Viticoltura e Clima

la viticoltura e il clima

La vite è una pianta che ben si adatta ai diversi tipi di clima, ma ha necessità di un range di temperature minime per lo svolgimento delle sue funzioni vitali, ad esempio dai 16 a 20°C per la fioritura e il germogliamento  e dai 18 a 24°C per la maturazione. La temperatura dell’aria e del terreno e l’esposizione al sole dei vigneti, oltre alla durata dell’insolazione hanno infatti una grande influenza sullo sviluppo della vite come di tutte le piante in generale. A temperature che escono da determinati intervalli, la coltura della vite non è più possibile. I danni del freddo cominciano a prodursi a -15°C, ma la vite può sopportare anche i -20°C in pieno inverno, purché il gelo non duri troppo a lungo. Per quanto riguarda il caldo, la vite può arrivare a resistere anche dai 38°C ai 50°C, a seconda delle diverse situazioni ambientali. L’umidità e quindi l’acqua è un altro dei fattori climatici  fondamentali per la coltivazione della vite. Grazie al suo apparato radicale molto sviluppato e capace di raggiungere grandi profondità, la vite è fra le piante che più resistono alla siccità. Una soglia annua può essere quella dei 250 mm, purché le piogge siano ben distribuite. La neve crea alcun problema, a meno che non sia accompagnata da eccessivi abbassamenti di temperatura. Come per tutte le piante da frutto, la grande nemica della vite è la grandine, che può causare al raccolto danni più o meno gravi, a seconda dello stadio vegetativo interessato. Per quanto riguarda l’altitudine, la vite può essere coltivata in genere fino a 700-750 metri, anche se in alcune zone alpine la possiamo trovare anche fino ai mille metri di quota. In funzione della latitudine, possono aversi anche situazioni molto più estreme, ad esempio sulle pendici dell’Etna, in Sicilia, la vite arriva a 1300 metri, nella Bekaa, in Libano, a 1500 metri. Generalmente, però, la vite trova il suo migliore habitat in collina, dove dà le uve di migliore qualità. I terreni pianeggianti possono dare anch’essi buoni risultati, purchè la zona non sia soggetta ad eccessi di umidità, a nebbie, brinate tardive e allagamenti. L’esposizione dei vigneti al sole è fondamentale e la sua importanza diventa critica quanto più ci si avvicina ai limiti di latitudine per la coltivazione della vite.
L’esposizione a nord può risultare utile nelle zone a clima caldo, per conferire alle uve un maggiore contenuto di acidi ed evitare i rischi di surmaturazione. Per ultimo, un ruolo importante è destinato anche ai venti. Le brezze leggere agevolano la traspirazione del terreno e favoriscono l’impollinazione, ma i venti forti possono causare danni simili a quelli della grandine, spezzando i germogli. I venti caldi, nei vigneti posti nella fascia più meridionale di coltivazione, possono far aumentare l’evaporazione dell’acqua dal terreno, determinando o aumentando la siccità. I venti marini, con il loro carico di salsedine, possono produrre danni alle foglie, ai germogli e ai grappoli.

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