Il nome “Grechetto gentile” è un sinonimo storico del vitigno oggi ufficialmente registrato come Pignoletto. La sua origine va ricondotta alla consuetudine, diffusa in molte regioni italiane, di utilizzare il termine “Greco/Grechetto” per indicare uve bianche ritenute fini o di buona predisposizione enologica, indipendentemente da reali rapporti genetici con i vitigni omonimi dell’Italia centrale.
Nel caso emiliano, “Grechetto gentile” compare in diversi repertori ampelografici tra XIX e XX secolo come denominazione locale dell’uva coltivata nelle colline bolognesi, a Castello di Serravalle, Monteveglio e Zola Predosa. L’aggettivo “gentile” distingueva la varietà più qualitativa da altre uve bianche diffuse nell’area. Con l’avanzare degli studi, il nome Grechetto gentile è stato progressivamente sostituito dal più radicato toponimo Pignoletto, ritenuto più rappresentativo per la viticoltura locale.
Le analisi genetiche del XXI secolo hanno definitivamente chiarito che il Grechetto gentile/Pignoletto non è imparentato con i Grechetti umbri (Grechetto di Orvieto, Grechetto di Todi), confermando quindi la natura puramente sinonimica e non genealogica del termine.
Nella normativa viticola attuale, solo “Pignoletto” è ammesso come nome del vitigno nelle denominazioni emiliane; “Grechetto gentile” sopravvive nei registri ufficiali come sinonimo storico, utile per la consultazione di fonti ampelografiche e per l’identificazione di citazioni precedenti alla standardizzazione moderna. Questa distinzione permette di evitare ambiguità sia in fase di classificazione sia nell’inquadramento delle varietà all’interno del patrimonio viticolo nazionale.
