Shiraz e Syrah, geografia di due sinonimi
Il nome Shiraz per indicare il vitigno Syrah è un caso in cui la storia della viticoltura si intreccia con il marketing moderno. La vite è sempre la stessa, ma il nome cambia sfumatura a seconda dei luoghi, degli stili e delle tradizioni commerciali.
Il termine Shiraz è innanzitutto radicato nel mondo del Nuovo Mondo, dove si è affermato per distinguere versioni più mature, generose e solari rispetto allo stile “classico” francese. Il cuore del suo utilizzo è l’Australia, soprattutto nelle zone calde di Barossa Valley, McLaren Vale, Hunter Valley, ma il nome appare praticamente in tutto il Paese: è la denominazione standard per la varietà, indipendentemente dall’area.
Lo stesso vale, con minore intensità ma con analoga tradizione, in Sudafrica, dove Shiraz si è imposto a partire dagli anni Novanta e ha finito per acquisire una dignità autonoma nello stile: più frutto scuro, tannino pieno, legni pronunciati, in contrapposizione alla Syrah francese più tesa e speziata.
Il nome si trova anche in Nuova Zelanda, soprattutto nelle regioni più calde come Hawke’s Bay, dove alcuni produttori scelgono Shiraz per evocare una morbidezza più “australiana”, mentre altri mantengono Syrah per sottolineare una vinificazione più europea.
Negli Stati Uniti, l’uso è più frammentario. La California ha storicamente preferito Syrah, ma alcuni produttori, in particolare nelle zone interne più calde, impiegano Shiraz per indirizzare il consumatore verso un’immagine più ricca e opulenta del vitigno. In Washington State, molto più vicino allo stile Rhône, il termine resta quasi sempre Syrah.
In generale, Shiraz è un nome che ha preso forma laddove la varietà ha incontrato climi caldi e una viticoltura orientata al frutto e alla concentrazione. Non indica un diverso vitigno, ma un diverso modo di raccontarlo. Quel che cambia non è il DNA della pianta: è la storia che il vino vuole suggerire quando arriva nel bicchiere.
