L’Ottavianello è un vitigno a bacca nera autoctono della Puglia, conosciuto per la sua presenza quasi esclusiva nel territorio comunale di Ostuni, in provincia di Brindisi. Il nome deriva verosimilmente da Ottaviano, cittadina campana che potrebbe averne accolto i primi impianti nel passato, oppure da un’antica famiglia del luogo. In realtà, si tratta di un clone locale corrispondente al Cinsault, vitigno originario del sud della Francia, da cui fu probabilmente importato nel corso dell’Ottocento, forse attraverso il commercio marittimo con la Provenza.
Nel tempo, l’Ottavianello ha acquisito una propria identità locale, tanto da essere riconosciuto come vitigno tradizionale della zona di Ostuni, dove ha dato origine all’omonima DOC Ostuni Ottavianello, una delle più piccole e curiose d’Italia.
Diffusione nel mondo
L’Ottavianello è coltivato in Italia solo in Puglia, ma è identico dal punto di vista genetico al Cinsault (o Cinsaut), che invece vanta una larga diffusione internazionale. Originario del sud della Francia, è molto coltivato in Languedoc, Provenza e nella valle del Rodano, dove entra nei blend delle AOC regionali. È presente anche in Sudafrica, Cile, Australia, California e Libano, dove è spesso usato in uvaggi o per vini rosati, grazie alla sua acidità e al basso contenuto tannico. In tutte queste zone, il vitigno è noto per la sua resistenza al caldo e alla siccità, qualità che l’hanno favorito nei climi mediterranei e semi-aridi.
Diffusione in Italia
In Italia, l’Ottavianello è quasi esclusivamente pugliese, coltivato soprattutto nelle colline interne della provincia di Brindisi, e in particolare nel territorio di Ostuni, dove è alla base della DOC Ostuni Ottavianello, che prevede almeno l’85% di questa varietà. La superficie vitata è estremamente limitata, ma alcuni produttori locali stanno lavorando per il recupero e la valorizzazione della tipologia, anche attraverso vinificazioni in purezza e stili innovativi. Fu in passato diffuso anche in altre zone dell’Italia meridionale, ma oggi è una vera rarità regionale.
Caratteristiche ampelografiche
L’Ottavianello presenta grappoli grandi, allungati, piramidali e piuttosto compatti. Gli acini sono medio-grandi, sferici, con buccia sottile, pruinosa e di colore blu violaceo. La foglia è grande, trilobata o pentalobata, con margini dentellati e superficie leggermente bollicina. La pianta ha portamento vigoroso e internodi regolari.
Proprietà agronomiche
Vitigno di buona vigoria, si adatta bene a climi caldi e asciutti, come quelli delle colline brindisine. Ha una maturazione medio-tardiva, con vendemmia verso la fine di settembre. Resiste bene alla siccità e al calore, e può dare produzioni elevate se non gestito con potature contenitive. Predilige suoli sciolti e calcarei, ben drenati e soleggiati. La forma di allevamento tradizionale è l’alberello, ma può essere coltivato anche a guyot o cordone speronato.
Resistenze e sensibilità
L’Ottavianello è resistente alla siccità e abbastanza tollerante verso le principali malattie fungine, anche se può essere sensibile alla botrite in caso di piogge tardive, a causa della compattezza del grappolo. La buccia sottile lo espone a scottature se il fogliame non protegge bene i grappoli, ma la gestione agronomica moderna ha ridotto questo problema.
Proprietà enologiche
Dal punto di vista enologico, l’Ottavianello produce vini di medio corpo, basso contenuto tannico, buona acidità e grado alcolico contenuto, che si prestano bene alla vinificazione in rosso leggero o rosato. Può essere fermentato in acciaio per valorizzarne il frutto, oppure affinato in legni leggeri per una maggiore complessità. La sua fragranza aromatica e morbidezza gustativa lo rendono adatto anche a tagli per smussare vini più strutturati.
Caratteristiche organolettiche dei vini da Ottavianello
I vini da Ottavianello si presentano con colore rosso rubino brillante, talvolta tenue. Al naso mostrano un profilo fruttato e floreale, con sentori di ciliegia fresca, lampone, fragola di bosco, accompagnati da note di viola, pepe bianco, erbe mediterranee e un sottofondo minerale o salino nei migliori esemplari.
Al palato sono agili, succosi, morbidi, con tannini delicati, acidità ben integrata e un finale fresco e armonico, talvolta con ritorni speziati o di frutta rossa croccante. Sono vini che privilegiano la bevibilità e l’eleganza, ideali da bere giovani, anche leggermente freschi, in abbinamento a piatti della cucina mediterranea, come pasta con pomodoro e olive, tielle, carni bianche, fritture e formaggi semistagionati.
