Il Timorasso tra Loira e Graves

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“Timorasso, vitigno autoctono delle colline tortonesi e novesi, è rinato a nuova vita e sta usurpando la palma di primo vitigno bianco al blasonato Cortese di Gavi. Abbandonato con l’arrivo della filossera e degli eventi Mondiali, il Timorasso fu cullato e protetto da pochi “vigneron” che continuarono a coltivarlo ed a credere in un vitigno assai difficile da gestire ed ancora più da vinificare. Nell’ultimo decennio del vecchio millennio ripresero gli impianti, si moltiplicarono le aziende che tolsero terreno all’antica Barbera e dal più “ facile “ Cortese , per fare spazio al vitigno che dopo pochi anni sarebbe entrato, a pieno diritto, nei grandi bianchi piemontesi ed a livello nazionale.Timorasso
Dal punto di vista ampelografico il Timorasso si presenta con grappoli composti da acini piccoli ed acini grossi, è soggetto ad una percentuale non trascurabile ,il 20-25%, dei cosi detti “aborti floreali” rametti del grappolo privi di acini, che se pur influenzando una produzione minore aumentano la percentuale di zucchero incidendo cosi sul titolo alcolometrico finale e su una qualità elevata in bottiglia. Gli acini hanno forma oblunga, buccia spessa e ricoperta da pruina (La pruina è una sostanza cerosa che ricopre la buccia dell’acino e gli conferisce un aspetto vellutato, influendo sul colore del grappolo. Contiene lieviti e cere come l’acido oleanolico con proprieta antibatteriche che previene la disidratazione dell’acino proteggendolo dalle basse temperature. In Francia, la sua presenza ha segnato dei vitigni, tra tutti il pinot menier,cioè mugnaio per il colore bianco come la farina ) con una buona consistenza di color verde/giallastro, da cui deriva il sinonimo del Timorasso, Dolceverd. Al palato l’acino si presenta “croccante”, per lo spessore della buccia , succoso il cui sapore rimanda alla prugna bianca selvatica molto diffusa nelle nostre terre. Ha una fioritura che si sviluppa verso fine aprile, un invaiatura tardiva ,dopo la prima decade di agosto, ed una maturazione che sposta la vendemmia a fine settembre. Bisogna puntualizzare che , visto i cambiamenti climatici degli ultimi anni con vendemmie precoci , quasi meridionali, anche il Timorasso si è “adattato “ ad una vinificazione anticipata. Predilige terreni collinari ed argillosi, ben ventilati. Il Timorasso essendo facilmente attaccabile dal marciume ha bisogno di aria per asciugare dall’umidità, richiede molte attenzione durante gli ultimi periodi di maturazione, quando gli acini sono più sensibili a questo problema. Uva da sempre sensibile alle crittogame, va gestita con un’ incisiva difesa passiva e con un controllo molto attento alle rese per ceppo. Presenta una scarsa adattabilità in condizioni pedoclimatiche diverse da quelle abituali.
Il Timorasso sa regalare sorprendenti potenzialità aromatiche ed è ricco di profumi che si formano già nelle uve (norisoprenoidi, per gli amanti della precisione ), ma che si esprimono nella loro totalità nella maggio parte dei vini bianchi d’età
Ricordiamo e non a caso, che il Timorasso ha 20 geni in comune con il Sauvignon Blanc che, alla degustazione, richiama all’olfatto ed al palato esempi transalpini (Poille fumè nella Loira e Larrivet Haut-Brion, Carbonnieux e Smith-Haut-Lafite a Graves). Un vino che esprime appieno le sue enormi potenzialità sulla distanza, come un maratoneta che parte piano ma arriva sul gradino più alto del podio. Una citazione d’onore va, a detta di tutti gli esperti e non, a Walter Massa, il “Padre “che ha creduto nella rinascita del “figlio” ,lo ha curato , amato ed atteso che quel vitigno cosi dimenticato e defraudato della sua dote ,si riprendesse il posto e la palma d’onore nell’enologia Nazionale. Ha realizzato il modo migliore di vinificarlo, ormai copiato ed adottato da tutti i produttori : vinificazioni in acciaio con lunga permanenza sui lieviti e fecce nobili con frequenti batonnage ( rimessa in sospensione delle fecce / lieviti )che cedono preziosi componenti aromatiche ed esercitano una funzione antiossidante che prepara il vino ad un invecchiamento medio/lungo
Tralasciando gli aspetti tecnici del disciplinare di produzione, entriamo in quello che ogni amante, tecnico, o semplice appassionato aspetta… la degustazione per gli “esperti “o l’assaggio per molti altri perchè ,ricordiamo , il vino non è solo un insieme di caratteristiche tecniche, visive,olfattive, gustative ma, soprattutto, e per tantissimi, un grande piacere che si gusta e si assapora per il semplice piacere di berlo.
Al naso, da giovane, rimanda note di acacia e biancospino, pera e foglia di pomodoro ( ricordiamo i 20 geni in comune con il Sauvignon Blanc d’oltralpe) ma è dopo alcuni anni che esprime il suo potenziale olfattivo : emergono note di miele di millefiori , di pera candita ,ginestra e sambuco,note minerali e di idrocarburi molto percettibili (la permanenza sulle fecce si fa sentire in tutta la sua maestosità) caratteristiche di questo regale vitigno. Al palato si presenta asciutto, caldo( presenza di alcool ) e morbido, la notevole struttura ( data dalla permanenza sulle fecce nobili )sostiene benissimo l’alcolicità e la freschezza (acidità) rimane anche dopo molti anni a trascinare la persistenza aromatica. Con cosa abbinarlo? è un vino molto versatile, da giovane, servito a 10/12C, si presenta come un alternativa al modaiolo spritz e si abbina bene con torte di verdura e la focaccia di Recco, formaggi freschi di capra, pecora,carni bianche con erbe aromatiche e spezie, con il pesce, da una semplice orata al sale, ad una zuppa di pesce. Se invecchiato, servito a 12/14C, si sposa perfettamente con piatti più elaborati e sapidi, divino con il Montebore, formaggio dop della val Borbera oppure con i tajerin al burro con tartufo delle nostre valli, che non ha nulla da invidiare a quello di Alba
Cosa dire ancora…ringrazio i produttori:Massa, Mariotto, Boveri, Ricci,La Colombera che con il loro amore nel coltivare e diffondere la passione per questo vitigno, l’hanno portato ai vertici dell’enologia nazionale e non solo.”

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Nato a Tortona nel 1969, ingegnere e Sommelier FISAR, appassionato di vini e formaggi, ha preso parte a numerosi seminari di approfondimento organizzati dall’IWTO (International Wine Tasters Organization). Figlio di viticoltori, appassionato di cucina, oliere di primo livello aicoo, è in contatto con produttori con i quali approfondisce la formazione da Sommelier nelle tecniche di conservazione, coltivazione e vinificazione, a minor impatto ambientale, di vitigni autoctoni. La salvaguardia della qualità in bottiglia lo spinge nella ricerca di piccoli produttori, Italiani e non, che creano esperienze sensoriali uniche.