni postume.

Nel 1500 Agostino Gallo, agronomo lombardo, tratta dell’uva e dei processi fermentativi per la sua trasformazione in vino, e nel 1700 appare infine il primo vero trattato ampelografico, scritto dall’Abate François Rozier, e che si trova alla voce “Vin” del suo monumentale dizionario agrario.

Tra il 1800 e il 1900 l’invasione della Fillosera costringe il reimpianto pressochè totale dei vigneti europei, fino ad allora su piede franco, ossia originario della varietà ed attaccato dall’insetto, utilizzando dei portainnesti ottenuti da vitigni ibridi provenienti da incroci tra viti europee ed americane, resistenti a questi attacchi.

Lo studio finalizzato alla ricerca di vitigni ibridi adeguati ai terreni delle diverse regioni della viticoltura europea, che siano adatti agli specifici vitigni di quella regione, di cui favoriscano lo sviluppo senza alternarne i pregi organolettici, impone un immenso lavoro che è alle basi dell’ampelografia moderna.

E’ del 1877 il saggio “Ampelografia Universale“, di Giuseppe Di Rovasenda, che collaborò alla stesura dell’opera di Victor PulliatLe Vignoble“.

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L'autore

Laureato in Chimica, Sommelier con interessi in campo biochimico ed enologico, appassionato di Enografia e storia del Vino e della Vite, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti che legano la produzione vitivinicola al territorio e alla vicende umane. Ha fondato Quattrocalici.it nel 2011 ed è l'autore della struttura e del progetto del portale, nonchè della struttura e dell'impostazione della maggior parte dei suoi contenuti. Fin da allora si occupa attivamente di marketing e comunicazione del vino e di divulgazione nel campo dell'enogastronomia.

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