La Côte d’Or è il cuore più profondo e simbolico della viticoltura della Borgogna. Non è solo un’area geografica: è un concetto, un’icona, un sistema di pensiero enologico fondato sull’idea che ogni singolo tratto di terra possa esprimere un carattere irripetibile. Questo sottile corridoio collinare lungo poco più di 50 chilometri, che si estende da Digione a sud di Santenay, concentra al suo interno una densità di climats e denominazioni che non ha eguali al mondo. L’allineamento dei pendii, l’esposizione a est, la varietà dei suoli e la sensibilità quasi mistica dei vigneron locali hanno fatto sì che qui si codificasse un modello unico di interpretazione del terroir, dove la distinzione tra una parcella e l’altra si traduce in sfumature tangibili nel bicchiere. Divisa in due grandi sottozone – la Côte de Nuits e la Côte de Beaune – la Côte d’Or è la culla dei Grand Cru più celebrati della Borgogna, e al tempo stesso la scuola più rigorosa per comprendere il significato profondo dell’identità territoriale del vino.
La Côte de Nuits
La Côte de Nuits, situata nella parte settentrionale della Côte d’Or, è una stretta fascia di terra che si sviluppa da Marsannay a Corgoloin, attraversando villaggi mitici come Gevrey-Chambertin, Morey-Saint-Denis, Chambolle-Musigny, Vosne-Romanée e Nuits-Saint-Georges. Qui domina incontrastato il Pinot Noir, che trova nei suoli marnoso-calcarei e nell’altitudine compresa tra i 250 e i 350 metri condizioni ideali per dare origine a vini di immensa profondità e longevità. I microclimi variano sensibilmente da un villaggio all’altro, con influssi continentali mitigati da una buona ventilazione e da leggere pendenze che favoriscono il drenaggio. I vini rossi della Côte de Nuits sono spesso più concentrati, intensi e strutturati rispetto a quelli della parte meridionale: nei Grand Cru come Chambertin o La Tâche si esprimono con austerità e potenza, mentre a Musigny o Amoureuses emergono eleganza, trama fine e una persistenza quasi eterea. I bianchi sono una rarità, presenti solo in alcune denominazioni minori come Marsannay o in versioni anomale di Morey o Vougeot.
La Côte de Beaune
La Côte de Beaune, che si estende da Ladoix-Serrigny fino a Santenay, presenta una fisionomia geologica simile ma non identica. Le pendenze sono più dolci, i suoli tendono a essere più ricchi di argille, e l’altitudine spesso leggermente superiore garantisce escursioni termiche che favoriscono l’aromaticità delle uve. Sebbene il Pinot Noir sia ancora ampiamente coltivato (specialmente nei comuni di Pommard, Volnay e Beaune), è lo Chardonnay a segnare l’identità della Côte de Beaune, dando vita a vini bianchi di tensione, volume e purezza straordinari. Grand Cru come Montrachet, Corton-Charlemagne o Chevalier-Montrachet rappresentano il vertice assoluto dell’espressione borgognona del vitigno, con una capacità di evoluzione che può superare i trent’anni. I vini bianchi della Côte de Beaune si distinguono per la loro mineralità tagliente, per la ricchezza mai pesante della bocca, e per un ventaglio olfattivo che va dal floreale all’agrumato, fino alle note burrose e tostate della maturazione su feccia. I vini rossi, più accessibili in gioventù rispetto a quelli della Côte de Nuits, mostrano finezza e un profilo più fruttato e gentile, seppur non privo di profondità.
La distinzione tra le due aree non è solo stilistica, ma anche filosofica: la Côte de Nuits si rivolge all’essenza del Pinot Noir come lente interpretativa della struttura, della potenza e della profondità, mentre la Côte de Beaune si muove con grazia tra rossi raffinati e bianchi monumentali, facendo dello Chardonnay il suo ambasciatore più eloquente. Insieme, disegnano la mappa più complessa e affascinante della grande viticoltura francese.






