Il sinonimo Vujino applicato al vitigno Damaschino appartiene al mosaico linguistico della Sicilia occidentale, dove per secoli le uve venivano identificate attraverso nomi familiari, toponimi o deformazioni fonetiche tramandate oralmente. Come accade per molti vitigni siciliani, prima dell’ampelografia moderna non esisteva un’unica denominazione riconosciuta, ma una costellazione di nomi locali che descrivevano lo stesso ceppo o sue varianti.
Il nome Vujino (talvolta scritto anche Bugino, Vugghinu, Vugino) si incontra soprattutto nelle campagne tra Trapani, Erice, Buseto Palizzolo, parte dell’area di Alcamo e in alcune zone dell’entroterra palermitano. Era un termine rurale, non tecnico, usato nei registri agrari ottocenteschi e nelle testimonianze orali dei contadini.
Perché proprio Vujino? I motivi sono essenzialmente due.
1. Una deformazione fonetica del nome originario
Il vitigno “Damaschino” — nome che la tradizione lega a un’origine orientale o comunque all’immaginario levantino — veniva spesso contratto e adattato alla parlata locale. Le forme Damascinu, Damascinu biancu, Uascinu, Vascinu circolavano parallelamente. Da queste variazioni è probabile che derivi Vujino, secondo la tipica tendenza siciliana a trasformare consonanti dure e suoni complessi in forme più morbide e dialettali.
2. La funzione di distinguere ceppi locali
Nelle campagne trapanesi, dove la coltivazione del Damaschino era diffusa come uva da taglio o da vino quotidiano, i viticoltori distinguevano i cloni più produttivi o più resistenti con nomi propri. Vujino era uno di questi: una sorta di “soprannome agrario” attribuito alla variante locale del Damaschino coltivata in specifici poderi. Non designava un vitigno diverso, ma il biotipo locale del Damaschino, riconoscibile e nominato in modo informale.
Quando l’ampelografia novecentesca ha iniziato a sistematizzare i vitigni siciliani, il nome Vujino è stato registrato come sinonimo storico del Damaschino, privo però di autonomia varietale.
