Le Malvasie d’Italia

Le Malvasie d'Italia

0
235

Malvasia di LipariQuando durante lo studio dei vitigni italiani ho iniziato ad approcciare le Malvasie, devo confessare che inizialmente stavo rischiando di perdere l’orientamento, tra vitigni a bacca bianca e nera, aromatici e non, diffusi a livello nazionale o localmente solo al nord o al sud, e chi più ne ha, più ne metta.
Consultando il Registro Nazionale Varietà di Vite troviamo citate ben 17 varietà appartenenti al gruppo delle Malvasie. Eccone quindi l’elenco:  Malvasia Bianca, Malvasia Bianca di Basilicata, Malvasia Bianca di Candia, Malvasia Bianca lunga, Malvasia del Lazio, Malvasia di Candia aromatica, Malvasia di Casorzo, Malvasia di Lipari, Malvasia di Sardegna, Malvasia di Schierano, Malvasia istriana, Malvasia Nera lunga, Malvasia Nera di Basilicata, Malvasia Nera di Brindisi, Malvasia Nera di Lecce e Malvasia Rosa.
Sebbene queste Malvasie vengano originate da diversi cloni e biotipi, molte tendono a condividere alcune caratteristiche: infatti presentano, con diversi gradi di intensità, una fragranza piccante di muschio e di albicocca e alti residuati zuccherini. Queste caratteristiche rendono alcune Malvasie, soprattutto quelle aromatiche, particolarmente adatte alla produzione di spumanti e di passiti. Esitono però anche vitigni che, pur condividendo il nome “”Malvasia”” hanno caratteristiche molto diverse tra loro. Diamo quindi un’occhiata alla storia di questi vitigni.
Il termine Malvasia deriva da una variazione contratta di Monembasia, una roccaforte bizantina situata sulle rocce di un promontorio a sud del Peloponneso, dove il vitigno fu scoperto dai Veneziani e da questi introdotto prima a creta e poi in Italia.
I mercanti Veneziani avevano una sfrenata passione per queste uve e per i ivini che se ne ricavavano, infatti la stessa Venezia pullulava di osterie, chiamate Malvase, consacrate al consumo di questo vino.  In breve tempo la produzione di Malvasie si diffuse anche al di fuori della Repubblica di Venezia: in molte isole greche, in Dalmazia, nel Sud della Francia, in Spagna, in Portogallo, e anche praticamente in tutte le regioni italiane. All’epoca la stessa idea di classificare i vini e i vitigni da cui derivano era sconosciuta,  per cui  bastava produrre un vino proveniente da un’uva affine al Malvasia, o anche esoltanto ad esso somigliante per vinificazione o per caratteristiche organolettiche, per chiamarlo con lo stesso nome, o per coniare un nome similare.
Così si spiega come mai in Italia, principale paese produttore di uve Malvasia, possiamo trovare un’uva neutra come la Malvasia Lunga o Malvasia del Chianti, un’uva semiaromatica che dà un vino dalle note leggermente erbacee come la Malvasia Istriana, uve aromatiche a bacca nera come la Malvasia di Casorzo e la Malvasia di Schierano, uve a bacca nera ma neutre come le Malvasie di Lecce, di Brindisi e della Basilicata, e poi la Malvasia di Candia Aromatica, di aromaticità decisa e vigorosa equparabile come intensità e fragranza solo a quella del Moscato.
Abbiamo quindi un gruppo di vitigni tra loro diversi, che hanno in comune l’ombrello semantico del nome “”Malvasia””, la probabile origine geografica, e le vicende umane che hanno contribuito alla loro diffusione.”