Il Dolcetto, “un eterno incompreso”

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“In questo articolo vi parlerò di un vino che è sempre stato, e ad oggi a volte lo è ancora, in alcuni casi acclamato e in altri messo nel dimenticatoio…perché?  Vi starete domandando, semplice, perché questo vino è sempre stato associato a poca qualità, gusto dozzinale e nel peggiore dei casi declassato a vino da usare per cucinare. In realtà, e oramai è cosa nota a tutti, siamo sempre stati di fronte ad un vino che nel suo DNA ha sempre posseduto le qualità per non essere considerato una “”seconda scelta””.Dolcetto Le prime notizie certe relative al omonimo vitigno riguardanti la sua coltivazione possono essere fatte risalire alla fine del Cinquecento, pensate un po! E una volta per tutte sfatiamo il mito che il nome “”Dolcetto”” derivi dalla caratteristica che il suddetto sia un vino dolce, anzi al contrario è un vino decisamente secco; il nome di questo vitigno e dunque dell’omonimo vino deriva dal fatto che per il palato dei piemontesi le bacche, che sono povere in acidità e molto succose, offrono un gusto “”dolce””.
Benvenuti dunque, ci troviamo nel Cuneese e più precisamente nel comune di Farigliano. Qui ha sede una azienda che porta il nome del suo pilone, Anna Maria Abbona. Signora (con la S maiuscola) magnifica che, con passione e professionalità ma soprattutto amore manda avanti una azienda che conta 14 ettari vitati; considerata un vero e proprio riferimento per la produzione del Dolcetto, decido di incontrarla per assaggiare il suo Dogliani Superiore Maioli Docg 2013. Incuriosito dal nome le chiedo spiegazioni, e lei mi risponde che Maioli è il nome della vecchia e instancabile vigna (oltre il mezzo secolo di vita) che le permette di ottenere questo meraviglioso vino. Nel bicchiere subito rimango colpito dal bellissimo rosso porpora intenso, con sfumature quasi violacee,  al naso poi, esordisce con un netto e deciso profumo di Marasca matura, mano mano che si fa ossigenare subentrano anche sentori di spezie, di chiodi di garofano molto “”precisi”” e un finale coinvolgente di scorza di arancia candita. In bocca sorprende per il suo carattere molto deciso, per l’ottima sapidità e la poca acidità, il tutto poi equilibrato dalla presenza di un tannino delicato e dalla sua struttura ( 14,5% vol e non darglieli !!). Acciao 20 mesi.
Io non ho chiesto con cosa si potesse abbinare, sapete perché?  Avevo già di fronte a me un coniglio alla cacciatora…. Cin Cin”

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Raffa Michelangelo, Classe 1982, oltre ad essere un eterno appassionato del vino ne è da anni ormai diventato anche un divulgatore. La sua idea è che un vino, prima di essere bevuto, vada anche conosciuto nella propria intimità, quasi “bevuto senza bere”. Sommelier AIS dal 2004, ha sempre lavorato a contatto con questo magnifico mondo che è l’enologia e la viticoltura. Da due anni ha aperto una enoteca e wine bar nel comune dove abita, Albenga: una piccola città in provincia di Savona in Liguria. Svolge anche consulenze per ristoranti sia per quanto concerne la stesura della carta dei vini sia per gli abbinamenti eno-gastronomici. E’ poi anche assaggiatore di formaggi ONAF.