Il rapporto tra Ughetta e Vespolina è uno di quei casi in cui la storia viticola locale, con i suoi nomi dialettali e le sue consuetudini agricole, ha preceduto di molto l’ampelografia moderna. Il sinonimo nasce in un territorio preciso — l’Alto Piemonte e alcune aree limitrofe — ed è legato al modo in cui i viticoltori identificavano le uve molto prima che arrivassero registri ufficiali e analisi genetiche.
Il nome Ughetta si incontra soprattutto nelle zone collinari di Novara, Vercelli, parte del Varesotto e nelle denominazioni storiche come Ghemme, Gattinara, Boca, Fara, Sizzano e Bramaterra. Qui, per generazioni, la Vespolina è stata chiamata con nomi diversi a seconda del villaggio, della famiglia e dei particolari biotipi coltivati: Ughetta, Uvetta, Ughetta di Canneto, talvolta Ughetta nera. Erano nomi nati per distinguere l’uva dall’“Uva Nebbia” (il Nebbiolo) o dagli altri vitigni minori, e spesso si ispiravano a caratteristiche percepite: acini piccoli e serrati (uvetta), colore intenso, maturazione precoce.
La sovrapposizione definitiva tra Ughetta e Vespolina è emersa quando l’ampelografia italiana del Novecento ha iniziato a razionalizzare i vitigni dell’Alto Piemonte. Con il lavoro di Carpenè, Dalmasso e di altri studiosi, divenne chiaro che ciò che in valle si chiamava Ughetta era in realtà il vitigno noto nei repertori come Vespolina, un’uva aromatica e speziata, preziosa nei blend con Nebbiolo e Croatina.
Il nome Ughetta sopravvive tuttora in alcuni contesti:
• come sinonimo tradizionale nelle vecchie vigne dell’Alto Piemonte;
• nei documenti storici precedenti alla standardizzazione ampelografica;
• in alcune zone del Pavese (Oltrepò), dove in passato l’Ughetta compariva come vitigno minore, ma qui il termine è stato talvolta usato anche per indicare varietà non identiche alla Vespolina, alimentando una certa confusione. La Vespolina coltivata oggi in Lombardia, però, coincide geneticamente con quella piemontese.
I motivi del sinonimo sono quindi tre.
• Storico-linguistici: ogni valle piemontese aveva nomi propri per i vitigni, spesso basati su osservazioni empiriche.
• Ampelografici: prima dell’avvento del DNA, l’identificazione si basava su caratteri morfologici spesso condivisi da più biotipi della stessa famiglia.
• Culturali: la Vespolina era considerata un’uva “di casa”, coltivata nei filari di contorno; nomi come Ughetta riflettono un rapporto quotidiano con la vite, non una classificazione scientifica.
