Le menzioni geografiche aggiuntive (MGA), conosciute ufficialmente e in modo più aggiornato come unità geografiche aggiuntive (UGA), rappresentano un’importante evoluzione nella regolamentazione delle denominazioni di origine dei vini italiani, introdotta per valorizzare ulteriormente il legame tra il vino e il suo territorio di provenienza. Le UGA sono state introdotte ufficialmente dal Testo Unico del Vino del 2016, sostituendo formalmente il termine MGA, anche se quest’ultimo viene ancora utilizzato in alcune denominazioni per ragioni di tradizione e riconoscibilità storica.
Si tratta di un’indicazione più specifica all’interno di una denominazione di origine controllata e garantita (DOCG) o denominazione di origine controllata (DOC), che consente di citare in etichetta una sottozona o un’area geografica ben delimitata e riconosciuta per le sue peculiari caratteristiche qualitative.
L’obiettivo delle UGA è quello di fornire informazioni aggiuntive ai consumatori, permettendo di identificare vini che provengono da parcelle o zone particolarmente vocate all’interno di denominazioni più ampie. Questo approccio rispecchia la volontà di seguire l’esempio dei cru francesi, ovvero specifiche aree o vigneti che godono di una reputazione e identità unica, con qualità distintive.
Un esempio emblematico di questa pratica si trova nelle Langhe piemontesi, con il Barolo e il Barbaresco. Entrambe queste DOCG hanno ufficializzato le UGA (anche se storicamente conosciute come MGA), identificando numerosi cru (come Cannubi, Brunate, Cerequio per il Barolo, o Asili, Rabajà, Montefico per il Barbaresco). Questa operazione, avviata ufficialmente nel 2010 per il Barolo e nel 2007 per il Barbaresco, ha permesso di evidenziare differenze sostanziali tra i vari terroir, legate a fattori quali composizione del suolo, altitudine, esposizione e microclima.
Le UGA sono state introdotte anche in altre regioni italiane, dove l’articolazione territoriale è fondamentale. In Toscana, ad esempio, il Chianti Classico ha introdotto recentemente le UGA, indicando specifici comuni o villaggi come Gaiole, Greve, Radda, Castellina, che possiedono peculiarità riconoscibili e ben radicate nella storia vitivinicola locale. Questa segmentazione non solo valorizza le diversità territoriali ma rappresenta anche un elemento di prestigio, con consumatori sempre più interessati a conoscere l’origine precisa del vino.
Anche in Veneto, la denominazione Soave DOC ha adottato il sistema delle UGA, delimitando 33 menzioni geografiche aggiuntive come Castelcerino, Fittà, Foscarino, per valorizzare ulteriormente le caratteristiche uniche di ciascuna sottozona, legate soprattutto alla composizione vulcanica o calcarea dei suoli. L’introduzione delle UGA ha portato un miglioramento nella percezione qualitativa della denominazione, sottolineando l’importanza della biodiversità e delle differenti interpretazioni stilistiche.
La regolamentazione delle UGA non è però uniforme in tutta Italia. Alcune denominazioni hanno adottato regolamenti molto rigorosi, con requisiti severi riguardo alla vinificazione, rese per ettaro più basse e periodi di affinamento più lunghi per i vini che intendono riportare in etichetta la menzione aggiuntiva. Altre denominazioni sono ancora in fase di studio o discussione sull’opportunità di introdurre questo tipo di segmentazione.
Le unità geografiche aggiuntive rappresentano dunque un potente strumento di comunicazione e valorizzazione del vino italiano, in linea con la crescente richiesta di autenticità e tracciabilità da parte dei consumatori globali. Si tratta di un passo decisivo verso una viticoltura sempre più consapevole e sostenibile, in cui l’identità territoriale diventa non solo un fattore di distinzione qualitativa, ma anche un elemento chiave per rafforzare il prestigio e la riconoscibilità internazionale delle denominazioni di origine italiane.
Denominazioni di Origine che adottano le UGA
Ecco la lista aggiornata delle denominazioni di origine italiane che adottano ufficialmente le Unità Geografiche Aggiuntive (UGA), ciascuna accompagnata da una breve descrizione che ne evidenzia l’importanza o le caratteristiche specifiche. Per i dettagli rimandiamo al testo dei singoli disciplinari.
-
- Barolo DOCG (Piemonte): Questa denominazione prestigiosa utilizza le UGA per identificare i suoi celebri cru storici come Cannubi, Brunate, Cerequio, ognuno con peculiarità ben definite legate al terroir.
- Barbaresco DOCG (Piemonte): Le UGA distinguono aree vocate come Asili, Rabajà, Montefico, valorizzandone il profilo sensoriale unico e le diverse esposizioni.
- Roero DOCG (Piemonte): Le UGA individuano specifiche zone per valorizzare i suoli sabbiosi tipici del Roero, importanti per vini a base di Nebbiolo e Arneis.
- Dolcetto di Diano d’Alba DOCG (Piemonte): Adotta 76 UGA chiamate “sorì”, ciascuna rappresentante un’esposizione ideale per il Dolcetto, esprimendo diversità espressive significative.
- Chianti Classico DOCG (Toscana): Recentemente introdotte, le UGA identificano comuni e località storiche come Gaiole, Radda, Castellina, Greve, ciascuna con caratteristiche territoriali ben radicate nella tradizione.
- Soave DOC (Veneto): Presenta 33 UGA come Castelcerino, Foscarino, Fittà, valorizzando la diversità dei suoli vulcanici e calcarei che caratterizzano la denominazione.
- Conegliano-Valdobbiadene Prosecco DOCG (Veneto): Le UGA evidenziano le colline più vocate e storiche del Prosecco Superiore, sottolineando differenze qualitative e identitarie, come ad esempio Cartizze.
- Prosecco DOC (Veneto-Friuli Venezia Giulia): Recentemente introdotte, le UGA individuano specifiche aree per offrire maggiore tracciabilità e valorizzare le sfumature qualitative all’interno di un territorio molto ampio.
- Bardolino DOC (Veneto): L’adozione delle UGA consente di identificare sottozone particolarmente vocate come La Rocca, Montebaldo e Sommacampagna, valorizzando la tipicità dei vini rosati e rossi locali.
- Romagna Sangiovese DOC (Emilia-Romagna): UGA che evidenziano particolarità territoriali come Predappio, Brisighella e Modigliana, riconosciute per suoli e microclimi distintivi.
- Aglianico del Vulture DOC (Basilicata): Le UGA identificano zone vocate sulle pendici vulcaniche del Vulture, valorizzando i diversi terroir e le varie espressioni dell’Aglianico.
- Rossese di Dolceacqua DOC (Liguria): Utilizza le UGA per distinguere “cru” come Luvaira o Pini, ciascuno con specificità dovute a esposizioni e microclimi della Liguria occidentale.
- Castelli di Jesi Verdicchio Riserva DOCG (Marche): Le UGA sottolineano le migliori esposizioni e comuni storici come Cupramontana e Staffolo, cruciali per la qualità superiore del Verdicchio.
- Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC (Marche): Anche qui le UGA aiutano a valorizzare differenze significative tra comuni e zone come Maiolati Spontini e Montecarotto.
- Verdicchio di Matelica Riserva DOCG (Marche): Le UGA evidenziano la specificità territoriale della vallata chiusa di Matelica, caratterizzata da un microclima continentale unico per il Verdicchio.
- Verdicchio di Matelica DOC (Marche): Come nella versione riserva, le UGA definiscono le zone più vocate all’interno della vallata di Matelica, valorizzando i singoli terroir.
- Valdadige Terradeiforti DOC (Trentino-Alto Adige/Veneto): Le UGA individuano specifiche aree storiche lungo il fiume Adige, mettendo in risalto le diverse peculiarità del territorio montano.




