Champagne: la verità, nient’altro che la verità

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Come in tutti i settori, anche in quello del vino i luoghi comuni spesso infondati sono numerosi. Anzi, il mondo dell’enologia è terreno fertile per questo tipo di mezze verità, essendo la tradizione vinicola un sapere spesso tradizionale, tramandato di generazione in generazione, e quindi più soggetto a storpiature o a credenze non proprio scientifiche. In questo articolo vedremo alcune delle convinzioni più dure a morire che riguardano lo Champagne: dalla coppa di Champagne al miracoloso cucchiaino salvabolle…

Una coppa di Champagne, per favore!

Possiamo dilettarci a sentirci un po’ vintage e chiedere una coppa di champagne, ma è molto probabile che una volta ordinata la coppa si trasformi in una flûte. Il tradizionale recipiente a coppa infatti, dalla forma svasata e rotonda molto in voga nella Belle Epoque, è poco adatto alla degustazione dello Champagne in quanto la sua forma aperta permette agli aromi di dileguarsi troppo rapidamente. Per una degustazione ottimale si preferisce appunto la flûte o meglio ancora il tulipe, bicchiere dalla forma allungata e leggermente svasato all’estremità superiore, che racchiude le bollicine in uno spazio ristretto e permette agli aromi di esprimersi al meglio senza disperdersi.

 Il cucchiaino miracoloso

Il famoso cucchiaino della nonna non ha mai impedito alle bollicine di evaporare. Si tratta di una convinzione senza alcun fondamento pratico prima ancora che scientifico: la bollicina sale, sempre e comunque! Se sfortunatamente (per voi) la bottiglia di champagne non è interamente consumata il giorno stesso, è meglio utilizzare un tappo speciale per champagne, come quello della Laguiole, che permette di conservare lo champagne per una durata di 2/3 giorni.

Ultima curiosità: si dice “sabrer” lo champagne o “sabler” lo champagne?

Innanzitutto, per chi non lo sapesse, i francesi sono gli inventori di questo “selvaggio” metodo di stappo dello champagne, che consiste nell’eliminare tappo e collo di bottiglia in un solo colpo…di sciabola. Metodo sicuro se si presta attenzione a non toccare l’orlo della bottiglia, che dopo questa operazione è piuttosto tagliente. C’è presso i francesi una certa confusione tra i due termini molto simili: sabrer le champagne e sabler le champagne. La dicitura corretta è sabrer, essendo “le sabre” letteralmente “la sciabola”. La tradizione risale infatti all’epoca napoleonica, e precisamente ai festeggiamenti che seguivano una vittoria, celebrati dai soldati in modo volutamente spettacolare attraverso la sciabolata delle bottiglie. Sabler lo champagne è un’espressione che esiste ma nulla ha a che vedere con le armi. Data del XVII secolo e significa bere tutto d’un sorso: alla goccia o alla calata secondo le regioni, ma evidentemente dalla bottiglia stessa!

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Nata ad Ortona, un paesino sulla costa Adriatica, in Abruzzo. Classe 1986, adora scrivere da quando ha imparato a tenere la penna in mano. Si laurea in Lingua e Letteratura italiana e si specializza nell’insegnamento della lingua agli stranieri, che la fa approdare in Francia nel 2014. Appassionata di vino, in maniera semplice, preferisce la pratica della degustazione alla teoria dell’enologia, ma non disdegna la cultura scientifica. Dal 2016 è Web Content Manager presso un’azienda che vende vino francese e Champagne: la sua passione diventa così anche divulgazione del meraviglioso mondo della viticoltura d’oltralpe. Partecipa con piacere, ma senza pretese, ai corsi e alle degustazioni dei sommelier professionisti.