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Il corso sulle birre di Quattrocalici

Gli altri Cereali nella Birra

Il ruolo dei cereali diversi dall'orzo nella produzione della birra e le loro caratteristiche produttive ed organolettiche

I cereali nella produzione della birra

Gli altri cereali diversi dall’orzo rappresentano un insieme estremamente vario di materie prime che ampliano le possibilità espressive della birra. Pur non potendo sostituire completamente il ruolo strutturale dell’orzo, essi permettono di intervenire in modo mirato su aspetti fondamentali come struttura, morbidezza, leggerezza, profilo aromatico e aspetto visivo.

Il loro impiego richiede competenza tecnica, soprattutto per quanto riguarda la gestione dell’ammostamento e della filtrazione, ma offre al birraio uno strumento prezioso per definire stili, interpretazioni e identità produttive. In questo senso, rappresentano una delle chiavi più interessanti dell’evoluzione contemporanea della birra, dove tradizione e innovazione si incontrano attraverso l’uso consapevole delle materie prime.

Il frumento

Accanto all’orzo, il frumento rappresenta uno dei cereali più importanti nella produzione della birra, pur svolgendo un ruolo diverso e più specifico. Se l’orzo costituisce la base tecnica della maggior parte delle birre, il frumento è invece un ingrediente che interviene per modificare struttura, tessitura e profilo sensoriale, dando origine a tipologie ben riconoscibili e fortemente caratterizzate. Il suo impiego non è universale, ma mirato: laddove viene utilizzato, contribuisce in modo decisivo alla personalità della birra.
Il frumento è ricco di amido, come gli altri cereali. Tuttavia, ciò che lo distingue maggiormente è il suo contenuto proteico e la natura delle sue frazioni colloidali, che incidono sulla formazione della schiuma, sulla sensazione tattile e sull’aspetto visivo della birra. In molte tipologie, il frumento è proprio l’elemento che conferisce quella tipica velatura e quella consistenza morbida che le rendono immediatamente riconoscibili.
Caratteristiche botaniche e composizione del frumento

Il frumento appartiene al genere Triticum ed è uno dei cereali più coltivati al mondo. Le specie più rilevanti in ambito alimentare sono il grano tenero (Triticum aestivum) e il grano duro (Triticum durum), anche se nella birrificazione si utilizza prevalentemente il primo. Dal punto di vista della composizione, il chicco di frumento presenta una struttura simile a quella degli altri cereali, con un endosperma ricco di amido, un embrione vitale e una parte esterna costituita da tegumenti. A differenza dell’orzo, però, le glumelle del frumento non sono aderenti. Questa caratteristica, che può sembrare secondaria, ha importanti conseguenze tecnologiche, perché rende più difficoltosa la filtrazione del mosto. Per questo motivo, nelle produzioni a base di frumento si ricorre spesso a tecniche specifiche o a miscele con malto d’orzo, che fornisce la struttura filtrante necessaria. Dal punto di vista chimico, il frumento si distingue per un contenuto relativamente elevato di proteine, in particolare gliadine e glutenine, che contribuiscono alla formazione del glutine. Queste componenti influenzano la viscosità del mosto, la stabilità della schiuma e la percezione di corpo e morbidezza nella birra finita.

Frumento maltato e frumento non maltato

Nella produzione della birra, il frumento può essere utilizzato sia sotto forma di malto di frumento sia come cereale non maltato. Il malto di frumento, rispetto al malto d’orzo, presenta una minore capacità enzimatica, un contenuto proteico più elevato e una struttura meno favorevole alla filtrazione. Il frumento non maltato, viene utilizzato in alcune tipologie tradizionali, come in Belgio, dove contribuisce a creare birre con caratteristiche molto particolari. In questo caso, l’assenza di enzimi propri rende necessario l’impiego di malti diversi (di solito d’orzo) capaci di sostenere la conversione dell’amido durante l’ammostamento. Il risultato è una maggiore rusticità, freschezza e complessità, soprattutto in termini di consistenza e sensazioni tattili.

Influenza del frumento sulle caratteristiche della birra

Uno degli effetti più evidenti del frumento nella birra riguarda l’aspetto visivo. Le birre che ne contengono una percentuale significativa presentano spesso una torbidità naturale, dovuta alla presenza di proteine e colloidi in sospensione. Questa caratteristica, lungi dall’essere un difetto, è parte integrante dello stile in molte tipologie, dove contribuisce alla percezione di freschezza e autenticità. Dal punto di vista della struttura, il frumento apporta una sensazione di morbidezza, rotondità e talvolta una leggera cremosità. La sua composizione proteica favorisce inoltre una schiuma particolarmente abbondante, fine e persistente, spesso uno degli elementi distintivi delle birre a base di frumento.
Sul piano aromatico, il frumento ha un profilo più discreto rispetto al malto d’orzo, ma non per questo trascurabile. Esso apporta note di cereale fresco, pane bianco, farina, talvolta con leggere sfumature lattiche o acidule, soprattutto quando viene utilizzato non maltato. In alcune tipologie, in particolare quelle fermentate con ceppi specifici di lievito, il frumento diventa il supporto ideale per lo sviluppo di aromi caratteristici, come note di banana, chiodo di garofano o spezie. In questi casi, il cereale non è tanto protagonista in senso aromatico, quanto elemento che favorisce una certa espressione della fermentazione.

Il frumento negli stili birrari

L’impiego del frumento è strettamente legato a specifiche tradizioni birrarie. In area tedesca, esso è alla base delle Weissbier o Weizen, birre ad alta fermentazione caratterizzate da torbidità, schiuma abbondante e profilo aromatico tipico. In Belgio, il frumento non maltato è un elemento distintivo delle Witbier, spesso arricchite da spezie come coriandolo e scorza di agrumi, che contribuiscono a un profilo fresco e agrumato.
Anche in altri contesti contemporanei, il frumento viene utilizzato per arricchire la struttura di birre leggere, per migliorare la schiuma o per conferire maggiore morbidezza a stili moderni, comprese alcune interpretazioni di IPA o birre sperimentali. La sua funzione non è quindi limitata a poche tipologie tradizionali, ma si estende a un’ampia gamma di applicazioni.

Mais: leggerezza e neutralità

Il mais è uno dei cereali più utilizzati, soprattutto in Nordamerica. Viene impiegato generalmente sotto forma di grits, fiocchi o sciroppi derivati dalla sua lavorazione. Dal punto di vista brassicolo, il mais apporta una quota significativa di zuccheri fermentescibili, ma ha un contenuto proteico relativamente basso e un profilo aromatico neutro. Il suo principale effetto è quello di alleggerire il corpo della birra, rendendola più secca, snella e di facile bevibilità. Riduce inoltre la percezione di intensità maltata, contribuendo a un profilo più pulito e meno strutturato. Non possedendo un adeguato patrimonio enzimatico, il mais deve essere utilizzato insieme a malti (tipicamente d’orzo) capaci di sostenere la conversione dell’amido durante l’ammostamento.

Riso: pulizia e finezza del profilo

Il riso svolge una funzione simile a quella del mais, ma con un impatto ancora più discreto. Anch’esso è ricco di amido, ma povero di proteine e sostanze aromatiche. Il suo impiego porta a birre particolarmente leggere, pulite e delicate, con una sensazione gustativa molto neutra. Il riso contribuisce a una maggiore fermentabilità del mosto, favorendo birre con gradazione alcolica relativamente elevata a parità di struttura percepita. Come il mais, non possiede enzimi sufficienti per la conversione, e deve quindi essere affiancato da malti enzimaticamente attivi. Dal punto di vista tecnologico, il riso può richiedere trattamenti preliminari, come la gelatinizzazione, per rendere l’amido accessibile agli enzimi durante l’ammostamento.

Avena: morbidezza e cremosità

L’avena è un cereale sempre più utilizzato, soprattutto nella produzione artigianale contemporanea. Il suo impiego è legato principalmente alla capacità di conferire morbidezza, setosità e una sensazione quasi cremosa al sorso. Queste caratteristiche derivano dalla presenza di beta-glucani e di una frazione lipidica relativamente più elevata rispetto ad altri cereali. L’avena contribuisce inoltre alla stabilità della schiuma, anche se in misura variabile a seconda delle percentuali impiegate.
Dal punto di vista tecnologico, l’avena può aumentare la viscosità del mosto, rendendo più complessa la filtrazione. Per questo motivo viene generalmente utilizzata in percentuali moderate e in combinazione con malti d’orzo, che garantiscono un adeguato supporto enzimatico e strutturale.

Segale: speziatura e struttura

La segale rappresenta un cereale di grande interesse per il suo contributo sensoriale distintivo. Essa apporta note leggermente speziate, talvolta descritte come pepate o rustiche, che possono arricchire il profilo aromatico della birra.
Dal punto di vista strutturale, la segale contribuisce a una maggiore pienezza e a una sensazione tattile più marcata. Come l’avena, contiene quantità significative di beta-glucani, che possono aumentare la viscosità del mosto e complicare la filtrazione.
La sua capacità enzimatica è limitata, e per questo viene utilizzata in miscela con malti d’orzo. L’impiego della segale richiede una gestione attenta dell’ammostamento, spesso con soste dedicate per favorire la degradazione dei polisaccaridi più complessi.

Sorgo: alternativa per produzioni senza glutine

Il sorgo è un cereale particolarmente importante nelle produzioni di birre senza glutine e in alcune tradizioni africane. Dal punto di vista compositivo, è ricco di amido ma presenta caratteristiche diverse rispetto ai cereali più comuni nella birrificazione europea.
Il sorgo ha una capacità enzimatica limitata e può presentare difficoltà nella conversione dell’amido, richiedendo tecniche specifiche o l’impiego di enzimi esogeni. Inoltre, può contribuire con note aromatiche particolari, talvolta percepite come leggermente acidule o terrose. Il suo utilizzo è spesso legato a esigenze dietetiche o a contesti culturali specifici, più che alla ricerca di un determinato profilo sensoriale tradizionale.

Farro, miglio e altri cereali minori

Altri cereali, come farro, miglio, grano saraceno (in realtà uno pseudocereale) e varietà antiche di frumento, trovano spazio soprattutto nella produzione artigianale e sperimentale. Il loro impiego è spesso motivato dalla volontà di recuperare tradizioni storiche, valorizzare territori specifici o creare profili aromatici originali.
Il farro, ad esempio, può apportare note rustiche e una certa complessità gustativa, mentre il miglio tende a contribuire a una struttura leggera e a un profilo relativamente neutro. Il grano saraceno, privo di glutine, può essere utilizzato per produzioni dedicate, con risultati aromatici peculiari.
Questi cereali presentano spesso limiti tecnici legati alla scarsa capacità enzimatica o alla difficoltà di gestione in ammostamento, e vengono quindi utilizzati in combinazione con malti d’orzo o con l’ausilio di tecnologie moderne.

Il ruolo tecnologico degli altri cereali

Dal punto di vista produttivo, questi cereali si distinguono dall’orzo soprattutto per la loro minore capacità di sostenere autonomamente il processo di conversione dell’amido. La maggior parte di essi non sviluppa un corredo enzimatico sufficiente durante eventuali processi di maltazione, oppure viene utilizzata direttamente non maltata.
Per questo motivo, il loro impiego richiede la presenza di una base di malto d’orzo, che fornisce gli enzimi necessari. Inoltre, molti di questi cereali richiedono trattamenti preliminari, come la gelatinizzazione, per rendere l’amido accessibile. Un altro aspetto fondamentale riguarda la filtrazione. L’assenza di lolla e la presenza di polisaccaridi viscosi possono rendere il processo più complesso, imponendo accorgimenti tecnici specifici.

Il contributo sensoriale

Sul piano sensoriale, questi cereali si impiegano con grande flessibilità. Il mais e il riso tendono a rendere la birra più leggera e neutra; l’avena aumenta la morbidezza e la cremosità; la segale apporta speziatura e struttura; il sorgo e altri cereali alternativi introducono profili più insoliti.
L’utilizzo sapiente di cereali diversi nella birrificazione consente di modulare in modo fine la relazione tra corpo, secchezza, morbidezza, schiuma e percezione aromatica. In molte birre contemporanee, soprattutto artigianali, questi ingredienti vengono impiegati per costruire texture complesse e distintive, spesso in combinazione con tecniche di luppolatura avanzate o fermentazioni particolari.

Immagine di Marcello Leder
Marcello Leder

Laureato in Chimica, Sommelier AIS. Si interessa di biochimica ed enologia, di enografia e storia del vino e della vite, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti che legano la produzione vitivinicola al territorio e alla vicende umane. Ha fondato Quattrocalici nel 2011 ed è l'autore della struttura e del progetto del portale e di tutti i suoi contenuti. Fin da allora si occupa attivamente di marketing e comunicazione del vino e di divulgazione nel campo dell'enogastronomia.

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