Silvaner, Sylvaner e Sylvaner verde
Il vitigno Sylvaner verde, come riportato nel Registro nazionale varietà di vite da vino, o più semplicemente “Sylvaner“, o “Silvaner“, come è conosciuto in tutto il mondo, è ritenuto da alcuni originario della media Valle del Reno, mentre altri lo ritengono invece proveniente della Stiria. Il Sylvaner verde è diffuso non solo in Austria, ma anche in Germania e nell’Europa orientale, dove è apprezzato per i suoi vini terrosi e fragranti, certamente non longevi e maturi, ma comunque molto attraenti. Anche nel Valais svizzero è molto coltivato, sotto il nome di Johannisberg, Gros Rhin o Grüner Chasselas. Il Sylvaner ottiene i suoi migliori risultati in Alsazia, al confine con la Germania. Amando le regioni fredde, in Italia il Sylvaner verde è coltivato praticamente solo in Alto Adige, in particolare nella zona della Val d’Isarco, cosa che fa pensare che sia stato introdotto nel nostro paese dalla vicina Austria.
Il Sylvaner verde è un vitigno molto vigoroso, sensibile alle gelate primaverili, essendo leggermente più precoce del Riesling. Ama comunque i climi freddi e continentali, ed è per questo motivo totalmente assente al sud della penisola. Il Sylvaner verde fornisce rese elevate, con un’alta acidità che è più sentita rispetto ad altri vitigni in quanto leggermente carente nella struttura. Controllando le rese però si ottengono dei vini che riescono ad esprimere al meglio i profumi silvestri della varietà e che spiegano il nome Sylvaner del vitigno.
Sylvaner verde come sinonimo per il Silvaner
In Italia il Silvaner è stato a lungo conosciuto come Sylvaner verde per ragioni che mescolano tradizione locale, pratiche ampelografiche ottocentesche e un pizzico di confusione terminologica. Il termine “verde” non allude a un colore del vino o a un carattere aromatico particolare, bensì a una distinzione fra biotipi storici che circolavano in Europa centrale.
Nel mondo germanico, soprattutto tra Franken, Palatinato e Alsazia, era diffusa la separazione tra Grüner Silvaner (Silvaner verde) e Roter Silvaner (Silvaner rosso). La differenza non riguardava il colore del mosto, ma la tinta della buccia: il Grüner mostrava epidermide verde-giallastra, il Roter un leggero viraggio rosato. Il Grüner Silvaner era considerato qualitativamente superiore, più produttivo e più stabile, motivo per cui divenne il biotipo dominante nelle zone di montagna dell’Alto Adige, dove il vitigno arrivò già nell’Ottocento.
Quando il Silvaner si radicò in Valle Isarco, gli ampelografi italiani dell’epoca recepirono la nomenclatura tedesca senza modificarla, registrando la varietà come Sylvaner verde per distinguerla dal suo omonimo rosato, quasi mai coltivato in Italia. Il nome è rimasto anche dopo la razionalizzazione moderna dei registri, diventando di fatto l’identità ufficiale della varietà nel contesto italiano.
In sintesi, si parla di Sylvaner verde perché l’Italia ha ereditato il biotipo verde tedesco, quello maggiormente vocato ai climi alpini e al profilo fresco e minerale che conosciamo nei vini della Valle Isarco. La denominazione “verde” è quindi una memoria linguistica di un’ampelografia mitteleuropea che, curiosamente, sopravvive ancora oggi sulle nostre etichette.
