Il Piave Malanotte o Malanotte del Piave DOCG è uno dei vini rossi più caratteristici del Veneto orientale e rappresenta la massima espressione del Raboso Piave, vitigno storico della pianura attraversata dal fiume Piave. La denominazione interessa le province di Treviso e Venezia e si distingue per una tecnica produttiva particolare: una quota compresa tra il 15 e il 30% delle uve deve essere sottoposta ad appassimento prima della vinificazione.
Il risultato è un vino rosso strutturato e longevo, nel quale la naturale acidità e la marcata componente tannica del Raboso vengono bilanciate dalla maggiore concentrazione e morbidezza apportate dalle uve appassite. Il vino deve inoltre affrontare almeno 36 mesi di invecchiamento, comprendenti almeno 12 mesi in botte e 4 mesi in bottiglia.
La coltivazione della vite lungo il corso del Piave ha origini molto antiche. Il territorio si trovava lungo importanti vie di comunicazione già in epoca romana e la viticoltura continuò a svolgere un ruolo significativo anche durante il dominio della Repubblica di Venezia.
In questo ambiente si affermò il Raboso, varietà particolarmente adatta alle condizioni della pianura veneta. La sua elevata acidità e la ricchezza tannica producevano vini capaci di conservarsi a lungo, caratteristica preziosa in un’epoca nella quale il vino doveva affrontare lunghi trasporti. Il Raboso venne per questo associato anche al cosiddetto “vin da viajo”, vino adatto ai viaggi e alla conservazione.
Il nome Malanotte deriva da Borgo Malanotte, piccolo nucleo storico situato a Tezze di Piave, nel comune di Vazzola. Il toponimo è legato alla famiglia Malanotte, che si insediò in quest’area e contribuì allo sviluppo agricolo e vitivinicolo del territorio. Il borgo rimane ancora oggi uno dei luoghi simbolici della denominazione.
La DOCG Piave Malanotte o Malanotte del Piave fu riconosciuta con D.M. 22 dicembre 2010, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 4 del 7 gennaio 2011. Il disciplinare è stato successivamente modificato nel 2011, 2014 e con D.M. 28 luglio 2017; una successiva modifica ordinaria è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea il 5 luglio 2019.
La zona di produzione si estende lungo il bacino del Piave, nella media e bassa pianura veneta, interessando un’ampia porzione delle province di Treviso e Venezia.
In provincia di Treviso comprende integralmente i comuni di:
Arcade, Breda di Piave, Casale sul Sile, Cessalto, Chiarano, Cimadolmo, Codognè, Fontanelle, Godega Sant’Urbano, Gorgo al Monticano, Mareno di Piave, Maserada sul Piave, Monastier, Oderzo, Ormelle, Ponte di Piave, Ponzano Veneto, Portobuffolè, Povegliano, Roncade, Salgareda, San Biagio di Callalta, San Fior, San Polo di Piave, Santa Lucia di Piave, Spresiano, Vazzola e Zenson di Piave.
Sono inoltre comprese parti dei territori di:
Carbonera, Casier, Gaiarine, Mansuè, Mogliano Veneto, Orsago, Preganziol, Silea, Villorba, Colle Umberto, Conegliano, Cordignano, Giavera del Montello, Montebelluna, Motta di Livenza, Nervesa della Battaglia, Paese, San Vendemiano, Susegana, Trevignano, Vittorio Veneto e Volpago del Montello.
In provincia di Venezia la denominazione comprende integralmente:
Fossalta di Piave, Marcon, Meolo, Noventa di Piave, Quarto d’Altino e San Donà di Piave;
e parte dei comuni di:
Venezia, Ceggia, Eraclea, Jesolo, Musile di Piave e Torre di Mosto.
Il territorio è quindi molto più ampio del piccolo borgo dal quale il vino prende il nome e segue sostanzialmente il sistema della pianura attraversata dal Piave.
I terreni sono in larga parte di origine sedimentaria e alluvionale, formati nel corso del tempo dai depositi trasportati dal Piave e, nelle epoche precedenti, dai sistemi glaciali alpini.
Nella parte settentrionale sono frequenti terreni ricchi di ghiaia e scheletro, mentre procedendo verso sud aumenta la presenza di argille e sabbie fini. Il disciplinare considera particolarmente adatti i terreni di favorevole giacitura, prevalentemente argillosi, calcarei e ghiaiosi, mentre esclude quelli torbosi, eccessivamente umidi o decisamente silicei.
Il clima è temperato, con estati calde e inverni relativamente moderati. Le correnti più fresche provenienti da nord-est generano escursioni termiche più significative nella parte settentrionale della denominazione.
Il Piave Malanotte o Malanotte del Piave DOCG deve essere ottenuto da:
Una quota massima del 5% prevista per il Raboso Veronese può essere sostituita da altre varietà a bacca rossa idonee alla coltivazione nelle province di Treviso e Venezia.
Il Raboso Piave rappresenta quindi il cuore della denominazione. È un vitigno tardivo, caratterizzato naturalmente da acidità molto elevata, notevole ricchezza tannica e maturazione fenolica lenta.
Queste caratteristiche spiegano sia la storica longevità dei vini sia la particolare tecnica di produzione adottata per il Malanotte.
La resa massima è fissata in:
12 tonnellate di uva per ettaro.
Le uve devono raggiungere almeno 11% vol. di titolo alcolometrico volumico naturale.
Per i vigneti piantati dopo l’entrata in vigore del disciplinare è prevista una densità minima di:
2.500 ceppi/ha per le spalliere semplici e doppie;
1.250 ceppi/ha per il tradizionale sistema a raggi o Bellussi, purché venga rispettata la specifica carica massima di gemme stabilita dal disciplinare.
La presenza del Bellussi è particolarmente significativa dal punto di vista storico, perché questa forma di allevamento rappresenta uno degli elementi tradizionali del paesaggio viticolo della pianura trevigiana.
La vera peculiarità produttiva del Malanotte del Piave è l’obbligo di utilizzare una parte di uve appassite.
Tra il 15 e il 30% del quantitativo complessivo destinato alla DOCG deve essere costituito da uve Raboso Piave e/o Raboso Veronese sottoposte ad appassimento.
L’appassimento concentra zuccheri, estratto e componenti aromatiche e contribuisce soprattutto a compensare la naturale durezza del Raboso, caratterizzato da acidità e tannini molto elevati.
Il disciplinare consente anche l’impiego di sistemi di condizionamento ambientale, purché operino a temperature comparabili a quelle dei tradizionali processi naturali di appassimento.
Le uve destinate all’appassimento non possono normalmente essere pigiate prima dell’8 dicembre dell’anno della vendemmia, anche se la Regione Veneto può autorizzare un anticipo su motivata richiesta del Consorzio.
Si tratta quindi di un processo profondamente diverso da una semplice vendemmia tardiva: una parte delle uve viene raccolta e successivamente concentrata attraverso appassimento prima di essere vinificata.
Le operazioni di appassimento, vinificazione e invecchiamento obbligatorio devono normalmente essere effettuate nella zona di produzione.
Per ragioni storiche il disciplinare consente tuttavia queste operazioni anche nell’intera provincia di Treviso e nel territorio della provincia di Venezia situato a est del Brenta, oltre ad alcune specifiche autorizzazioni storiche in provincia di Pordenone.
La resa massima dell’uva in vino destinato alla certificazione è differenziata:
Questa differenza riflette naturalmente la perdita di acqua e peso che avviene durante l’appassimento.
Il Piave Malanotte o Malanotte del Piave DOCG deve essere sottoposto ad almeno 36 mesi di invecchiamento, calcolati dal 1° novembre dell’anno della vendemmia.
Di questi:
Il disciplinare non prescrive una particolare dimensione della botte, lasciando quindi al produttore una certa libertà nella gestione dell’affinamento.
La durata complessiva di tre anni è particolarmente coerente con le caratteristiche del Raboso: l’elevata acidità e la notevole componente tannica richiedono infatti tempo per raggiungere un maggiore equilibrio.
Il disciplinare prevede una sola tipologia:
Piave Malanotte o Malanotte del Piave DOCG.
Non sono previste versioni Riserva, Superiore, Classico, Passito o altre qualificazioni aggiuntive. Il disciplinare vieta espressamente l’utilizzo di termini come “superiore”, “fine”, “scelto” o “selezionato”.
L’indicazione dell’annata di produzione delle uve è obbligatoria.
All’immissione al consumo il Piave Malanotte o Malanotte del Piave DOCG deve presentare:
titolo alcolometrico volumico totale minimo 12,5% vol.;
acidità totale minima 5,5 g/l;
estratto non riduttore minimo 26 g/l;
residuo zuccherino massimo 8 g/l.
Il colore è rosso rubino intenso con riflessi violacei, progressivamente tendente al granato con l’invecchiamento.
Il profumo è caratteristicamente segnato da marasca e ciliegia, accompagnate da note speziate. Il disciplinare descrive il gusto come austero, sapido e caratteristico.
Nelle migliori interpretazioni possono emergere anche note di mora, mirtillo, prugna, erbe aromatiche, spezie, menta ed eucalipto, mentre l’affinamento può sviluppare sensazioni più evolute di tabacco e cuoio. Il passaggio in legno può naturalmente conferire leggere note di tostatura e spezie dolci; il disciplinare ammette espressamente la presenza di un sentore di legno.
Il tratto più riconoscibile rimane tuttavia il contrasto tra freschezza acida, struttura tannica e morbidezza derivante dalla quota di uve appassite. È proprio questa tecnica a distinguere il Malanotte dalle altre interpretazioni del Raboso del Piave.
Piave Malanotte o Malanotte del Piave DOCG
| Vitigno | Colore bacca | |
|---|---|---|
| Raboso Piave | ![]() | Bacca nera |
| Raboso Veronese | ![]() | Bacca nera |
| Nome | Regione | La Guida Vini di Quattrocalici | Tipo |
|---|---|---|---|
| Piave Malanotte DOCG | Veneto | Raboso | Vino fermo |
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