La Tarantino IGT o Tarantino IGP è una denominazione pugliese riferita all’intero territorio amministrativo della provincia di Taranto, nel settore meridionale della Puglia, tra l’area delle Murge tarantine, la fascia ionica, le gravine dell’entroterra e il sistema costiero affacciato sul mar Ionio. Rispetto alla più ampia Salento IGT, con la quale condivide parte del contesto storico e ampelografico, la Tarantino IGT concentra la propria identità su un territorio più circoscritto, segnato da un arco collinare di modesta altitudine, con vigneti prevalentemente collinari e un’altitudine media intorno ai 190-200 metri s.l.m.; il disciplinare evidenzia una certa uniformità pedogeomorfologica e climatica, pur riconoscendo la presenza di sottozone diverse, dai suoli argillo-limosi del territorio di Laterza e delle aree prossime a Taranto, ai suoli calcarei compatti della zona centrale, tra Massafra, Mottola e Crispiano, dai suoli calcarei più sciolti dell’area alta di Massafra, Palagianello, Mottola, Crispiano e Castellaneta, fino ai suoli sabbio-limo-argillosi presenti soprattutto negli agri di Ginosa e Palagianello. L’idrografia è condizionata dal carsismo e dalla piovosità: la struttura calcarea assorbe e disperde rapidamente l’acqua, riducendo i ristagni e contribuendo a un ambiente tendenzialmente asciutto e salubre. Il clima mediterraneo è caratterizzato da precipitazioni concentrate tra ottobre e aprile, seguite da un lungo periodo di siccità primaverile-estiva, con inverni generalmente miti ma non privi di gelate, estati calde e secche, bassa umidità relativa nei mesi più caldi e venti dominanti da nord-ovest e da sud-ovest; queste condizioni favoriscono la maturazione delle uve, la sanità dei grappoli e la produzione di vini dal profilo solare, ma richiedono anche una gestione attenta dello stress idrico.
La storia della vite nel territorio tarantino è molto antica e viene collegata dal disciplinare all’arrivo dei coloni spartani che fondarono la città greca di Taranto, con una probabile diffusione della viticoltura nelle aziende medio-piccole già tra il VII e l’VIII secolo a.C.; nel tempo, la coltivazione della vite si è intrecciata con la struttura agraria della zona, dalle masserie ai piccoli vigneti contadini, dai palmenti ottocenteschi alle forme di insediamento rurale legate alla viticoltura. La coltura della vite è sempre stata una delle attività agricole più redditizie e impegnative dell’area, accanto all’olivicoltura e alla cerealicoltura, con una distinzione storica tra viticoltura da vino e coltivazione dell’uva da tavola, particolarmente importante nell’area pianeggiante ionica.
La denominazione comprende vini bianchi, anche nelle tipologie frizzante, uve stramature e passito, vini rossi, anche nelle tipologie frizzante, uve stramature, passito e novello, e vini rosati, anche nelle tipologie frizzante e novello; i vini base devono provenire da uno o più vitigni idonei alla coltivazione nella provincia di Taranto, a bacca di colore corrispondente, mentre le versioni con indicazione di vitigno richiedono almeno l’85% della varietà dichiarata, con possibile concorso di altri vitigni idonei fino al 15%. Il disciplinare ammette inoltre l’indicazione di due vitigni, purché il vino derivi al 100% dalle varietà indicate e il vitigno presente in quantità minore superi il 15%.
Tra le varietà espressamente previste figurano Aglianico, Aleatico, Asprinio bianco, Barbera, Bianco d’Alessano, Bombino bianco, Bombino nero, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Falanghina, Fiano, Francavilla, Garganega, Greco, Greco bianco, Grillo, Impigno, Incrocio Manzoni 6.0.13, Lacrima, Lambrusco Maestri, Malbech, Malvasia bianca, Malvasia nera, Merlot, Moscatello selvatico, Moscato bianco, Negroamaro, Negroamaro precoce cannellino, Notardomenico, Ottavianello, Pampanuto, Petit Verdot, Piedirosso, Pinot bianco, Pinot grigio, Pinot nero, Primitivo, Refosco dal peduncolo rosso, Riesling italico, Riesling renano, Sangiovese, Sauvignon, Sémillon, Susumaniello, Sylvaner verde, Syrah, Traminer aromatico, Trebbiano, Uva di Troia, Verdeca, Vermentino e Verdicchio.
I vini bianchi della Tarantino IGT presentano generalmente colore giallo paglierino più o meno intenso, profumi gradevoli e delicati, gusto fresco, da secco ad abboccato; le versioni bianco frizzante privilegiano finezza della spuma, delicatezza aromatica e freschezza, mentre bianco passito e bianco da uve stramature assumono tonalità dal paglierino al dorato, profumi persistenti e gusto dal secco al dolce. I vini rossi spaziano dal rubino al granato, con profumi caratteristici e gusto armonico, da secco ad abboccato; nelle interpretazioni più strutturate possono valorizzare in particolare Primitivo, Negroamaro, Aglianico, Susumaniello, Malvasia nera, Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon e Syrah, mentre le versioni rosso passito e da uve stramature concentrano alcol, estratto, maturità fruttata e persistenza. Il rosso novello punta invece su immediatezza aromatica e frutto, mentre i vini rosati, compresi il rosato frizzante e il rosato novello, esprimono una vocazione tradizionale dell’area ionica e salentina alla vinificazione in rosa, con colore rosato più o meno intenso, profumi fruttati e gusto armonico. Nel complesso, la Tarantino IGT interpreta un territorio caldo, luminoso e calcareo, nel quale clima mediterraneo, carsismo, suoli calcareo-argillosi, influsso ionico, antica cultura vitivinicola e ampia disponibilità di vitigni autoctoni e internazionali consentono una produzione molto diversificata, dai bianchi freschi ai rossi strutturati, dai rosati ai frizzanti, dai novelli ai passiti e ai vini da uve stramature.
Tarantino IGT
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