L’Ortrugo è un antico vitigno a bacca bianca originario dell’Emilia occidentale, storicamente radicato nelle colline e nelle pianure della provincia di Piacenza. Le prime citazioni certe risalgono all’Ottocento, quando viene descritto da Giuseppe Acerbi e, successivamente, da Di Rovasenda come varietà tipica del territorio piacentino, distinta dai grandi gruppi dei Trebbiani e delle Malvasie. Il nome potrebbe derivare dal dialetto locale (“altr’uga”, cioè “altra uva”), a indicare la sua identificazione come varietà distinta rispetto alle più note del tempo. Per gran parte del Novecento l’Ortrugo è stato utilizzato soprattutto in assemblaggi, ma dagli anni Settanta in poi ha iniziato a imporsi come vitigno in purezza, fino a diventare protagonista della DOC Colli Piacentini e delle sue tipiche versioni frizzanti.
Aree di coltivazione
La coltivazione dell’Ortrugo è concentrata quasi esclusivamente in Emilia-Romagna, in particolare nel Piacentino, nei comuni collinari di Castell’Arquato, Ziano, Borgonovo, Carpaneto e Alseno. Trova condizioni ottimali nei suoli argillosi e calcareo-argillosi delle vallate della Val Tidone, Val Trebbia, Val Nure e Val d’Arda. È presente in modo sporadico nel parmense e nel reggiano, sempre come vitigno minoritario. Fuori dall’Emilia-Romagna è praticamente assente, salvo rare presenza in collezioni ampelografiche. L’Ortrugo è dunque uno dei vitigni più territoriali dell’Italia settentrionale, profondamente legato alla viticoltura piacentina.
Caratteristiche ampelografiche
La foglia dell’Ortrugo è medio-grande, orbicolare o trilobata, con lembo spesso e superficie leggermente ondulata. Il grappolo è medio o grande, cilindrico-conico, generalmente compatto, con una o due ali. L’acino è medio, sferico, con buccia di colore giallo verdognolo che vira al dorato in piena maturazione. La polpa è succosa, a sapore neutro, con acidità moderata. Il vitigno si distingue per il suo profilo semi-neutro, più fresco della Malvasia ma meno aromatico di altre varietà bianche emiliane.
Caratteristiche colturali e agronomiche
L’Ortrugo presenta vigoria medio-alta, buona fertilità e produttività abbastanza elevata, qualità che richiedono una gestione agronomica orientata al contenimento della resa per preservarne la freschezza. Predilige suoli argillosi, calcareo-argillosi e ben drenati; si adatta bene al clima continentale-padano con estati calde e inverni freddi. Il grappolo compatto può essere sensibile alla botrite nelle annate umide, mentre la buccia non particolarmente spessa richiede attenzione all’oidio. La maturazione è precoce o medio-precoce, con vendemmie che spesso iniziano a fine agosto. Il vitigno mostra buona risposta alle forme di allevamento a guyot e cordone speronato.
Caratteristiche enologiche del vitigno
Le uve di Ortrugo si prestano bene a vinificazioni in acciaio, finalizzate a preservare freschezza e note fruttate leggere. La moderata acidità naturale può richiedere un’attenta gestione della temperatura di fermentazione per evitare perdita di vivacità. Il vitigno è tradizionalmente impiegato per la produzione di vini frizzanti e spumanti ottenuti con metodo Charmat, dove la sua neutralità aromatica e la sua sapidità generano risultati particolarmente piacevoli. È adatto anche a versioni ferme secche, più strutturate, che esprimono note erbacee e leggere sfumature floreali.
Caratteristiche del vino
Il vino da Ortrugo è generalmente di colore giallo paglierino chiaro. Al naso offre aromi delicati di fiori bianchi, mela verde, pera, erbe leggere e talvolta una sottile nota minerale. Al palato è fresco, di medio corpo, con acidità moderata, buona bevibilità e un finale sapido e asciutto. Le versioni frizzanti e spumanti sono le più caratteristiche: vivaci, leggere, piacevolmente aromatiche, con una bollicina fine e un profilo agile. Le versioni ferme mostrano maggiore struttura ma conservano sempre uno stile essenziale e pulito.
