La Vista, il Colore e il Vino
Le prime sensazioni che riceviamo da un vino sono sicuramente quelle visive. Il colore è il primo e il più logico degli aspetti che valutiamo quando ci viene presentato un vino. Quindi mediante la colorazione di un vino inizia quelle serie di stimolazioni sensoriali che ci portano a farci un’idea di che tipo di vino abbiamo davanti. Ma in concreto, come funziona la percezione del colore?
La Vista e la percezione del Colore dei Vini
La nostra percezione del colore deriva dalla stimolazione dei ricettori ottici che sono posti nella retina, posta sulla parete posteriore dell’occhio. La luce attraversa la cornea, passa attraverso il cristallino e, dopo aver attraversato il bulbo oculare, raggiunge la retina.
La retina funziona come una pellicola fotografica. E’ formata da diversi strati di cellule, tra i quali le più importanti sono i coni e i bastoncelli. I primi sono sensibili alla frequenza della luce, permettendo di distinguere i colori, i secondi all’intensità luminosa, permettendo di percepire anche la luce più debole, ma senza distinzione di colore.
I colori sono determinati dalla lunghezza d’onda della radiazione luminosa, che per la luce visibile varia tra i 400 nm (nano-metri, ossia milionesimi di millimetro) della luce rossa ai 700 nm della luce violetta. I colori del vino vanno dal giallo paglierino chiaro al rosso granato scuro, con innumerevoli variazioni di tonalità, intensità e trasparenza.
Il Colore nella Degustazione del Vino
Applicando questi principi alla degustazione del vino, il colore diventa l’interfaccia visibile tra la luce e una soluzione chimica complessa. Il vino non “emette” colore, ma assorbe selettivamente alcune lunghezze d’onda e ne riflette o trasmette altre: ciò che percepiamo nel bicchiere è il risultato di questo filtraggio. Nei vini bianchi, l’assorbimento è limitato alle regioni del violetto e del blu, generando tonalità che vanno dal verdolino al giallo dorato fino all’ambrato; nei vini rossi, l’assorbimento coinvolge porzioni più ampie dello spettro, producendo colori che spaziano dal porpora al rubino, dal granato alle tonalità aranciate dei vini evoluti. La percezione di queste sfumature dipende non solo dalla composizione del vino, ma anche dalle condizioni di osservazione: intensità e temperatura della luce, colore dello sfondo, spessore del liquido attraversato dalla radiazione luminosa. L’inclinazione del bicchiere, che riduce lo spessore dello strato di vino osservato nell’unghia, permette di cogliere variazioni cromatiche che il nucleo centrale maschera. In questo contesto, la vista agisce come ponte tra fisiologia e tecnica: la conoscenza del funzionamento del sistema visivo consente al degustatore di interpretare il colore con maggiore consapevolezza, distinguendo ciò che è realmente informativo — evoluzione, concentrazione, stile — da ciò che è frutto di suggestione percettiva. Il colore del vino, letto alla luce del funzionamento dell’occhio umano, non è quindi un dato assoluto, ma una percezione costruita, che trova senso solo quando viene contestualizzata all’interno di un metodo di degustazione rigoroso.


