Il Moscato di Alessandria (Muscat of Alexandria) è tradizionalmente identificato in alcune regioni italiane come Zibibbo, un’antichissima varietà mediterranea. La sua origine è attribuita alla zona compresa tra l’Egitto e il Levante, dove era apprezzato come uva da mensa e per la produzione di vini dolci destinati alle élite. L’introduzione nel bacino sud-mediterraneo è avvenuta grazie ai fenici e successivamente ai greci, che lo diffusero nelle isole dell’Egeo e nel Sud Italia. Nel Medioevo assume un ruolo centrale nella viticoltura delle isole, soprattutto a Pantelleria, dove la pratica dell’alberello ad accestimento basso permette alla varietà di adattarsi ai venti e alla scarsità idrica. La sua aromatica intensità, più calda e matura rispetto al Moscato Bianco, ne fa una delle varietà dolci più storicamente identitarie del Mediterraneo.
Aree di coltivazione
In Italia il Moscato di Alessandria è coltivato principalmente in Sicilia, con concentrazione assoluta a Pantelleria, dove costituisce la base del Passito e del Moscato di Pantelleria. È presente anche nelle isole minori (Eolie), nel Trapanese e in alcune zone dell’Agrigentino, dove viene utilizzato sia per vini dolci sia come uva da mensa. Fuori dall’Italia è coltivato in Grecia, Spagna, Portogallo, Malta e in Nord Africa. Ha una buona diffusione anche in California, Cile e Sudafrica, dove è impiegato per produzioni di vini dolci o per tagli aromatici. In molte aree calde del mondo è valorizzato per la sua resistenza alla siccità e per il profilo aromatico ricco e opulento.
Caratteristiche ampelografiche
Il vitigno Moscato di Alessandria presenta foglia grande, rotondeggiante o trilobata, con lembo spesso e superficie rugosa, adatta ai climi ventosi e aridi. Il grappolo è grande, conico-piramidale, spesso allungato e spargolo, caratteristica utile nelle zone calde per ridurre il rischio di muffe. L’acino è grande, ovale, con buccia spessa e resistente, di colore giallo dorato o ambrato nelle esposizioni più soleggiate. La polpa è croccante, dolce e intensamente aromatica. L’aroma primario, dominato da terpeni come il linalolo, è più maturo e meno floreale rispetto al Moscato Bianco: ricorda frutta gialla matura, scorza di agrume, fichi e note di datteri.
Caratteristiche colturali e agronomiche
Il Moscato di Alessandria è un vitigno vigoroso, molto adatto ai climi aridi e ventilati, grazie alla buccia spessa e alla sua elevata tolleranza alla siccità. In Sicilia è coltivato spesso a alberello pantesco, una forma unica nel suo genere, ottimizzata per proteggere la pianta dal vento e preservare l’umidità del suolo. Predilige terreni sabbiosi, vulcanici o calcarei, nei quali esprime intensità aromatica e concentrazione zuccherina elevata. Matura tardivamente, spesso tra fine settembre e ottobre, accumulando notevoli quantità di zucchero. È discretamente resistente alla botrite, ma richiede attenzioni contro l’oidio. La produzione è abbondante ma può essere modulata tramite potatura corta per privilegiare la qualità aromatica.
Caratteristiche enologiche del vitigno
Le uve di Moscato di Alessandria possiedono un contenuto zuccherino molto elevato e un’acidità moderata, fattori che lo rendono ideale per la produzione di vini passiti, vini dolci naturali e vini liquorosi. Il profilo aromatico, ricco e maturo, richiede tecniche di vinificazione che preservino la freschezza e contengano l’ossidazione. L’appassimento può essere naturale (al sole, come a Pantelleria) o controllato, con risultato di mosti estremamente concentrati. La varietà si presta anche alla produzione di vini secchi aromatici, benché meno diffusi, nei quali emergono note mediterranee e fruttate. È inoltre apprezzata per la produzione di distillati e aromatizzati.
Caratteristiche del vino
Il vino da Moscato di Alessandria si distingue per un colore che varia dal giallo dorato al topazio, soprattutto nelle versioni passite. L’aroma è intenso e complesso, con sentori di albicocca disidratata, scorza d’arancio, fichi secchi, miele, datteri, erbe mediterranee e talvolta note salmastre tipiche dei terreni vulcanici. In bocca i vini passiti sono ricchi, densi, avvolgenti, con dolcezza marcata bilanciata da una sapidità minerale che ne sostiene la bevibilità. Le versioni secche risultano aromatiche, strutturate e con una personalità marcata.
