La Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG è una denominazione piemontese della provincia di Alessandria riservata esclusivamente ai vini rossi ottenuti da Dolcetto 100%. La zona di produzione occupa le colline dell’Ovadese, nel settore meridionale del Monferrato, attorno alla città di Ovada e alla valle dell’Orba.
La denominazione comprende la tipologia base, la menzione Vigna e, per i vini sottoposti a un affinamento più lungo, la specificazione Riserva. Il nome ufficiale può essere espresso indifferentemente come Dolcetto di Ovada Superiore DOCG oppure, più semplicemente, Ovada DOCG.
La coltivazione del Dolcetto nell’Ovadese è molto antica e il vitigno è talmente legato a questo territorio da essere stato indicato in passato anche come “Uva di Ovada” o Uva Ovadensis.
La sua diffusione aumentò soprattutto nell’Ottocento, quando divenne uno dei vitigni predominanti delle colline meridionali del Monferrato.
Il Dolcetto di Ovada DOC fu riconosciuto nel 1972. La versione più selettiva e destinata all’invecchiamento ottenne successivamente il riconoscimento della DOCG nel 2008, con il nome Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG.
La DOCG convive tuttora con la distinta Dolcetto di Ovada DOC: la prima identifica quindi la versione Superiore, caratterizzata da rese inferiori, maggiore maturazione delle uve e affinamento obbligatorio.
La zona di produzione comprende interamente 22 comuni della provincia di Alessandria:
Ovada, Belforte Monferrato, Bosio, Capriata d’Orba, Carpeneto, Casaleggio Boiro, Cassinelle, Castelletto d’Orba, Cremolino, Lerma, Molare, Montaldeo, Montaldo Bormida, Mornese, Morsasco, Parodi Ligure, Prasco, Rocca Grimalda, San Cristoforo, Silvano d’Orba, Tagliolo Monferrato e Trisobbio.
Il territorio è prevalentemente collinare, spesso caratterizzato da pendenze marcate, e si sviluppa attorno al corso del fiume Orba, tra il Monferrato meridionale e i primi rilievi dell’Appennino ligure.
I terreni ammessi dal disciplinare sono principalmente argillosi, tufacei, calcarei e di medio impasto, anche nelle loro diverse combinazioni.
Sono esclusi i fondovalle, i terreni pianeggianti, umidi e insufficientemente soleggiati. I vigneti possono raggiungere un’altitudine massima di 600 metri sul livello del mare.
La vicinanza dell’Appennino e del Mar Ligure contribuisce a creare un clima caratterizzato da buona ventilazione e significative escursioni termiche, condizioni favorevoli alla maturazione aromatica del Dolcetto.
La Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG deve essere prodotta esclusivamente da Dolcetto 100%.
Non sono ammessi vitigni complementari.
Il Dolcetto è una varietà a maturazione relativamente precoce, capace di produrre vini dal colore intenso, con acidità moderata ma una componente tannica spesso significativa.
Il nome non indica un vino dolce: l’Ovada DOCG è infatti un vino rosso secco. L’etimologia è probabilmente riferita alla dolcezza dell’uva matura rispetto ad altre varietà piemontesi.
Per i nuovi impianti e i reimpianti è prevista una densità minima di 4.000 ceppi per ettaro. La forma di allevamento tradizionale è la controspalliera con potatura Guyot.
La resa massima è fissata in 7 tonnellate di uva per ettaro, mentre le uve devono raggiungere almeno 12% vol. di titolo alcolometrico naturale.
Le operazioni di vinificazione e invecchiamento devono essere effettuate normalmente all’interno della zona di produzione, salvo specifiche autorizzazioni riconosciute ad aziende con stabilimenti situati nelle province previste dal disciplinare.
La resa massima dell’uva in vino è pari al 70%, corrispondente a una produzione massima di 49 hl/ha.
La fermentazione avviene generalmente con macerazione sulle bucce, allo scopo di estrarre colore, tannini e sostanze aromatiche.
Il disciplinare non impone un passaggio obbligatorio in legno. L’affinamento può quindi svolgersi in acciaio, cemento, botti o barrique secondo lo stile del produttore.
La versione base deve essere sottoposta ad almeno 12 mesi di invecchiamento, calcolati dal 1° novembre dell’anno della vendemmia.
Il disciplinare contempla:
Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG;
Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada Riserva DOCG;
Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada Vigna DOCG;
Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada Vigna Riserva DOCG.
L’indicazione dell’annata di produzione delle uve è obbligatoria per tutte le versioni.
Un aspetto importante è quindi che “Superiore” fa parte del nome ufficiale della denominazione, e non identifica una tipologia distinta rispetto a un ipotetico Ovada base DOCG.
La tipologia principale può essere indicata come:
Dolcetto di Ovada Superiore DOCG
oppure
Ovada DOCG.
Deve essere prodotta da Dolcetto in purezza, con resa massima di 7 t/ha e almeno 12 mesi di affinamento.
All’immissione al consumo deve raggiungere almeno:
12,5% vol. di titolo alcolometrico volumico totale;
4,5 g/l di acidità totale;
23 g/l di estratto non riduttore.
La denominazione può essere accompagnata dalla menzione “Vigna”, seguita dal relativo toponimo o nome tradizionale.
In questo caso le uve devono provenire interamente dal vigneto indicato e il vigneto deve essere registrato secondo le procedure previste.
Per Ovada Vigna DOCG la resa massima scende a 6 t/ha, mentre le uve devono raggiungere almeno 12,5% vol. di titolo alcolometrico naturale.
Per i vigneti più giovani la resa consentita è ulteriormente ridotta: 3,6 t/ha al terzo anno, 4,2 al quarto, 4,8 al quinto e 5,4 al sesto, raggiungendo il limite ordinario di 6 t/ha dal settimo anno.
Il vino con menzione Vigna deve essere sottoposto ad almeno 20 mesi di invecchiamento, sempre calcolati dal 1° novembre dell’anno della vendemmia.
All’immissione al consumo deve raggiungere almeno 13% vol., con estratto non riduttore minimo di 24 g/l.
La specificazione Riserva può essere utilizzata per i vini sottoposti a un periodo di invecchiamento non inferiore a 24 mesi.
Sono quindi possibili:
Dolcetto di Ovada Superiore Riserva DOCG o Ovada Riserva DOCG;
Dolcetto di Ovada Superiore Vigna Riserva DOCG o Ovada Vigna Riserva DOCG.
La Riserva non prevede una diversa composizione ampelografica: il vino rimane sempre Dolcetto 100%. La differenza fondamentale è il maggiore periodo di maturazione.
Il Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG presenta un colore rosso rubino tendente al granato con l’evoluzione.
Il profumo è vinoso e caratteristico, con note di ciliegia, prugna, mora, piccoli frutti rossi e violetta. Con l’affinamento può diventare più etereo e sviluppare sentori speziati, balsamici e, quando viene impiegato il legno, leggere sfumature tostate.
Al palato è asciutto, con una tipica nota mandorlata e richiami fruttati. La componente tannica del Dolcetto conferisce struttura, mentre l’acidità relativamente moderata favorisce una sensazione gustativa piena e avvolgente.
Le versioni Vigna presentano generalmente maggiore concentrazione e profondità, grazie alle rese inferiori e alla maggiore maturazione delle uve.
La Riserva tende invece a sviluppare un carattere più evoluto, con note di prugna matura, spezie, liquirizia, tabacco e frutta secca.
Dolcetto di Ovada Superiore o Ovada DOCG
| Creata nel | 2008 |
| Prima approvazione | Già riconosciuta come tipologia della DOC “Dolcetto di Ovada” con D.P.R. 01.09.1972, G.U.311 del 30.11.1972 |
| Approvata come DOCG | Approvata DOCG con D.M. 17.09.2008, G.U. 229 del 30.09.2008 |
| Ultimi aggiornamenti | Ultime modifiche introdotte dal D.M. 07.03.2014 |
| Regione | Piemonte |
| Province | Alessandria |
| Tipo di denominazione | DOCG |
| Zona di produzione | Vari comuni nella provincia di Alessandria |
| Merceologia | Vino |
| Vitigno | Colore bacca | |
|---|---|---|
| Dolcetto | ![]() | Bacca nera |
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