Le sue origini si perdono nella storia agricola dell’isola: la coltivazione del Catarratto è attestata già in epoca medievale, ma la varietà è quasi certamente più antica, probabilmente derivata da selezioni locali di vitigni autoctoni mediterranei. La sua lunga presenza in Sicilia, unita alla capacità di adattarsi ai diversi ambienti pedoclimatici, ne ha fatto un pilastro della viticoltura isolana, tanto che fino alla seconda metà del Novecento rappresentava oltre il 60% della superficie vitata regionale. Oggi, pur ridimensionato, il Catarratto Bianco Comune resta un vitigno di grande importanza enologica e culturale, espressione autentica della tradizione bianca siciliana.Storicamente, il Catarratto Bianco Comune è stato impiegato sia come uva da vino sia come base per distillati e vini fortificati, in particolare nel Marsala. La sua rusticità e la produttività elevata lo resero per secoli la spina dorsale della viticoltura contadina siciliana. Negli ultimi decenni, tuttavia, è stato oggetto di un processo di rivalutazione qualitativa: la selezione di cloni meno produttivi e la vinificazione più accurata hanno permesso di ottenere vini di sorprendente freschezza e carattere, capaci di riflettere con finezza i suoli e i microclimi della Sicilia occidentale.
Zone di coltivazione
Il Catarratto Bianco Comune è coltivato in tutta la Sicilia, ma le aree di maggiore concentrazione si trovano nelle province di Trapani, Palermo, Agrigento e Caltanissetta. È presente anche nelle zone interne dell’isola, dove beneficia delle altitudini elevate e delle forti escursioni termiche, che ne migliorano l’equilibrio acido e la complessità aromatica.
I terreni più adatti sono quelli calcarei e argillosi, spesso poveri e asciutti, che permettono di contenere la vigoria naturale della pianta. Il clima caldo e secco dell’isola ne favorisce la sanità e la maturazione completa, rendendolo adatto anche alla produzione di vini da uve surmature o leggermente appassite. Il vitigno è inoltre ammesso in numerose denominazioni siciliane, tra cui Alcamo DOC, Contea di Sclafani DOC, Monreale DOC, Marsala DOC e Sicilia DOC.
Caratteristiche ampelografiche
La pianta di Catarratto Bianco Comune è di vigoria elevata, con portamento espanso e produzione abbondante. Le foglie sono grandi, orbicolari o trilobate, con lembo verde chiaro e superficie ondulata. Il grappolo è grande, conico o cilindrico, compatto e spesso alato. Gli acini sono medio-grandi, sferici o leggermente ellissoidali, con buccia spessa e consistente di colore giallo verdastro o dorato. La polpa è succosa e dolce, di sapore neutro.
Il vitigno germoglia in epoca media e matura tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. È molto produttivo, con rese elevate che possono superare i 120 quintali per ettaro, sebbene per ottenere vini di qualità sia necessario ridurre la resa mediante potature e diradamenti. Rispetto al Catarratto Bianco Lucido, questa varietà presenta una pruina più abbondante e una buccia meno trasparente, da cui deriva l’aggettivo “comune”.
Caratteristiche colturali e agronomiche
Il Catarratto Bianco Comune si adatta bene ai suoli calcarei, argillosi o sabbiosi della Sicilia, ma dà i migliori risultati nei terreni collinari asciutti e ben esposti. È un vitigno rustico e resistente, capace di tollerare la siccità e le alte temperature, ma può risultare sensibile alla botrite e all’oidio in condizioni di eccessiva umidità. Le forme di allevamento più diffuse sono l’alberello siciliano, il cordone speronato e il guyot, con densità d’impianto medio-alta.
Le rese, naturalmente elevate, devono essere contenute per favorire la concentrazione aromatica e l’equilibrio gustativo. È un vitigno longevo, con ceppi che possono restare produttivi anche oltre i quarant’anni. La sua versatilità lo rende adatto sia a vinificazioni in bianco secco, sia a produzioni di vini liquorosi o passiti, grazie alla sua capacità di mantenere zuccheri e acidità anche in condizioni di maturazione avanzata.
Caratteristiche enologiche del vitigno
Le uve di Catarratto Bianco Comune producono mosti di colore giallo dorato chiaro, con acidità moderata e buon tenore zuccherino. La vinificazione avviene prevalentemente in acciaio inox a temperatura controllata per preservare freschezza e fragranza aromatica. In alcune versioni, una parte del vino può affinare in botti di rovere per aggiungere corpo e complessità.
Il profilo aromatico è generalmente delicato e sobrio, con note di fiori bianchi, agrumi, mandorla e frutta gialla matura, accompagnate da leggere sfumature minerali e sapide che riflettono il suolo vulcanico e calcareo di molte zone dell’isola. Nelle versioni più evolute, il vino può sviluppare sentori di miele, frutta secca e erbe mediterranee. L’equilibrio tra morbidezza e freschezza ne fa un vitigno estremamente duttile e versatile in cantina.
Caratteristiche organolettiche dei vini
I vini da Catarratto Bianco Comune si presentano di colore giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso esprimono profumi fini e discreti di fiori di campo, agrumi, pesca, mela gialla e mandorla, con note minerali e salmastre che rimandano ai suoli mediterranei di origine. Al palato risultano equilibrati, di corpo medio, con acidità moderata, struttura piena e una tipica sensazione di sapidità che conferisce lunghezza e armonia al sorso. Le versioni più giovani sono fresche, lineari e piacevolmente fruttate; quelle affinate o provenienti da vigneti di alta collina mostrano maggiore complessità, con toni mielati e minerali e un sorprendente potenziale evolutivo.
