Bettino Ricasoli: lโuomo del Chianti e dellโItalia unita
Bettino Ricasoli, nato a Firenze nel 1809 e morto nel 1880 nel suo castello di Brolio, fu una delle figure piรน emblematiche del Risorgimento italiano, non solo per il suo ruolo politico โ succedette a Cavour come Presidente del Consiglio del Regno dโItalia โ ma anche per il contributo fondamentale che diede alla viticoltura toscana e alla definizione di quello che, ancora oggi, รจ il cuore del vino Chianti.
Un aristocratico illuminato tra politica e agricoltura
Discendente di unโantica famiglia nobiliare toscana, i Ricasoli di Brolio, Bettino si trovรฒ a gestire un patrimonio in declino giร in giovane etร , dopo la morte del padre. La sua formazione autodidatta lo portรฒ a sviluppare un acuto senso pratico, unito a unโintelligenza visionaria che lo rese, negli anni, un personaggio atipico nel panorama italiano: aristocratico, ma profondamente legato alla terra e ai suoi ritmi; conservatore per educazione, ma capace di idee innovative sia in ambito politico che agronomico.
Nel 1834 fondรฒ il Giornale Agrario Toscano, una delle prime pubblicazioni specializzate italiane in ambito agricolo, con lโintento di diffondere tecniche moderne e incentivare la razionalizzazione della produzione. Fu proprio nella gestione della tenuta di Brolio, nel cuore del Chianti, che emerse la sua seconda vocazione: lโimprenditore agricolo con uno sguardo scientifico.
La โricettaโ del Chianti
ร nel 1872 che Ricasoli scrive una lettera diventata celebre, indirizzata al professor Cesare Studiati dellโUniversitร di Pisa, in cui illustra quella che oggi viene considerata la prima โricettaโ ufficiale del Chianti. Dopo decenni di sperimentazioni, prove sul campo, selezioni clonali e confronti tra varietร , Ricasoli arriva alla formulazione ideale per lui: 70% Sangiovese, 15% Canaiolo, 15% Malvasia bianca lunga.
La scelta di inserire una quota di uve bianche rispondeva alla volontร di rendere il vino piรน morbido e pronto al consumo, bilanciando lโausteritร e la struttura del Sangiovese. La sua idea era quella di un vino armonico, adatto al clima e al gusto dellโepoca, ma capace di evolversi. ร interessante notare come la formula di Ricasoli, sebbene oggi sia stata in parte superata dalle moderne DOCG che consentono Chianti anche in purezza o con varietร internazionali, abbia influenzato per oltre un secolo lo stile del vino toscano piรน conosciuto al mondo.
Un modello di viticoltura moderna
Lโapproccio di Ricasoli non fu mai improvvisato. Nella sua tenuta sperimentรฒ metodi di potatura, selezione dei portinnesti, gestione del suolo e uso di fertilizzanti. Fu tra i primi a introdurre il concetto di zonazione empirica, osservando come i diversi suoli di Brolio restituissero vini differenti. Il suo era un metodo scientifico ante litteram, basato sullโosservazione sistematica e sul confronto tra annate e micro-aree.
Il contributo di Ricasoli alla viticoltura moderna va oltre la formula del Chianti: egli rappresenta lโemblema dellโagricoltore-intellettuale che coniuga tradizione e innovazione, capace di vedere nella qualitร il vero valore aggiunto del territorio. Fu anche un precursore del concetto di marchio aziendale, facendo del nome โBarone Ricasoliโ unโidentitร forte e riconoscibile, ancora oggi presente sul mercato internazionale del vino.
Il politico e il patriota
Parallelamente alla sua attivitร agricola, Ricasoli ebbe un ruolo centrale nella storia dโItalia. Monarchico convinto, ma sostenitore del rinnovamento dello Stato, fu uno degli artefici dellโunitร nazionale, succedendo a Cavour alla guida del governo nel 1861 e poi nuovamente nel 1866. Fu uomo di rigore e di principio, spesso accusato di intransigenza ma rispettato anche dagli avversari per lโintegritร morale.
Il suo patriottismo non era di facciata: rifiutรฒ vantaggi personali, respinse corruzioni, e tentรฒ โ con alterne fortune โ di ridurre lโinfluenza clericale nel neonato Stato unitario, portando avanti la linea dellโindipendenza tra potere politico e religioso. La sua visione era quella di unโItalia moderna, fondata su valori etici e civili solidi, e su una classe dirigente preparata e responsabile.
Lโereditร di un visionario
Quando morรฌ, nel 1880, Bettino Ricasoli lasciรฒ unโItalia giovane ma giร travagliata, e un Chianti destinato a diventare uno dei simboli del made in Italy enologico. Ancora oggi, il castello di Brolio domina le colline del Chianti Classico, memoria tangibile di una visione agricola illuminata e di una passione che ha unito la terra e la patria.
Nel panorama della viticoltura italiana, la figura del โBarone di Ferroโ (cosรฌ lo chiamavano per il suo carattere inflessibile) resta un riferimento imprescindibile: non tanto per lโesattezza della sua โricettaโ, quanto per lโapproccio scientifico, lโetica del lavoro e la dedizione alla qualitร che continuano a ispirare generazioni di viticoltori. In unโepoca di approssimazioni e di omologazione globale, la lezione di Bettino Ricasoli risuona piรน attuale che mai: il vino nasce dalla terra, ma si eleva con lโintelletto.



















