Rossano è un sinonimo storico della Molinara, e si colloca nella stessa famiglia linguistica di Rossanella e Rossara. Tutti derivano dallo stesso nucleo semantico: un’uva “rossa” ma di colore chiaro, qualcosa che sta a metà tra il rosso e il rosato. Per secoli, i vignaioli della provincia di Verona hanno descritto così la Molinara, distinguendola visivamente dalle varietà più scure come Corvina o Rondinella.
Il nome Rossano ricorre soprattutto nelle aree collinari della Valpolicella e del Bardolino, in contesti agricoli dove la classificazione dei vitigni era pragmaticamente basata sul colore dell’acino e sulle caratteristiche del vino ottenuto. La Molinara, con la sua pigmentazione tenue e il suo contributo acido agli uvaggi tradizionali, era percepita come una “rossa leggera”. Da qui Rossano: un rafforzamento della radice ross-, senza il diminutivo, ma con lo stesso soffio descrittivo.
Il motivo storico è lo stesso che ha generato gli altri sinonimi: prima della codificazione ampelografica moderna, un vitigno poteva cambiare nome da un comune all’altro. Nel territorio compreso tra Fumane, Marano, Negrar, San Pietro in Cariano e la fascia che sale verso i Monti Lessini, Rossano era un nome noto e utilizzato, spesso senza distinzione dalla forma più diffusa Rossanella.
Quando la Molinara viene formalmente riconosciuta e regolamentata nei disciplinari di Valpolicella, Ripasso, Recioto e Bardolino, i nomi dialettali perdono il loro ruolo “ufficiale” ma sopravvivono in parte nella memoria delle famiglie contadine. Rossano non è quindi un errore né un fraintendimento: è uno dei tanti rivoli linguistici che testimoniano come un vitigno possa essere identificato più con gli occhi della tradizione che con quelli della nomenclatura.
