Le Denominazioni di Origine per i vini in Italia

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Denominazioni di origine controllate e garantitedeniminaziooni di origine controllateIndicazioni geografiche tipiche

Le norme che regolano le Denominazioni di Origine per i vini in Italia

Il Regolamento Comunitario Nr.823 del 1987 dispone che i Disciplinari che regolano la produzione vitivinicola contengano, tra l'altro, precise indicazioni riguardo a:
1) Zona di produzione
2) Base ampelografica (vitigni ammessi e loro percentuali)
3) Norme per la viticoltura (tra cui l'indicazione delle rese per ettaro)
4) Norme per la vinificazione (tra cui l'indicazione del titolo alcolometrico)
5) Norme per l'etichettatura ed il confezionamento
6) Tipologia e caratteristiche dei vini al consumo

Dal punto di vista delle Denominazioni di Qualità, il regolamento identificava le seguenti categorie:
- V.Q.P.R.D. cioè Vini di Qualità Prodotti in Regioni Determinate
- V.L.Q.P.R.D. cioè Vini Liquorosi di Qualità Prodotti in Regioni Determinate
- V.S.Q.P.R.D. cioè Vini Spumanti di Qualità Prodotti in Regioni Determinate
- V.F.Q.P.R.D. cioè Vini Frizzanti di Qualità Prodotti in Regioni Determinate

In seguito, il  Regolamento CEE Nr.2081 del 1992 seguito dal Regolamento CEE Nr. 510 del 2006 ha individuato le norme per la protezione delle "Denominazioni di Origine" (DOP) e delle "Indicazioni Geografiche" (IGP) prevedendo anche che tali norme vengano estese al settore vitivinicolo.

Le basi della classificazione dei vini in Italia erano precedentemente date dalla Legge Nr.164 del 10/02/1992, che integrava le precedenti disposizioni del D.P.R. 930 del 1963 e le armonizzava col regolamento Europeo. 

L'allineamento con la normativa europea è stato sancito dal D.L. Nr.61 del 08/04/2010 che disciplina l'applicazione delle Normative Europee riguardanti la "Tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche dei vini così come previsto dall'art.15 della Legge Nr.88 del 07/07/2009 "Disposizioni per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunita' europee" . In base a tali norme, le denominazioni possibili in Italia sono dunque:

  1. DOP: DOCG DOC
  2. IGP: le attuali IGT (Vin de Pays in Val d’Aosta, Landwein in Alto Adige)

E' previsto che le menzioni specifiche tradizionali italiane, anche con le relative sigle DOC, DOCG e IGT, possono essere indicate in etichettatura da sole o congiuntamente alla corrispondente espressione europea.

Vediamo ora quali sono gli aspetti alla base della tutela delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche DOCG, DOC (DOP) e IGT (IGP)

I disciplinari delle DOC prevedono che oltre alla denominazione obbligatoria corrispondente alla zona di produzione, possano venir indicate, a seconda di quanto previsto dai disciplinari, delle Sottozone che delimitano maggiormente provenienza e caratteristiche del vino. Tali sottozone ed i requisiti per la denominazione sono normati dal disciplinare. Può anche venir fatto riferimento al comune di provenienza, alla vigna o parcella o particolare da cui esclusivamente provengano le uve con cui è prodotto il vino. Però “I nomi geografici o parte di essi e le sottozone usati per designare vini DOCG o DOC non possono comunque essere usati per designare vini IGT”
Inoltre, l’art.4 della legge 164 prevede che: ” Le denominazioni di origine possono essere seguite, dopo la dicitura "DOCG" o "DOC", da nomi di vitigni, menzioni specifiche, riferimenti a particolari tecniche di vinificazione e qualificazioni specifiche del prodotto. Le predette menzioni aggiuntive devono essere previste dal disciplinare di produzione.

L’articolo 5 prevede l’uso di specifiche menzioni, in particolare:
1. La specificazione "classico" e' riservata ai vini non spumanti della zona di origine piu' antica ai quali può essere attribuita una regolamentazione autonoma anchenell'ambito della stessa DOCG o DOC.
2. La menzione "riserva" e' riservata ai prodotti aventi le caratteristiche del superiore (ivi compresa la gradazione piu' elevata) e che siano stati sottoposti ad un periodo di invecchiamento previsto obbligatoriamente non inferiore ad anni 2.
3. La menzione "novello" e' riservata ai vini rispondenti alle condizioni, alle caratteristiche ed ai requisiti previsti in materia dalla legislazione italiana e CEE.

L’articolo 8 prevede il divieto di utilizzo per i vini DOC e DOCG di uve derivate sia totalmente che parzialmente da vitigni che non siano stati classificati fra i "raccomandati" egli "autorizzati", o che derivino da ibridi interspecifici tra la Vitis vinifera ed altre specie americane od asiatiche. Inoltre “E' altresì vietato, su tutto il territorio italiano impiegare le uve da tavola per ottenere vini a denominazione di origine o a indicazione geografica tipica.”
Si prevede poi che (art.8.1): “Le DOCG sono riservate ai vini già riconosciuti DOC da almeno cinque anni che siano ritenuti di particolare pregio, in relazione alle caratteristiche qualitative intrinseche, rispetto alla media di quelle degli analoghi vini così classificati, per effetto dell'incidenza di tradizionali fattori naturali, umani e storici che abbiano acquisito rinomanza e valorizzazione commerciale a livello nazionale ed internazionale”. Inoltre (art.8.5): “. Il riconoscimento di DOCG deve prendere una disciplina viticola ed enologica di norma più restrittiva rispetto a quella della DOC e progressiva con il passaggio a sottozone od a comuni.

L’art 13.1 prevede che”I vini prodotti nel rispetto delle norme previste per la designazione e presentazione delle D.O.C.G. e delle D.O.C. e degli specifici disciplinari di produzione, nella fase della produzione, secondo le norme della CEE, ai fini dell'utilizzazione delle rispettive denominazioni di origine, devono essere sottoposti ad una preliminare analisi chimico-fisica e ad un esame organolettico. Per i vini DOCG, inoltre, l'esame organolettico deve essere ripetuto, partita per partita, nella fase dell'imbottigliamento. La certificazione positiva dell'analisi e dell'esame è condizione per l'utilizzazione della DOCG e della DOC.

L’art. 21.1. prevede che “per i vini DOC e DOCG il nome di vitigno deve seguire le diciture "denominazione di origine controllata" e "denominazione di origine controllata e garantita" ed avere caratteri tipografici non superiori a quelli utilizzati per il nome geografico, fatte salve le deroghe approvate nei disciplinari”. A seguire, il nome dell’eventuale sottozona o indicazione geografica più restrittiva può essere fatto seguire, sempre con caratteri tipografici non superiori a quelli precedenti.

I recipienti usati per l’imbottigliamento di vini DOC e DOCG devono essere di foggia tradizionale che rispetti il consolidato uso e sono esclusi recipienti di “spinta fantasia” (art. 22.1). “E' vietato l'uso di materiali diversi da vetro, cristallo, porcellana e legno per
recipienti di capacità fino a cinque litri” (art.22.2). La chiusura deve essere effettuata con tappi di sughero o altro materiale atto ad assicurare la buona conservazione del prodotto ed a salvaguardare l'immagine dello stesso, e le chiusure ad avvitamento debbono essere espressamente consentite da ciascun disciplinare di produzione (art. 22.3 e 22.4). I vini con denominazione di origine "controllata e garantita"devono essere immessi al consumo in bottiglia o in altri recipienti di capacità non superiore a cinque litri, muniti, a cura delle ditte imbottigliatrici, di un contrassegno di Stato (art.22.6).

In conclusione, le direttive nazionali e comunitarie prevedono una “Piramide della Qualità” alla cui base si collocano i Vini da Tavola: Fermo restando che devono essere prodotti esclusivamente tramite la fermentazione di mosti derivati dalla spremitura di frutti della “vitis vinifera” questi vini non sono sottoposti a particolari discipline, le uve o i vini possono essere di qualsiasi origine purchè Comunitaria, non è prevista la menzione del vitigno, ma solo l’indicazione del colore (bianco, rosso o rosato) e eventuali sottoindicazioni.

La piramide della Qualità

Vini da Tavola (VdT). Obbligatorio in etichetta il lotto di produzione, il volume del recipiente, i dati dell'imbottigliatore, il luogo di imbottilgiamento e di vinificazione (se avvengono il luoghi diversi), la gradazione alcolica, la gassificazione (se esistente), la dizione "contiene solfiti" se si supera la soglia di 10mg/l di solforosa. L'indicazione del colore è facoltativa, la menzione del vitigno non è prevista.

Per i vini IGT (IGP) è previsto un disciplinare secondo Regolamento Comunitario Nr.823 del 1987, cui i vini devono conformarsi. L’indicazione del vitigno, l'annata e la menzione della zona ed eventuale sottozona sono facoltativi.

I disciplinari per i vini DOC (DOP) oltre a quanto previsto per gli IGT, devono prevedere delle zone più delimitate, non possono essere prodotti con uve destinate a vini IGT, devono venir sottoposti ad esame chimico-fisico ed organolettico in fase di produzione. Inoltre possono essere caratterizzati dall’indicazione di sottozone o zone più ristrette a seconda del disciplinare. Possono menzionare specificità del prodotto (es. classico, superiore) se previsto dal disciplinare. Obbligo dell'annata di produzione in etichetta.

I vini DOCG (DOP)  hanno dei diciplinari più rigorosi: devono prendere una disciplina viticola ed enologica di norma più restrittiva rispetto a quella della DOC. La denominazione DOCG viene concessa ai vini già riconosciuti DOC da almeno cinque anni e che siano ritenuti di particolare pregio. In fase di imbottigliamento è prevista l’analisi chimico-fisica ed organolettica, partita per partita, e le bottiglie vengono contrassegnate con una fascetta disposta in maniera tale da rompersi in fase di apertura della bottiglia.

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