La storia della Malvasia sembra fatta apposta per ricordare quanto la viticoltura sia un viaggio piรน tortuoso di quanto appaia. Non si tratta di una singola varietร , ma di unโintera costellazione di vitigni che portano lo stesso nome pur essendo, dal punto di vista genetico, molto meno imparentati di quanto la tradizione lascerebbe immaginare. Lโetichetta โMalvasiaโ fotografa una grande famiglia nominale, nata lungo rotte commerciali e culturali antiche, piรน che un lignaggio agronomico unitario. Eppure, proprio questa apparente incoerenza ne fa uno dei capitoli piรน affascinanti dellโampelografia italiana.
L’Origine del nome Malvasia
Il nome affonda le sue radici nel Mediterraneo orientale. I mercanti veneziani del Medioevo importarono un vino dolce e alcolico prodotto nel porto greco di Monemvasia, il cui nome, deformato nelle lingue occidentali, divenne โMalvasiaโ. Quel vino ebbe fortuna travolgente: dolcezza, stabilitร , capacitร di viaggiare per mare, tutto contribuรฌ a farlo diventare sinonimo di un gusto ricercato. Nel tempo, perรฒ, il nome si sganciรฒ dal suo referente originario. In Italia fin dall’inizio indicava non solo vini simili nello stile, ma anche vitigni diversi capaci di produrre vini con analoga aromaticitร o densitร . Era unโepoca in cui la classificazione ampelografica non era ancora un esercizio di precisione botanica: i nomi seguivano il commercio, le mode, gli stili, e a volte anche i fraintendimenti.
Le Malvasie
Il risultato รจ che la grande famiglia dei vitini chiamati โMalvasiaโ si compone oggi di gruppi diversi. Da una parte esistono le Malvasie aromatiche, genetiche parenti del Moscato bianco: la Malvasia di Candia aromatica in Emilia, la Malvasia di Lipari nelle Eolie, la Malvasia puntinata nel Lazio. Tutte condividono un profilo intensamente floreale e muschiato, e proprio questa loro natura aromatica spiega perchรฉ storicamente siano state associate al mito della dolcezza orientale di Monemvasia. ร come se il nome avesse trovato nuove case in vitigni che, pur non essendo imparentati con lโantenato greco, ne evocavano il carattere sensoriale.
Allโestremo opposto ci sono le Malvasie non aromatiche, piรน sobrie e mediterranee. La Malvasia Istriana, ad esempio, non ha legami con il gruppo moscato; la Malvasia Bianca di Candia (diffusa tra Lazio, Toscana, Campania e Sicilia) รจ un vitigno duttile e produttivo, utilizzato in blend per dare morbidezza.
E poi cโรจ la Malvasia Bianca Lunga del Chianti, protagonista del Vin Santo assieme al Trebbiano toscano, e imparentata piuttosto con vitigni del gruppo dei trebbiani che con le Malvasie aromatiche. A sud, la Malvasia delle Lipari si contrappone alla Malvasia di Sardegna, che porta lo stesso nome ma racchiude una genealogia indipendente. Lo stesso accade alla Malvasia nera di Lecce, che non รจ la sorella rossa di queste bianche, bensรฌ unโuva autonoma nellโuniverso salentino.
Una classificazione piรน moderna tende a distinguere almeno quattro linee di suddivisione:
- le aromatiche di ceppo moscato;
- le bianche mediterranee non aromatiche, con storie genetiche varie;
- le nere salentine;
- le โfalse Malvasieโ nate solo per analogia commerciale, come lโantico termine โMalvasiaโ usato un tempo per indicare alcune tipologie di vino fortificato o dolce, indipendentemente dal vitigno.
A colpire รจ che lโanalisi del DNA ha demolito ogni illusione di una grande famiglia genetica: le Malvasie non discendono da Monemvasia e nemmeno tra loro sono strettamente legate. Ciรฒ che le unisce รจ un lungo processo culturale fatto di associazioni sensoriali, tradizioni locali, rotte mercantili e linguaggi in trasformazione.
ร un caso esemplare di come un nome possa sopravvivere a se stesso, trasformandosi da etichetta geografica a categoria sensoriale, e poi ancora a contenitore generico per piรน vitigni. In Italia il termine Malvasia funziona oggi come un ponte tra epoche e gusti: dal ricordo di un vino greco medievale alla miriade di interpretazioni contemporanee, dalle versioni secche e minerali del Carso alle passite solari delle Lipari, dai bianchi del Chianti alle rosse salentine.
