In passato il Colorino veniva spesso vinificato insieme alle altre varietà del Chianti, in particolare al Canaiolo e al Sangiovese, secondo la tradizione del “governo all’uso toscano”. La sua presenza era considerata fondamentale per dare ai vini un tono più profondo e una maggiore stabilità cromatica. Dopo un periodo di progressivo abbandono nel Novecento, dovuto all’introduzione di varietà internazionali, il Colorino è stato riscoperto per le sue qualità enologiche peculiari e per la sua capacità di contribuire alla complessità sensoriale dei blend moderni.
Alcune ricerche genetiche hanno evidenziato la presenza di diverse biotipi, tra cui il Colorino del Valdarno e il Colorino di Lucca, ognuno con caratteristiche agronomiche leggermente differenti ma accomunati da un’impronta aromatica tipicamente toscana e da un profilo fenolico di grande concentrazione.
Dal punto di vista storico e culturale, il Colorino è una delle uve simbolo della viticoltura contadina toscana: una varietà che ha accompagnato per secoli la storia del Chianti, contribuendo in silenzio a costruirne l’identità cromatica e gustativa. La sua riscoperta contemporanea si inserisce nel più ampio movimento di rivalutazione dei vitigni autoctoni, volto a recuperare autenticità e profondità territoriale nei vini di alta qualità.
Zone di coltivazione
Il Colorino è coltivato principalmente in Toscana, dove è presente in quasi tutte le province viticole, soprattutto nel Chianti, nel Chianti Classico, nel Valdarno, nel Val di Pesa e nel Val di Nievole. È ammesso in numerose DOC e DOCG regionali, tra cui Chianti, Vino Nobile di Montepulciano, Morellino di Scansano e Rosso di Montecarlo.
Oltre alla Toscana, piccole coltivazioni si trovano in Umbria e nel Lazio, dove il vitigno è stato storicamente introdotto per migliorare la colorazione dei vini locali. Al di fuori dell’Italia è pressoché sconosciuto, poiché la sua vocazione è strettamente legata al contesto pedoclimatico toscano.
Predilige terreni collinari, ben drenati, di matrice calcareo-argillosa o galestro, e beneficia di esposizioni soleggiate che favoriscono la piena maturazione fenolica. Nei climi troppo freddi o umidi tende a maturare con difficoltà, perdendo parte della concentrazione aromatica e cromatica che lo contraddistingue.
Caratteristiche ampelografiche
La pianta di Colorino è di vigoria medio-elevata, con portamento semieretto e buona capacità di adattamento ai diversi ambienti collinari. Le foglie sono medie, orbicolari o trilobate, di colore verde scuro, con lembo spesso e superficie leggermente bollosa. Il grappolo è medio, conico o cilindrico, compatto e talvolta alato. Gli acini sono piccoli o medio-piccoli, sferici, con buccia molto spessa e ricca di pigmenti antocianici di tonalità blu-nera intensa. La polpa è succosa, incolore, di sapore neutro o leggermente erbaceo.
Germoglia in epoca media e matura tardi, tra fine settembre e inizio ottobre. La produttività è regolare ma non elevata, e la varietà mostra una buona resistenza alle malattie fungine, in particolare all’oidio. È invece moderatamente sensibile alla botrite in vendemmie umide, a causa della compattezza del grappolo.
Caratteristiche colturali e agronomiche
Il Colorino predilige terreni calcareo-argillosi ben drenati e climi collinari temperati, dove può esprimere al meglio la sua concentrazione fenolica. È un vitigno rustico e resistente, che si adatta bene alle condizioni tipiche delle colline toscane. Le forme di allevamento più diffuse sono il guyot e il cordone speronato, con potature corte per contenere la vigoria e favorire l’equilibrio vegeto-produttivo.
Le rese ottimali per vini di qualità si aggirano intorno ai 60–70 quintali per ettaro. La maturazione tardiva richiede buone esposizioni e un autunno asciutto per completare l’accumulo fenolico e zuccherino. Il Colorino mantiene un’elevata stabilità cromatica, grazie all’alta concentrazione di antociani, e fornisce un importante contributo alla struttura dei vini d’assemblaggio.
Caratteristiche enologiche del vitigno
Le uve di Colorino producono mosti di colore rosso rubino molto intenso, con altissimo contenuto di antociani e discreta dotazione tannica. L’acidità è generalmente moderata, mentre l’aromaticità è sobria ma elegante, con note di frutti neri e spezie.
La vinificazione avviene in genere in acciaio inox con macerazioni medio-lunghe, per estrarre colore e struttura. Nelle vinificazioni in purezza si ottengono vini compatti, vigorosi e piuttosto austeri, che beneficiano di un periodo di affinamento in legno per ammorbidire i tannini e sviluppare complessità aromatica. Più frequentemente, il Colorino è impiegato in blend con Sangiovese o Canaiolo, ai quali apporta intensità cromatica, corpo e longevità.
Caratteristiche organolettiche dei vini
I vini da Colorino si presentano di colore rosso rubino profondo con riflessi violacei, talvolta quasi impenetrabili. Al naso rivelano profumi di amarena, mora, prugna e spezie dolci, con sfumature balsamiche e minerali.Al palato sono pieni, caldi e vigorosi, con tannini fitti e ben integrati, acidità moderata e lunga persistenza. Il finale è asciutto, con richiami di frutta nera e pepe. Nei tagli con Sangiovese, il Colorino contribuisce a dare struttura e profondità senza alterare l’eleganza complessiva del vino. Vinificato in purezza, può esprimere una sorprendente personalità: un vino denso, severo ma fine, che riflette il carattere sobrio e autentico della viticoltura toscana più tradizionale.
