Oltrepò Pavese Pinot Grigio DOC - Disciplinare

DISCIPLINARE DI PRODUZIONE DEI VINI A DENOMINAZIONE DI ORIGINE

CONTROLLATA “OLTREPÒ PAVESE PINOT GRIGIO”

Approvata come tipologia della DOC “Oltrepò Pavese” con DPR 06.08.70 G.U.27.10.70

Approvato DOC con DM 03.08.2010 G.U. 193 - 19.08.2010

Modificato con DM 03.11.2010 G.U. 269 - 17.11.2010

Modificato con DM 30.11.2011 Pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf

Sezione Qualità e Sicurezza Vini DOP e IGP

Articolo 1

La Denominazione di Origine Controllata “Oltrepò Pavese Pinot grigio” è riservata ai vini, anche

nella tipologia frizzante, che rispondono alle condizioni ed ai requisiti stabiliti dal presente

disciplinare di produzione.

Articolo 2

Base ampelografica

I vini di cui all’art. 1 devono essere ottenuti dalle uve prodotte dai vigneti aventi, nell’ambito

aziendale, la seguente composizione ampelografica:

1) Pinot grigio;

2) Pinot grigio frizzante;

- Pinot grigio: minimo 85%;

- Pinot nero e altri vitigni a bacca bianca, non aromatici, idonei alla coltivazione nella

Regione Lombardia, congiuntamente o disgiuntamente, fino a un massimo del 15%.

Articolo 3

Zona di produzione delle uve

La zona di produzione delle uve destinate alla produzione dei vini “Oltrepò Pavese Pinot grigio” di

cui all’art. 1 comprende la fascia vitivinicola collinare dell’“Oltrepò Pavese” per gli interi territori

dei seguenti comuni in provincia di Pavia: Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Bosnasco,

Calvignano, Canevino, Canneto Pavese, Castana, Cecima, Godiasco, Golferenzo, Lirio, Montalto

Pavese, Montecalvo Versiggia, Montescano, Montù Beccaria, Mornico Losana, Oliva Gessi, Pietra

de’ Giorgi, Rocca de’ Giorgi, Rocca Susella, Rovescala, Ruino, San Damiano al Colle, Santa

Maria della Versa, Torrazza Coste, Volpara, Zenevredo e per parte dei territori di questi altri

comuni: Broni, Casteggio, Cigognola, Codevilla, Corvino San Quirico, Fortunago, Montebello

della Battaglia, Montesegale, Ponte Nizza, Redavalle, Retorbido, Rivanazzano, Santa Giuletta,

Stradella, Torricella Verzate.

Tale zona è così delimitata:

parte dai km 136+150 della strada statale n. 10, la linea di delimitazione scende verso sud

seguendo la strada provinciale Bressana-Salice Terme, sino al bivio di Rivanazzano. Qui si devia

verso ovest lungo la strada che da Rivanazzano porta alla Cascina Spagnola, per piegare a quota

139 verso sud e raggiungere il confine provinciale e regionale Pavia-Alessandria, che segue fino a

Serra del Monte. Da questo punto la linea di delimitazione raggiunge Casa Carlucci e prosegue in

direzione sud, lungo il confine che divide i comuni di Ponte Nizza e Bagnaria fino al torrente

Staffora, includendo San Ponzo Semola. Di qui la linea di delimitazione segue la statale Voghera-

Varzi-Penice fino all’abitato di Ponte Nizza, indi devia a est-nord-est seguendo la provinciale di

fondo valle per Val di Nizza. Prosegue quindi in direzione nord lungo il confine comunale tra

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ponte Nizza, Val di Nizza e Montesegale sino al Rio Albaredo e con esso raggiunge il torrente

Ardivestra, con il quale si identifica risalendo verso est a raggiungere la Cascina della Signora. Da

questo punto la linea di delimitazione prosegue in direzione nord seguendo la strada provinciale

Godiasco-Borgoratto Mormorolo, a incontrare il confine dei comuni Fortunago e Ruino. Prosegue

sul confine comunale meridionale di Ruino a raggiungere il confine provinciale tra Pavia-Piacenza.

La delimitazione orientale del comprensorio é costituita dal confine provinciale Pavia-Piacenza

sino al suo incontro con la strada statale n. 10, per raggiungere la strada provinciale Bressana-

Salice Terme che incrocia al km 136+150 del comprensorio, punto di partenza della delimitazione.

Articolo 4

Norme per la viticoltura

4.1) Condizioni naturali dell’ambiente

Le condizioni ambientali e di coltura dei vigneti destinati alla produzione dei vini a

Denominazione di Origine Controllata “Oltrepò Pavese Pinot grigio” devono essere quelle

tradizionali della zona di produzione e, comunque, atte a conferire alle uve e ai vini le specifiche

tradizionali caratteristiche di qualità.

I vigneti devono essere posti su terreni di natura calcarea o calcareo-argillosa e su pendici collinari

ben soleggiate senza comunque escludere i fondovalle e i terreni di pianura.

4.2) Densità di impianto

Per i nuovi impianti ed i reimpianti la densità dei ceppi per ettaro non può essere inferiore a 4.000.

4.3) Sesti d’impianto e forme d’allevamento

I sesti d’impianto, le forme di allevamento (controspalliera) e i sistemi di potatura devono essere

quelli di tipo tradizionale e, comunque, i vigneti devono essere governati in modo da non

modificare le caratteristiche dell’uva, del mosto e del vino. Per i vigneti esistenti alla data di

pubblicazione del presente disciplinare sono consentite le forme di allevamento già usate nella

zona, con esclusione delle forme di allevamento espanse.

4.4) Irrigazione

É consentita l’irrigazione di soccorso.

4.5) Rese ad ettaro e gradazione minima naturale

Le produzioni massime di uva per ettaro in coltura specializzata dei vigneti destinati alla

produzione dei vini a Denominazione di Origine Controllata “Oltrepò Pavese Pinot grigio” ed i

titoli alcolometrici volumici naturali minimi devono essere i seguenti:

Tipologia Resa massima Titolo alc. vol. nat. min.

(t/ha) (% Vol.)

1) Pinot grigio 15,00 10,50

2) Pinot grigio frizzante 15,00 10,50

Anche in annate eccezionalmente favorevoli, la resa uva ad ettaro dovrà essere riportata nei limiti

di cui sopra purché la produzione globale non superi del 20% i limiti medesimi, ferma restando la

resa uva/vino per i quantitativi di cui trattasi. Oltre detto limite del 20% decade il diritto alla

Denominazione di Origine Controllata “Oltrepò Pavese Pinot grigio” per tutta la partita.

La Regione Lombardia, sentito il parere del Consorzio di Tutela, annualmente, con proprio

decreto, tenuto conto delle condizioni ambientali di coltivazione, può fissare produzioni massime

per ettaro inferiori a quelle stabilite dal presente disciplinare di produzione, o limitare, per talune

zone geografiche, l’utilizzo delle menzioni aggiuntive, dandone immediata comunicazione

all’organismo di controllo.

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Articolo 5

Norme per la vinificazione

5.1) Zona di vinificazione

Le operazioni di vinificazione devono essere effettuate nella zona di produzione delimitata dall’art.

3. Tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione é consentito che tali operazioni siano

effettuate nell’intero territorio della provincia di Pavia, nonché nelle frazioni di Vicobarone e Casa

Bella nel comune di Ziano Piacentino in provincia di Piacenza.

5.2) Resa massima uva/vino

Le rese massime dell’uva in vino devono essere le seguenti:

Tipologia Resa uva/vino

1) Pinot grigio 70%

2) Pinot grigio frizzante 70%

Qualora la resa uva/vino superi i limiti sopra riportati, ma non oltre il 10%, l’eccedenza non avrà

diritto alla denominazione di origine controllata; oltre tale limite decade il diritto alla

denominazione di origine per tutta la partita.

5.3) Modalità di vinificazione e di elaborazione

Nella vinificazione sono ammesse soltanto le pratiche enologiche corrispondenti agli usi locali,

leali e costanti, atte a conferire ai vini le loro rispettive caratteristiche. In particolare é ammessa la

vinificazione congiunta o disgiunta delle uve che concorrono alla denominazione “Oltrepò Pavese

Pinot grigio”. Nel caso della vinificazione disgiunta il coacervo dei vini, facenti parte della

medesima partita, deve avvenire nella cantina del vinificatore entro il periodo di completo

affinamento e comunque prima della richiesta della certificazione della relativa partita prevista

dalla vigente normativa o prima della eventuale commercializzazione, all’ interno della zona

contemplata dall’art. 5.1, come vino atto a “Oltrepò Pavese Pinot grigio”.

Articolo 6

Caratteristiche dei vini al consumo

I vini a Denominazione di Origine Controllata di “Oltrepò Pavese Pinot grigio” devono rispondere,

all’atto dell’immissione al consumo, alle seguenti caratteristiche:

1) “Oltrepò Pavese Pinot grigio”:

- colore: giallo paglierino più o meno intenso o leggermente ramato;

- odore: caratteristico, fruttato;

- sapore: fresco, sapido, gradevole;

- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol;

- acidità totale minima: 4,50 g/l;

- estratto non riduttore minimo: 14,00 g/l.

2) “Oltrepò Pavese Pinot grigio” frizzante:

- colore: giallo paglierino più o meno intenso o leggermente ramato;

- odore: caratteristico, fruttato;

- sapore: fresco, sapido, gradevole e vivace;

- spuma: vivace, evanescente;

- titolo alcolometrico volumico totale minimo: 11,00% vol, di cui almeno 10,50 % vol effettivo;

- acidità totale minima: 4,50 g/l;

- estratto non riduttore minimo: 14,00 g/l.

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In relazione all’eventuale conservazione in recipienti di legno, il sapore dei vini può rilevare lieve

sentore di legno.

E’ facoltà del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, con proprio decreto,

modificare per i vini di cui sopra i limiti indicati per l’acidità totale e l’estratto non riduttore.

Articolo 7

Designazione e presentazione

7.1) Qualificazioni

Alla Denominazione di Origine Controllata “Oltrepò Pavese Pinot grigio” è vietata l’aggiunta di

qualsiasi menzione diversa da quelle previste dal presente disciplinare ivi compresi gli aggettivi

superiore, extra, fine, scelto, selezionato, vecchio, e similari.

E’ tuttavia consentito l’uso di indicazioni che facciano riferimento a nomi o ragioni sociali o

marchi privati, purché non abbiano significato laudativo e non siano tali da trarre in inganno il

consumatore.

7.2) Etichettatura

Sulle bottiglie o altri recipienti contenenti “Oltrepò Pavese Pinot grigio” deve essere riportata

l’indicazione dell’annata di vendemmia da cui il vino deriva. Tale indicazione è facoltativa per la

tipologia frizzante.

7.3) Caratteri e posizioni in etichetta

La denominazione “Oltrepò Pavese Pinot grigio” deve essere indicata nella designazione del

prodotto in maniera consecutiva, anche su più righe, seguita immediatamente al di sotto dalla

menzione specifica tradizionale “denominazione di origine controllata”.

Le menzioni facoltative, escluse i marchi e i nomi aziendali, possono essere riportate

nell’etichettatura soltanto in caratteri tipografici non più grandi o evidenti di quelli utilizzati per la

denominazione di origine del vino, salvo le norme generali più restrittive.

7.4) Marchio collettivo

La Denominazione di Origine Controllata “Oltrepò Pavese Pinot grigio” è contraddistinta

obbligatoriamente dal marchio collettivo espresso nella forma grafica e letterale allegata al presente

disciplinare, in abbinamento inscindibile con la denominazione. L’utilizzo del marchio collettivo è

curato direttamente dal Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese che deve distribuirlo anche ai non

associati, alle medesime condizioni di utilizzo riservate ai propri associati.

Articolo 8

Confezionamento

I vini a Denominazione di Origine Controllata “Oltrepò Pavese Pinot grigio” di cui all’art.1 possono

essere immessi al consumo in contenitori di qualunque capacità previsti dalla legge.

Articolo 9

Legame con l’ambiente geografico

A) Informazioni sulla zona geografica

1. Fattori naturali rilevanti per il legame

L’area di produzione del vino a DOC “Oltrepò Pavese Pinot grigio” si colloca all’interno del bacino

padano, delimitato dalle catene alpina ed appenninica e con una apertura principale verso est; in

particolare la fascia collinare pavese si inserisce nella fascia appenninica che dal Piemonte si spinge

verso l’Emilia. L’area è caratterizzata da solchi vallivi con direzione prevalente da sud verso nord.

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Analisi pedopaesaggistica

L’Oltrepò Pavese, in larga misura, presenta un’orografia preappenninica. Il paesaggio è quello

preappenninico con fenomeni di dissesto franoso e grandi aree di erosione in cui affiorano

formazioni costituite da marne, calcari arenacei, galestri e gessi.

I terreni collinari, nei quali si trova la maggior parte della superficie coltivata a vite dell’Oltrepò

Pavese, appartengono al Cenozoico e si presentano in fasce assai svariate. Quelli del Pliocene si

limitano a pochi conglomerati che affiorano tra le marne sabbiose nei dintorni di Montebello della

Battaglia, Torrazza Coste, Casteggio e in alcune zone più orientali (Montù Beccaria). Le formazioni

mioceniche sono più complesse ed importanti, presentano cinque piani diversi per un’estensione di

oltre 16.000 ettari compresi nelle colline e nelle prime montagne. Il piano più recente è dato dal

Messiniano, caratterizzato da marne gialle chiare, con lenti calcaree in una continuità molto precisa.

Appartengono a questa formazione i terreni di Montù Beccaria, Rovescala, Montescano, Castana,

Canneto Pavese, Pietra de’ Giorgi, Cigognola, Redavalle, Santa Giuletta, Torricella Verzate e in

piccola parte i territori dei comuni di Corvino S. Quirico, Casteggio, Torrazza Coste, Codevilla e

Godiasco. Le zone intorno a Montalto Pavese, Calvignano, Rocca Susella e Godiasco fanno parte

del Langhiano, costituito da uno strato massiccio di marne, depositatesi in un mare assai profondo. I

terreni si presentano in prevalenza sotto forma di marne bianco-azzurrognole, talvolta giallastre, in

strati di spessore vario, alternate talora con strati arenacei o calcarei. Il passaggio all’Oligocene

avviene per gradazioni insensibili attraverso un complesso di strati arenacei, scistosi, ma

prevalentemente marnosi formanti l’Aquitaniano, che ha notevoli estensioni nei dintorni di Rocca

Susella, Borgo Priolo e Calvignano. L’Oligocene, che forma un periodo di transizione fra Eocene e

Miocene, non ha limiti ben definiti: si estende per circa 13.000 ettari su un vasto territorio di collina

e si rinviene specialmente a Rocca de’ Giorgi, a Montecalvo Versiggia, a Ruino e a Varzi. Le

formazioni eoceniche dell’Oltrepò si limitano ad una prima vasta area di terreni costituiti da argille

scagliose, da galestri, con affioramenti ofiolitici, misti a gabbri e da uno strato sovrastante di calcare

marnoso. Gli scisti galestrini e le argille scagliose si estendono su circa 19.000 ettari coprendo

estese superfici dell’alta collina. Il piano più recente dell’Eocene, formato in prevalenza dal calcare

marnoso, comprende 16.000 ettari ricchissimi di calcare e i terreni del triangolo di media e bassa

collina con vertici a Mornico Losana, San Damiano al Colle e Casa Calatroni.

Geologicamente i terreni dell’Oltrepò presentano una grande varietà, mentre dal punto di vista

agronomico le differenze sono meno sensibili. Le zone viticole con caratteristiche litologiche

omogenee sono:

• Depositi alluvionali terrazzati: si sviluppano principalmente lungo la fascia pedecollinare dal

confine con il Piemonte fino a Verzate e da Broni al confine con la provincia di Piacenza,

inserendosi lungo l’alveo dei principali corsi d’acqua. Questi depositi formano i primi dolci rilievi

costituendo il raccordo tra la pianura e l’area collinare. Si tratta di depositi elastici incoerenti a

granulometria eterogenea, generalmente ricoperti da una coltre di alterazione di varia potenza e

colore.

• Alternanze eterogenee di conglomerati, arenarie, siltiti e argille: unità che raggruppa tutte quelle

formazioni caratterizzate da una estrema variabilità litologica di cui è difficile la suddivisione in

litofacies. È costituita da arenaria, brecce, calcari, calcari cariati, marne, conglomerati gessiferi,

conglomerati e argille, che generalmente costituiscono corpi lentiformi variamente interstratificati.

Affiora estesamente nella parte collinare della zona occidentale tra i confini est e ovest del comune

di Retorbido e prosegue ad est comprendendo quasi interamente la superficie dei comuni di Corvino

San Quirico, Torricella Verzate e parte di quelli di Santa Giuletta e Mornico Losana. Un altro

affioramento si ritrova nella zona di Pietra de’ Giorgi che continua tra i comuni di Montescano e

Montù Beccaria e tra Montù Beccaria, Broni e Stradella.

• Alternanze a dominante arenacea: litofacies caratterizzata da alternanze più o meno regolari di

arenarie variamente cementate, sabbie, marne-siltose e argille, generalmente di colore grigio.

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Solitamente hanno maggiore diffusione le fitte sequenze di straterelli arenacei, marno-siltosi e

argillosi, ma localmente si può avere predominanza della parte psamamitica o di quella pelitica. Nel

primo caso gli strati arenacei assumono spessori intorno a 80-100 cm; nel secondo si hanno spessori

di pochi centimetri. La morfologia dei rilievi, costituita da questa unità, è assai varia con pareti

verticali e pendii a modesta acclività ove si possono accumulare spessori anche notevoli di coltre

eluvio-colluviale. Frequenti in questa unità sono i fenomeni di scoscendimento al contatto con

formazioni argillose. Questa tipologia è presente lungo le valli di quasi tutti i torrenti oltre padani,

in particolare modo in quelli della zona centro-occidentale, dove riveste una certa importanza

viticola.

• Alternanze a dominante marnoso-calcareo-argilloso: costituita da alternanze ritmiche di calcarimarnosi

di spessore variabile tra i 30 e i 250 cm e argille in strati da 5 a 70 cm. Dal punto di vista

morfologico forma rilievi con pendenze modeste. La facile degradabilità dei litotipi più fini

favorisce la formazione di un’estesa coltre eluvio-colluviale che su pendii meno accentuati può

assumere anche spessori notevoli. Sono frequenti fenomeni di scoscendimento e smottamento lungo

i versanti più in pendio. Affiora estesamente occupando l’area compresa tra Rovescala, Oliva Gessi

fino alle sorgenti del torrente Versa al confine con la provincia di Piacenza. Un’altra striscia

importante e intensamente vitata, come la precedente, va da Montalto Pavese a Canevino

attraversando trasversalmente la Valle Scuropasso.

• Gessi: unità costituita da corpi lentiformi di gessi cristallini a grana da media a grossa, che affiora

su estensioni areali molto limitate anche se intensamente coltivata a vite. Si riscontrano queste zone

nei pressi di Garlassola, Mondondone, Corvino S. Quirico, Montepezzata e Cà Bianca.

La radiazione solare

La radiazione solare che giunge su un terreno in piano è funzione della latitudine, mentre nelle zone

collinari bisogna considerare anche gli effetti della pendenza, dell’esposizione e dell’orizzonte

orografico tipico di ciascun vigneto.

L’Oltrepò è caratterizzato da un’estrema disomogeneità della distribuzione della radiazione sul

territorio collinare, disomogeneità che rappresenta una chiave di lettura importante per individuare

le diverse vocazionalità del territorio per la coltura della vite. Mediamente l’area orientale si

presenta caratterizzata da una maggiore omogeneità di valore di radiazione solare, compresa tra

2.250 e 3.000 MJ/m2 all’anno, mentre l’aria occidentale si contraddistingue per avere un andamento

collinare est-ovest con i versanti rivolti verso sud molto assolati, che raggiungono spesso, valori di

radiazione solare superiori a 2.750 MJ/m2 all’anno.

La temperatura dell’aria

Nella fascia compresa fra la base delle colline ed i 600 m di quota la temperatura media annua

presenta valori di circa 11/12°C e la temperatura media del mese più freddo (gennaio) è di circa

1/2°C. L’isoterma di 0°C che corre a circa 800 m di quota può essere considerata il limite fra la

fascia di collina e quella più propriamente montana. La media delle minime è per lo più inferiore a

0°C con la particolarità che i valori delle località a quota inferiore a 400 m sono inferiori a quelli

delle località poste fra 400 e 600 m come conseguenza di un tipico effetto di inversione termica.

Le temperature medie del mese più caldo (luglio o agosto) sono relativamente omogenee (22/24°C),

così come le minime, che si verificano nei mesi di gennaio o febbraio e sono comprese fra i –8 e i –

13°C. Sono invece poco omogenee le massime mensili: a quote inferiori ai 500 m (circa 28/30°C)

sono sensibilmente diverse da quelle fra 500 e 600 m (25/27°C).

Le precipitazioni

La distribuzione media delle precipitazioni nel corso dell’anno è caratterizzata da un massimo ed un

minimo rispettivamente nei mesi di novembre (143 mm) e di luglio (47 mm). In media il mese più

piovoso nella stagione primaverile risulta essere maggio (121 mm).

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La distribuzione spaziale delle precipitazioni mostra un gradiente altitudinale, con piogge che

aumentano al crescere della quota e con una diminuzione progressiva da est verso ovest che indica

l’approssimarsi dei minimi precipitativi ai confini con l’alessandrino (556 mm/anno).

2. Fattori umani rilevanti per il legame

Di fondamentale rilievo sono i fattori umani legati al territorio di produzione, che hanno contribuito

ad ottenere i vini a Denominazione di “Origine Oltrepò Pavese grigio”.

Considerato, sin dai tempi di Strabone, una zona di produzione di vini di qualità, l'Oltrepò Pavese è

quel lembo di terra collinoso a sud della Lombardia noto per essere il punto d'incontro di quattro

regioni: Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna. Tale peculiare caratteristica rende

l'Oltrepò Pavese ricco di culture, lingue, tradizioni e cucine differenti, ma ben integrate tra loro.

Questa terra è anche, anzi soprattutto, antica dimora della vite. Un'importante testimonianza arriva

dal reperto di un tralcio di vite, risalente ai tempi preistorici, trovato nei pressi di Casteggio, un

tempo detta Clastidium. Strabone, nel I secolo A.C., attribuì all'Oltrepò Pavese l'invenzione della

botte. Nei suoi testi fu descritta di dimensioni più grandi delle case. Nei secoli successivi

s’incontrano poi altre testimonianze. Andrea Bacci, per esempio, nel XVI secolo, descrisse i vini di

tale zone con il termine “eccellentissimi”.

L'Oltrepò Pavese vitivinicolo attuale trova le sue radici nel secolo scorso, come conseguenza dei

danni portati dalla fillossera, e nel rinnovamento globale del mondo vinicolo italiano di quel

periodo. E' sufficiente ricordare che nel 1884 l'Oltrepò Pavese vantava ben 225 vitigni autoctoni.

Oggi sono circa una dozzina quelli di maggior diffusione, seppur non mancano produttori

collezionisti che hanno raccolto qualche testimonianza del passato, come Moradella, Uva della

Cascina o altro ancora. Nonostante tale decimazione, il panorama vinicolo oltrepadano è ancora

molto ricco, soprattutto per quanto concerne le tipologie di vino prodotte, tra cui quelle previste dal

presente disciplinare di produzione.

Nel corso dei decenni la viticoltura ha mantenuto il ruolo di coltura principale del territorio, tanto

che nel 1970 il vino Oltrepò Pavese, e con esso la tipologia Pinot grigio, è stato riconosciuto come

DOC con DPR del 6 agosto.

L’incidenza dei fattori umani nel corso della storia è in particolare riferita alla puntuale definizione

dei seguenti aspetti tecnico produttivi, che costituiscono parte integrante del presente disciplinare di

produzione:

·

la base ampelografica dei vigneti: il vitigno idoneo alla produzione dei vini in questione è fra

quelli tradizionalmente coltivati nell’area geografica considerata, il Pinot grigio;

·

le forme di allevamento, i sesti d’impianto ed i sistemi di potatura, anche per i nuovi impianti:

sono quelli tradizionali e permettono la migliore e più razionale disposizione delle viti, sia per

agevolare l’esecuzione delle operazioni colturali, sia per consentire la razionale gestione della

chioma, permettendo di ottenere una adeguata e bene esposta superficie fogliare e di contenere le

rese di produzione entro i limiti fissati dal presente disciplinare;

·

le pratiche relative all’elaborazione dei vini: sono quelle tradizionalmente consolidate in zona

per la vinificazione in bianco di vini tranquilli, vivaci e frizzanti.

B) Informazioni sulla qualità o sulle caratteristiche del prodotto essenzialmente o esclusivamente

attribuibili all’ambiente geografico

La DOC “Oltrepò Pavese Pinot grigio” è riferita a due diverse tipologie di vino: tranquillo e

frizzante. Dal punto di vista analitico ed organolettico ciascuna tipologia presenta caratteristiche

molto evidenti e peculiari (descritte all’Articolo 6), che ne permettono una chiara individuazione e

tipicizzazione legata all’ambiente geografico.

In particolare presentano caratteristiche chimico-fisiche equilibrate in tutte le tipologie e all’odore si

riscontrano aromi prevalenti tipici del vitigno Pinot grigio. I vini risultano possedere un colore

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giallo paglierino, a volte leggermente ramato o rosato tendente al cerasuolo tenue, un profumo

caratteristico e fruttato e un sapore fresco, sapido e gradevole.

C) Descrizione dell’interazione causale fra gli elementi di cui alla lettera A) e quelli di cui alla

lettera B)

Grazie alle indagini condotte sul territorio dell’Oltrepò Pavese iniziate con lo studio di zonazione

realizzato a partire dal 1999 con il contributo dell’Amministrazione provinciale di Pavia, coordinato

dall’Università di Milano e con la collaborazione dell’Università di Piacenza e dell’ERSAF, e

conclusesi con esperienze di monitoraggio del territorio condotte dall’Università di Milano e dal

Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese, è stato possibile ottenere una mappa delle unità territoriali

che rappresenta la sintesi delle informazioni scientifiche raccolte.

L’intero areale oltrepadano ben si presta alla produzione delle tipologie considerate nel presente

disciplinare, anche se differenti vocazionalità territoriali fanno si che alcune aree siano più adatte

alla produzione di uve per la produzione di vini bianchi a base Pinot grigio. Le varie delimitazioni

sono state create analizzando i parametri climatici, pedologici e morfologici.

Le aree più indicate per i vini “Oltrepò Pavese Pinot grigio” corrispondono a quelle più vocate per

la produzione di vini bianchi e rosati anche base spumante. L’area collinare dell’Oltrepò Orientale

collocata tra i comuni di Montecalvo Versiggia e Santa Maria della Versa e l’area sud occidentale

dell’Oltrepò tra i comuni di Rocca Susella, Fortunago fino a Rocca de’ Giorgi sono caratterizzate da

suoli con tessiture fini, localizzate prevalentemente in aree alte e fresche che risultano più piovose,

con temperature più miti e con maggiori sbalzi termici giornalieri. I terreni possiedono mediamente

una buona abitabilità, sono profondi e hanno una elevata dotazione di nutrienti, maggior riserva

idrica e drenaggi più lenti. Si sviluppano ad altezze medio-alte comprese tra i 200 e 550 m e sono

caratterizzate da versanti con esposizioni est/ovest e pendenze moderate. I vini sono ampi e

complessi caratterizzati da note floreali accompagnate da sentori di frutta matura e fragranze di

vegetale secco, con richiami erbacei. Le elevate escursioni termiche della zona determinano un vino

particolarmente fresco, caratterizzato al palato da una gradevole nota acidula e buona struttura.

Di seguito riportiamo alcune caratteristiche del vitigno Pinot grigio, che permettono di chiarire

meglio alcuni dei requisiti previsti dal presente disciplinare. Dal punto di vista ampelografico il

vitigno risulta leggermente vigoroso e abbastanza produttivo, si adatta ai diversi tipi di terreni,

purché non umidi; preferisce climi temperati, non eccessivamente caldi perché soggetto alla perdita

delle caratteristiche di profumo e acidità, se matura troppo rapidamente. È particolarmente sensibile

alla botrite, richiede pertanto potature verdi nei climi tendenzialmente umidi. Il grappolo è piccolo,

cilindrico, spesso alato, compatto. L’acino piccolo, ovoide con buccia grigio-rosa, poco consistente,

pruinosa e polpa succosa, neutra. Il Pinot grigio è un vitigno produttivo, capace di elevate rese

ettariali, senza scadimenti qualitativi qualora le sue uve vengano destinate alla produzione di vini

bianchi di aroma fermentativo e varietale, freschi e fruttati, di tenore alcolico non elevato.

Dati sperimentali rilevati nel corso di un progetto di zonazione viticola, in Oltrepò Pavese hanno

fornito le seguenti prestazioni, in vigneti con densità ceppi/ha compresa tra 3600 e 4400 e cariche

gemme ad ettaro variabili tra 70 e 100.000.

Gemme

cieche %

Fertilità Peso

grappolo g

Produzione uva/legno

kg/kg

Zuccheri

°B

Ac. Tit.

g/l Ac.

Tart.

gemma germoglio ceppo kg ettaro t

6-15 1.3-1.9 1.7-2.6 90-140 2.5-5.2 10-16 4.1-6.0 20.4-24.4 5.0-5.5

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Da tali dati si può desumere come pur in presenza di elevate produzione ad ettaro, si raggiunga un

ottimo grado zuccherino, quale conseguenza di un adeguato rapporto tra superficie fogliare e uva

prodotta. Ciò è possibile grazie alla precocità di maturazione del vitigno e alle buone condizioni dei

vigneti, frutto di impianti relativamente recenti ed effettuati con materiale di propagazione di ottima

qualità genetica e sanitaria.

L’esperienza maturata negli ultimi anni relativamente allo standard qualitativo, desunto in base alle

analisi fisico-chimiche e organolettiche e il conseguente successo commerciale, non devono dunque

far temere in relazione allo standard qualitativo dei vini prodotti con il presente disciplinare.

Se incerte sono le origini del Pinot Grigio, certo è che le caratteristiche vegetative dell’uva, quasi

rossa nell’aspetto, ma bianca di fatto, è una mutazione genetica del Pinot Nero. Nei “Pinot” infatti,

le mutazioni gemmarie sono un fenomeno abbastanza frequente che talora si manifesta in forme

aberranti: con grappoli a buccia bianca e nera sullo stesso ramo, o acini di vario colore sullo stesso

grappolo.

Taluni ampelografi ipotizzano la presenza dei genotipi originari del Pinot presenti sulle colline

oltrepadane dal tempo dei romani: il Pinot grigio potrebbe essere identificato con certe varietà già

descritte da Plinio il Vecchio. Anche Giovanni Dalmasso, nel sostenere le antiche origini del

vitigno, afferma che il Pinot grigio potrebbe essere identificato con le piante note agli antichi

romani come “helvolae” ossia con uve grigie. Attendibili sono anche i riferimenti riconducibili

all’Oltrepò Pavese che risalgono al 1500 ove si citano Pinolo, Pignolo gentile e Pignolo grappolato.

Pur vantando la Denominazione di Origine Controllata dal 1970, il Pinot Grigio è diventato un

vitigno importante per il territorio solo nel primo decennio del XXI secolo.

Il vino “Pinot grigio” è stato una tipologia della DOC “Oltrepò Pavese”, sin dalla nascita avvenuta

nel 1970 e nel 2010, con Decreto del 3 agosto, ha ottenuto valore autonomo e un disciplinare

proprio, principalmente grazie alla sua importanza commerciale. Uno degli obiettivi perseguiti con

la nascita della DOC “Oltrepo Pavese Pinot grigio” è stato quello di mettere a punto un’efficace

strategia di chiara individuazione territoriale. “Oltrepò Pavese Pinot grigio” è un nome di vitigno

internazionale che però risulta riconducibile, al territorio: il Pinot grigio non solo è una varietà

tradizionalmente presente in questo territorio, ma è anche uno straordinario patrimonio della base

ampelografia oltrepadana.

La scelta è stata quella di mantenere il nome completo di “Oltrepo Pavese”, perché questo nome

caratterizza molte delle tipologie di vino che, seppur tradizionali, risultano più legate al nome del

vitigno e risultano spesso legate alla vendita diretta.

Il nome “Oltrepò Pavese Pinot grigio” è perfettamente omologo al termine “Oltrepò Pavese”: il

vitigno Pinot grigio è un vitigno internazionale, che trova nell’Oltrepò Pavese una delle sue dimore

nazionali.

Articolo 10

Riferimenti alla struttura di controllo

Valoritalia S.r.l.

via Piave, 24 - 00187 Roma

telefono: 0445 313088

fax: 0445 313080

e-mail: info@valoritalia.it

Valoritalia S.r.l. è l’Organismo di controllo autorizzato dal Ministero delle Politiche agricole

alimentari e forestali, ai sensi dell’articolo 13 del decreto legislativo n. 61/2010 (Allegato 1), che

effettua la verifica annuale del rispetto delle disposizioni del presente disciplinare, conformemente

all’articolo 25, par. 1, 1° capoverso, lettera a) e c), ed all’articolo 26 del Reg. CE n. 607/2009, per i

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prodotti beneficianti della DOP, mediante una metodologia dei controlli sistematica nell’arco

dell’intera filiera produttiva (viticoltura, elaborazione, confezionamento), conformemente al citato

articolo 25, par. 1, 2° capoverso, lettera c).

In particolare, tale verifica è espletata nel rispetto di un predeterminato piano dei controlli,

approvato dal Ministero, conforme al modello approvato con il DM 2 novembre 2010, pubblicato

in GU n. 271 del 19-11-2010 (Allegato 2).

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Tipo: 

DOC

Regione: 

Lombardia

Merceologia: 

Vino